Kyoto o non Kyoto, questo è il dilemma?
Caro Direttore, nei numeri 27 e 28 di Tempi ho trovato due notizie contraddittorie sul libro di Lomborg The Skeptical Environmentalist. Nel numero 27 leggo: «attuare i Protocolli di Kyoto… è uno spreco colossale di risorse, perché servirebbe solo a dilazionare di 6 anni, dal 2094 al 2100, l’aumento di temperatura del pianeta di 2,1 gradi centigradi, allo spropositato costo di 150 miliardi di dollari all’anno…». Solo un pazzo potrebbe attuare i Protocolli di Kyoto a queste condizioni: buttare via 150 miliardi di dollari all’anno per non ottenere nulla… Diversa è la situazione che si evince leggendo l’articolo sul numero 28: «… è più verosimile che nei prossimi cento anni la Terra si riscaldi mediamente di solo 1,4 gradi centigradi, contro i 5,8 buttati lì dagli psicoterroristi… il Protocollo di Kyoto ridurrebbe di 0,15 gradi l’attuale temperatura media del globo. Però nel 2100». Dal che si dedurrebbe che a qualcosa Kyoto serve. Premesso che non sono ecologista, ma cristiano, vorrei capire se questi benedetti Protocolli di Kyoto servono a qualcosa oppure no.
Luigi Pellegrini, giunta via Internet
I Protocolli di Kyoto, se applicati alla lettera, serviranno soltanto a spostare in avanti di sei anni il riscaldamento del pianeta. Il quale riscaldamento, 6 anni prima o 6 anni dopo, sarà di 1,4 gradi (ipotesi ottimistica), oppure di 2,1 (ipotesi mediana), oppure di 5,8 (ipotesi pessimistica). In effetti nell’articolo del numero 28 c’è un errore: gli 0,15 gradi di cui si parla non riguardano l’attuale temperatura del pianeta, ma il riscaldamento in meno che in 100 anni si otterrebbe applicando Kyoto anziché non applicandolo. Tanto casino e tanti soldi sprecati per niente, come può ben vedere.
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