Kazaki per una globalizzazione cristiana
La settimana scorsa, qui, ad Alma Ata, Kazakistan, ho partecipato all’inaugurazione del Centro Giovanile, che hanno costruito gli amici di Cl. Nel nostro Paese adesso ci sono tanti stranieri che fanno le cose soltanto per sé. E invece la nascita del centro giovanile è veramente un segno della amicizia tra i nostri popoli. Un bel frutto della presenza della compania di don Giussani in Kazakistan, dove non lontano dall’ Afghanistan vivono in pace persone di 120 diverse nazionalità.
Questa idea è nata due anni fa, quando abbiamo capito che nel nostro Paese (grande cinque volte la Francia) non c’era posto per i giovani che vogliono incontrarsi. L’idea è diventata operativa grazie a un prete cattolico bergamasco, Eugenio Nembrini, che abita in Kazakistan già da sette anni ed insegna italiano all’università. Quando lui ha incontrato tanti studenti che volevano approfondire i rapporti (giocando, mangiando, studiando insieme) è stato evidente che la sua casa era diventata piccola per noi. Eugenio ha raccontato di noi a tutti i suoi amici in Italia, e così ha trovato i primi soldi per comprare la terra e una struttura vecchia e abbandonata. Voglio tradurvi una lettera che mi ha mostrato Eugenio. Scrive un piccolo ragazzo italiano: «Carissimo don Eugenio, quest’anno io e miei genitori abbiamo deciso di non andare al mare, e facendo questo sacrificio, di mandare i soldi per te, per aiutarti a costruire il centro per i tuoi giovani. Quando era il mio compleanno ho chiesto di non regalarmi niente, allora gli amici mi hanno dato i soldi che ti ho mandato. Capisco che è pochissimo e ci vuole ancora tanto per finire il lavoro…». Questo è solo un esempio di come è nato il Centro giovanile. Tanti italiani hanno dato una mano. Il giorno dell’inaugurazione i responsabili del centro hanno presentato ai giornalisti i progetti di cooperazione italiana per il Kazakistan. E Silvia Galbiati, direttore di un’organizzazione non profit italo-kazaka, ha presentato i progetti per dare lavoro ai nostri giovani, in particolare per coloro che non sono in possesso di titoli di studio di carattere universitario. Cioè quelli che, secondo le statistiche più aggiornate, hanno più difficoltà ad entrare nel mondo del lavoro. I dati in possesso dell’agenzia per la statistica della repubblica del Kazakistan dicono infatti che sono numerosi i giovani compresi tra i 16 e i 29 anni attualmente senza lavoro. L’anno scorso su una popolazione attiva nel paese di 7.479.100 unità, il totale dei disoccupati era 780.300. Il Kazakistan si è comunque avviato verso un concreto miglioramento economico ed una decisa ripresa della produzione industriale. Ciò è avvenuto soprattutto grazie alla cosiddetta “globalizzazione”, ai numerosi investimenti stranieri realizzati negli ultimi anni nel settore dello sfruttamento delle enormi risorse del sottosuolo del paese. Ma le aziende straniere (ad esempio le italiane Agip, Toddini, Renco ecc.) hanno il problema del reclutamento di personale qualificato. Inoltre, le società estere sono state invitate dalle autorità kazake ad assumere un maggior numero di locali e a diminuire la percentuale di stranieri in servizio. Il grande problema è che nella maggior parte dei casi, però il personale locale non è specializzato, mentre è notevole la richiesta di personale con profilo medio-basso, ma strategico per la aziende che hanno la necessità di personale operativo: idraulici, muratori, elettricisti, meccanici ecc. Proprio alla formazione di questi profili gli italiani si vogliono dedicare. I primi corsi saranno aperti per tutti anche in diverse città del Kazakistan e saranno tenuti da specialisti italiani e locali. Naturalmente non sarà trascurato l’insegnamento della cucina italiana, ben conosciuta in tutto il mondo, Kazakistan compreso. Sono previsti inoltre corsi di lingua italiana e cicli di serate culturali finalizzati ad un approfondimento della cultura kazaka e della cultura italiana. Primo appuntamento? Un meeting sugli affreschi della Cappella degli Scrovegni di Giotto.
Giumanova Botagoz
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