La battaglia sul feto in Francia
Parigi. Lo scorso mese di agosto il ministro della Sanità, Xavier Bertrand, rivela che nella camera mortuaria dell’ospedale Saint-Vincent-de-Paul, a Parigi, sono stati scoperti ben 351 corpicini di neonati e feti conservati in sacchetti di plastica pieni di formaldeide, e questo mentre i genitori erano convinti che i corpi dei loro piccini fossero stati cremati o sepolti (cfr Tempi, 37). Il ministro aveva chiesto all’Inspection générale des affaires sociales (Igas) di verificare le cause di quell’orrore. Il rapporto dell’Igas è stato consegnato lunedì 25 ottobre e, secondo quanto sostiene Xavier Bertrand, i responsabili, i cui nomi non sono stati resi pubblici, subiranno delle sanzioni amministrative. Nel rapporto si può leggere che «l’opposizione delle famiglie alla realizzazione delle autopsie in alcuni casi non è stata presa in considerazione», e che sono stati violati alcuni princìpi del diritto, come l’obbligo di sepoltura e il rispetto della persona umana. I responsabili hanno anche violato il codice di deontologia, che «impone ai medici di prendere in conto il fatto che “il rispetto dovuto alla persona non finisce d’imporsi dopo la morte”».
Sempre il 25 ottobre, insieme al rapporto dell’Igas, è stato reso pubblico un documento del Comité consultatif national d’ethique (Ccne) che ha scritto che «il feto, nel quale si riconosce un’origine umana, impone il rispetto. Questo implica per chi opera negli ospedali di prendere in conto il suo corpo, come quello dei bambini nati morti». Per il Ccne il feto, oggi, diversamente da quanto accadeva negli anni 70, è «un essere riconosciuto prima della sua nascita», intesa oramai generalmente come «un compimento, più che l’inizio di un’esistenza».
Gianluca Arrigoni
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