Kazakhstan cerniera con l’altro mondo
Per lo sviluppo del Kazakhstan è indispensabile stabilità politica e religiosa; per questo il presidente del Kazakhstan, Nursultan Abiscevic Nazarbaev, in modo diverso rispetto agli altri leader dell’Asia centrale, vede il futuro del Paese in una democrazia sul modello occidentale. In questi anni, Nazarbaev ha offerto delle condizioni di favore alle società straniere che volevano lavorare in Kazakhstan. Il governo kazako vende le risorse agli investitori stranieri perché riconosce di non avere le capacità di poterle sfruttare con i propri mezzi e le proprie tecniche. Negli ultimi tempi si osserva una maggior stabilità della macroeconomia e un aumento della produzione e questo costituisce una buona notizia per le ditte straniere. Adesso il Kazakhstan, tra tutti i Paesi post-sovietici, occupa il primo posto per volume di investimenti attirati (circa 180 dollari pro capite). In questi 11 anni a partire dal momento della sua indipendenza il Kazakhstan ha attirato più di 10 miliardi di dollari ma il ruolo debole del governo e una legislazione non ancora consolidata hanno creato di fatto le condizioni per una crescita della corruzione. È veramente un peccato che tanti crediti e prestiti non vengano usati per lo scopo per cui erano stati erogati. Nell’industria del Kazakhstan lavorano più di 300 società straniere, e l’80 % degli investimenti stranieri va a finire nel settore dell’estrazione in generale, ma la maggior parte di questi investimenti è destinata ad essere usata nel campo del petrolio. Ancora per i prossimi 5 anni saranno assicurate delle condizioni favorevoli per l’esportazione del petrolio, del carbone, del gas e dei metalli. Secondo gli specialisti kazaki risorse come il petrolio, il gas, il carbone, i metalli rari e colorati vengono stimati per un valore di 9 trilioni di dollari. Le riserve di petrolio, secondo la stima di questi specialisti, superano il volume delle riserve petrolifere di Iran e Irak. Tra qualche decennio il Kazakhstan potrà diventare una potenza petrolifera con un’esportazione annuale di circa 100 milioni di tonnellate. In questo momento il Kazakhstan è il terzo Paese nel mondo per il volume di estrazione di carbone nero, di oro, di alluminio, di rame, di stagno, di argento. E il valore potenziale di tutti i giacimenti che saranno sfruttati nei prossimi 15-20 anni viene valutato a 245 milioni di dollari l’anno. All’inizio dello scorso anno il volume degli investimenti stranieri nella economia del Kazakhstan ha superato i 1.192,7 milioni di dollari. Quest’anno la cifra è aumentata. Per esempio, gli Usa nel 2002 hanno già investito 6 miliardi di dollari. Ma soprattutto ci sono stati investimenti per lo sviluppo del commercio, nel settore petrolifero e del gas e ci si aspetta che nel 2003 soltanto l’esportazione del petrolio possa aumentare circa del 21-24%. Adesso il Kazakhstan sta mettendo in gioco tutto: la sua indipendenza, la sua ricchezza di risorse naturali, la sua storia e il futuro del suo popolo, col rischio di perdere tutto perché già è nata una forte dipendenza dal capitale straniero.
Il Caspio è veramente il mare della speranza?
Il Caspio è il mare che fa da frontiera tra Russia, Kazakhstan, Azerbaigian, Turkmenistan e Iran. Ognuno di questi Paesi è pronto a difendere i propri interessi economici e politici e non è un caso che i più famosi epiteti del Caspio siano “mare della speranza” e “mare della discordia”. L’aggressivo Iran ne possiede il 13% e propone di dividerelo in 5 parti uguali. La Russia, a sua volta, vuole dividere la frontiera lungo una linea che lo tagli a metà. Il Turkmenistan propone che ogni Paese abbia 12 miglia di acque territoriali e altre 25 miglia come zona commerciale. Dopo tante discussioni e scontri tra questi 5 “proprietari”, il conflitto di interessi è diventato meno violento. Adesso il Kazakhstan sta realizzando 3 grandi progetti, attraverso i quali il governo kazako vuole trovare delle via di uscita per l’esportazione attraverso il Golfo Persico, la Cina e attraverso il mare Mediterraneo per poter raggiungere l’Europa. Gli interessi degli stranieri sono legato prima di tutto con i territori del Tenghis e del Karaciaganak, che sono tra i 10 più grandi giacimenti petroliferi del mondo. Lo scopo strategico che c’era fino a 6-7 anni fa consisteva nel trovare una via più breve per portare il petrolio di alta qualità della zona del Tenghis sui mercati europei. Il giacimento di Karaciaganak era il più importante progetto dell’Urss e soltanto nel 1995 le famose società straniere come l’Agip, la British gas, la Texaco hanno messo a punto la loro presenza commerciale sul mare Caspio sulla sponda del Kazakhstan. Tre anni fa, è stato scoperto un nuovo giacimento a est di Kashigan, che è il più grande del mondo scoperto negli ultimi 30 anni. Due anni fa la società italiana Agip Kazakhstan North Caspien Operaiting Company ha concluso le perforazioni del secondo pozzo di petrolio a est di Kashigan-2. Specialisti e politici kazaki affermano che per il Kazakhstan è più facile avere rapporti con i Paesi europei, perché questi non hanno una particolare opposizione politica contro l’Iran. Durante la realizzazione della prima parte del progetto fino al 2005, le elaborazioni di Kashigan Agip danno la speranza di un’estrazione giornaliera di circa 100 mila barili di petrolio e 3 miliardi di metri cubi di gas.
Una coesistenza pacifica e la paura della jhad
Il segretario generale dell’Onu Kofi Annan una volta ha detto che il Kazakhstan è un esempio concreto di consenso internazionale. Infatti il paese kazako alla pratica dei fatti mostra che è possibile la coesistenza pacifica tra diverse confessioni religiose. Al centro del continente eurasiatico adesso la situazione è unica: in Kazakhstan ci sono circa 3mila gruppi religiosi che si presentano in 40 confessioni diverse. Negli ultimi 10 anni il numero delle comunità religiose cattoliche e ortodosse è aumentato di 3 volte, il numero delle moschee da 25 a 1500. Ci sono anche circa un migliaio di missioni protestanti e 21 comunità ebraiche. Secondo la politica ufficiale il Kazakhstan può diventare un luogo di incontro per tutte le religioni. Ma adesso l’autorità kazaka osserva con grande attenzione la situazione in Irak, Afganistan, India e Pakistan, perché il Kazakhstan realmente non ha sicure difese contro l’estremismo religioso e la jihad. Un grosso problema per il Paese è la delinquenza internazionale, il narcotraffico e l’immigrazione. Una particolare ansia suscita l’enorme raccolto di oppio che viene fatto in Afganistan. Il Sud del Kazakhstan purtroppo costituisce la porta principale attraverso cui le droghe vengono portate nei Paesi nati dalla dissoluzione dell’Urss e in Europa. Abitualmente grandi partite di eroina e di oppio entrano dall’Uzbekistan e dal Tagikistan. Narcotrafficanti senza scrupoli attraversano le frontiere perché è praticamente impossibile controllare i 715 chilometri della frontiera con l’Uzbekistan. È evidente che Kazakhstan non è un paradiso, ma un paese che sta crescendo. Che si sta liberando da un’ideologia ma che rischia di ricaderne in un’altra.
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