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L’odissea di Oleh, sopravvissuto alla disastrosa ritirata di Avdiivka

Di Leone Grotti
23 Febbraio 2024
Il soldato ucraino ha ricevuto l'ordine di ripiegare e di «abbandonare i feriti» quando le vie di fuga erano ormai sbarrate. La rotta caotica è costata un migliaio di uomini. L'accusa ai vertici militari: «Ci hanno abbandonato». L'Occidente critica: «Non si combatte così»
Un soldato fuma dopo essere riuscito a ritirarsi da Avdiivka, conquistata il 17 febbraio dai russi
Un soldato ucraino fuma dopo essere riuscito a ritirarsi da Avdiivka, conquistata il 17 febbraio dai russi (Ansa)

Per dieci lunghi anni la città di Avdiivka ha retto alle offensive dei separatisti filorussi prima e dei russi poi. Gli ucraini sono sempre riusciti a difendere questo centro strategico nell'oblast di Donetsk grazie a fortificazioni, trincee e bunker di cemento armato costruiti a partire dal 2014. Almeno fino al 13 febbraio. Quel giorno, verso le nove di sera, è arrivato l'ordine di battere in ritirata. Oleh, soldato assegnato alla più importante roccaforte difensiva alle porte della città, chiamata Zenit, ha aspettato fino all'ultimo per tenere occupati i russi mentre i compagni scappavano. Sperava anche che qualcuno sarebbe arrivato a recuperare i feriti. Il 15 febbraio, poco prima dell'alba, ha ricevuto l'ordine definitivo: «Non verrà organizzata alcuna evacuazione. Andatevene». «Che cosa facciamo con i feriti?», ha chiesto Oleh. «Lasciateli lì». È seguita una rotta caotica, confusa, costata un migliaio di uomini all'esercito ucraino e fortemente criticata dagli analisti militari oc...

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