JUNCKER SI PICCA E BROWN RIPICCA
Mentre il Vecchio continente si arrovella sull’esito del prossimo referendum francese sulla Costituzione, ritenendo ancora possibile un salvataggio del sogno europeista in caso di vittoria dei sì, all’Ecofin è emersa la vera faccia della disunione.
Chiamati a confrontarsi per la stesura e l’approvazione del budget europeo per il periodo che va dal 2007 al 2013, i ministri delle Finanze non hanno trovato di meglio che accapigliarsi sulle vecchie, ritrite dispute di fondo. Messo sotto accusa dal premier lussemburghese e presidente del meeting Jean-Claude Juncker per conto di Francia, Spagna e Germania sulla questione del rebate (il rimborso concesso alla Gran Bretagna come compenso al saldo netto tra il dare e l’avere al bilancio comunitario), il Cancelliere dello Scacchiere britannico, Gordon Brown, ha detto chiaro e tondo che una discussione al riguardo avverrà soltanto «contestualmente a enormi tagli ai sussidi comunitari in fatto di agricoltura e spesa regionale».
Ovvero, le due voci che vedono Parigi e Madrid in cima alla lista dei beneficiari e che dall’avvento dell’Europa a 25 fanno infuriare i nuovi membri, Polonia in testa.
Sardonico Juncker al termine della riunione dell’Ecofin: «Siamo tutti d’accordo sul fatto che non c’è accordo».
E la chiamano Unione.
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