LA BCE BATTA UN COLPO

Di Bottarelli Mauro
30 Giugno 2005
LA BANCA CENTRALE EUROPEA DA DUE ANNI NON TOCCA IL RAPPORTO DI CAMBIO E NON ABBASSA I TASSI. PERCHE'? VAI A SAPERLO, PERCHé COSì FACENDO ANCHE LA CINA...

Et voilà, anche la Svezia – colpita da un report governativo che metteva pesantemente sotto accusa il suo stato sociale womb-to-tomb e che avvertiva della sua imminente insostenibilità – ha deciso di abbassare i tassi di interesse dal 2 all’1,5 per cento. Una decisione, quella della Riskbank, operata a chiaro sostegno della politica economica generale senza per questo violare i suoi obiettivi di stabilità dei prezzi. Perché, in un momento di pressoché montante deflazione (l’inflazione non è più il nemico, sostituito da due anni a questa parte dal declino), la Banca Centrale Europea non decide di fare altrettanto, dando un po’ di respiro all’economia dell’eurozona, i cui tassi sono al 2 per cento esattamente come in Svezia? La prima obiezione è quella che vede l’inflazione svedese allo 0,5 per cento, mentre quella dell’eurozona è all’1,9. La seconda, monetaristica, è quella che vede sempre e indissolubilmente legati maggiore crescita e maggiore pressione inflazionistica. Detto questo, bisogna però ricordare che l’obiettivo di stabilità monetaria della Bce, attualmente, è tra il 2 e il 2,5 per cento. Perché quindi non osare, cercando di seguire la ricetta di Alan Greenspan e dell’amministrazione di George W. Bush, che attraverso la crescita ha abbattuto i protezionismi corporativi e generato una flessibilità in grado di ridurre le spinte inflazionistiche?
Vai a saperlo. Anzi, vai a chiederlo a quel mago della finanza di Jean-Claude Trichet, presidente della Bce e deus ex machina delle politiche monetarie del vecchio continente. Grazie alle sue scelte da due anni la moneta unica europea continua a mantenere un rapporto di cambio con le altre monete internazionali, dollaro e yuan su tutte, molto elevato: in questo modo paghiamo meno la bolletta petrolifera, ma la nostra potenzialità di esportazione di merci prodotte nell’ambito dell’area euro viene tarpata.

STESSO CENTRO, DIVERSA PERIFERIA
Ok, facciamo finta che abbassare i tassi non si possa o non convenga e intervenire su Maastricht in maniera ancor più drastica non basti. Cosa potrebbe fare la Bce? Potrebbe, affiancata dall’Ue come soggetto politico, esercitare una forte pressione internazionale per far oscillare lo yuan e svincolarlo dal rapporto di cambio fisso che lega questa moneta al dollaro. L’oscillazione dello yuan porterebbe immediatamente a un notevole apprezzamento del valore della moneta cinese, con una perdita di competitività non trascurabile e un ridimensionamento della crescita di questo paese che invece, negli ultimi anni, ha sfruttato il deprezzamento del biglietto verde cui era legato per rendere ancora più competitivi i suoi prodotti in ambito internazionale.
Perché non si fa? Forse perché né Washington né Pechino ne hanno voglia e nessuno sembra volerli stimolare al riguardo. Perché il dollaro non si deprezza sullo yuan? Lo scambio politico è chiaro anche se non alla luce del sole: la valuta americana non si deprezza su quella cinese solo perché le autorità di Pechino continuano, vendendo yuan, ad acquistare dollari che poi investono in titoli di Stato americani, finanziando così di fatto la spesa pubblica americana. Si noti che tale finanziamento è stabilito non tanto dai mercati, quanto dalle autorità cinesi: è una scelta anche strategia. Allo stesso tempo lo yuan sottovalutato permette ai prodotti cinesi l’accesso in maniera massiccia al mercato economicamente più grande nel mondo, ivi compreso il nostro con il suo 700 per cento in più di import calzaturiero.
In realtà non esiste per gli americani un problema “dollaro” o un problema “debito” ma semmai un irrilevante questione “euro”: il deprezzamento del dollaro si scarica tutto sull’euro, molto più di quanto non farebbe in presenza di cambi liberi tra Cina e Usa. L’economia mondiale – come prima del crollo del sistema dei cambi fissi stabilito a Bretton Woods – è costituita da un centro e da una periferia. Il centro è lo stesso (gli Usa) ma la periferia, che gode della protezione del centro, è cambiata: ieri era l’Europa, oggi l’Asia. Ma di questo il buon Trichet non deve essersi accorto.

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