K. F. ALLAM: «PERCHE’ E’ GIUSTO CHIUDERLA

Kaled Fouad Allam, docente di Sociologia del mondo musulmano all’università di Trieste, ha raccontato su Repubblica (‘Perché dico no alla scuola islamica di Milano’, 20 settembre) che sua madre, quando ancora viveva in Algeria «era direttrice di una scuola elementare». In essa come nelgli altri istituti «lo Stato distingueva bene la scuola statale da quella della formazione religiosa». Ritornando sui passi di quelle sue osservazioni Allam dice a Tempi che «la scuola coranica – chiamiamola madrassa solo per comodità – è una cosa, la scuola pubblica un’altra anche all’interno dell’islam. Non vanno confuse». è la sovrapposizione dei due concetti che non convince l’esperto di Repubblica. Sulla vicenda di via Quaranta dice: «I nomi non sono rivelatori di cosa indicano. Prima la chiamavano scuola Fajr Al-Islam (Alba dell’Islam, ndr), poi hanno iniziato a denominarla scuola araba. Ma non è che cambiando gli appellativi si modifichi la realtà. In quelle aule si è provato per anni a stabilire un controllo ideologico sulle famiglie, s’è tentato di impedire che dei genitori e i loro figli avessero contatti col mondo esterno». Allam ha scritto che i ragazzi «rischiano di aumentare le fila dei ragazzi border line, quelli che prima o poi non si riconosceranno né nella cultura dei genitori né in una cultura islamica sostanzialmente inventata». Per Allam il fatto che «da quelle classi uscissero studenti che nemmeno conoscono una parola d’italiano, è follia pura. In Germania e in Olanda hanno già promosso esperimenti simili secondo il luogo comune che accettare l’altro significhi un rispetto totalizzante della sua cultura. L’esito è stato disastroso. Si è promosso un apartheid mentale e culturale». L’unica via percorribile è quella di far rientrare il caso all’interno della legalità «sottraendo quegli studenti e quei genitori a gruppi fondamentalisti che hanno tentato di erigere una scuola islamica senza alcun controllo».
Un noto esponente della sinistra milanese ha scritto al professore per rimproverarlo delle sue dure parole su Repubblica, ma per lui «i politici italiani devono iniziare a capire bene i problemi in cui siamo immersi. è inutile tergiversare, da parte delle istituzioni servono risposte drastiche. La chiusura di via Quaranta è stata doverosa perché i primi a subire le conseguenze nefaste della vicenda sono tutti quei musulmani che lavorano per una integrazione reale e nel rispetto delle regole».
EB

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