La 25a ora

Di Simone Fortunato
01 Maggio 2003
Il sapore dell’epos antico misto a una punta di rock

Cronaca delle ultime 24 ore di libertà di uno spacciatore “pizzicato” dalla polizia.

C’è tanto dolore e rabbia nell’ultimo, grande film di Spike Lee. La vita di Monty Brogan, un giovane spacciatore, è stata spezzata: tradito da qualcuno di cui non conosce l’identità, ha un ultimo giorno per salutare il mondo degli uomini liberi prima di sprofondare per anni nell’inferno del carcere. Ventiquattro ore per rivedere i vecchi amici, abbracciare la propria donna, scoprire il traditore. Ventiquattro ore macerate dai sensi di colpa e sepolte dal rancore. è la cronaca di una promessa spezzata, La 25a ora: i sogni di speranza e di compimento del protagonista sono schiacciati dalla colpa fatale, che condanna per sempre. Non c’è più spazio né per l’amore fedele di una donna, né per l’amicizia solerte dei compagni di gioventù. Tutto crolla sotto il peso di una realtà matrigna che promette e non mantiene, e che condanna al primo errore. C’è solo tempo per un ultimo, struggente saluto: alla donna, agli amici ed a un padre che non sembra farsene una ragione. Un saluto rabbioso ad una città ambigua e velenosa, ormai estranea. Dopo l’11 settembre il discontinuo Spike Lee (Malcom X, He Got Game), non abbandona la rabbia che ha sempre contraddistinto il suo cinema, ma sposta l’obiettivo in maniera verticale: non più l’America bianca avida ed oppressiva, ma la ferita viva di un popolo, vittima di un tradimento senza precedenti e sull’orlo di un baratro senza una fine e da cui risuonano solo gli echi dei morti.
Sangue sulle strade, esplosioni di violenza, il sospetto subdolo che coinvolge tutto e tutti, ma anche la dignità di chi sa accettare con fermezza un destino inevitabile e crudele. Montato straordinariamente, interpretato meglio, La 25a ora ha tempi, modi e temi dell’epos antico (il sacrificio, l’amicizia, l’addio) e le parole della migliore tradizione rock americana (promesse infrante e sogni fragili viaggiano da anni sulle note di Springsteen).
di S. Lee con E. Norton, R. Dawson

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