La bell’époque

Di Tempi
14 Febbraio 2002
O del terrore dei perditempo di rimanere senza le pagnotte dello statalismo.

O del terrore dei perditempo di rimanere senza le pagnotte dello statalismo. O do nascimento di una nuova opposizione sotto la regia di mago E.B. Ovvero: dall’antifascismo militante, al PFI, il Partito del Flaneur Italiano. Ci piaceva un titolo proprio così, roboante, ma era troppo lungo. Epperò titolo breve o lungo la ciccia è la seguente: avete sentito come sta cambiando l’aria in giro? In dieci anni di cinema morettiano, mozzarelle prodiane e mozzaorecchi borrelliani, l’Europa era l’America, l’Italia solo una cantinaccia fetida da ripulire. Nel più bel reame dell’Ulivo mondiale sembrava che non ci fosse altro che mafia, corruzione, razzismo, pedofilia. E naturalmente solamente loro erano buoni, puri, liberatori – intellettuali, giudici, giornalisti – quelli che adesso vanno a scrivere su Le Monde che in Italia circolano squadre fasciste e l’opposizione non c’è a causa delle epurazioni, del sangue e olio di ricino che scorrono nelle tv berlusconiane (che difatti, come in Rai, brillano per la presenza di personalità, come Biagi, Costanzo, Ricci, Santoro ecc… con in tasca le tessere di An, Forza Italia e Lega). Nell’epoca precedente l’aurora di un governo decisionista e liberale, non esisteva niente che si potesse sottrarre alle indagini e i tribunali lavoravano a tutta manetta, non proprio in ogni direzione, ma sicuramente in ogni settore, dal football al vicino della porta accanto, dall’aula scolastica allo scantinato in fabbrica. Vero è che i magistrati con l’elmetto non cavavano quasi mai un ragno dal buco. Però in compenso contribuivano a mettere il coperchio su ogni riforma e a mantenere il Paese dentro un bel pentolone. A pressione. Epoca felice per i manovratori travestiti da buoni samaritani: la Cgil stava zitta, i lavoratori godevano, gli amici di D’Alema, Prodi, De Benedetti&C. infilavano le dita in tutte le marmellate di Stato possibili e, naturalmente, da tutti immaginabili (do you rimember gli affari delle privatizzazioni, dalle concessioni governative a Omnitel, alla Telecom di Colaninno?). Dopo che gli elettori hanno fatto saltare il patto di potere che cementava i volenterosi costruttori di coperchi, una sinistra senz’anima e senza fede si ritrova lei – proprio lei che credeva di riuscire a cucinare il popolo come un cotechino idiota – alla stregua di un bollito pronto e cucinato, in balia dei propri fantasmi e di quel tot di massimalisti che, come diceva il compianto J.F.Kennedy (mito veltroniano per eccellenza), saranno sempre contro tutto. Colpa della politica del Cdl o di quella che ha fatto l’Italia nel decennio ’91-2001, l’Italia dei Santi Inquisitori e dei Santi Benefattori di multiculturalismi e preservativi con cui Veltroni l’Africano pensava di bombardare il continente nero (parapunzipunzibù) e di salvare così i popoli che vivono alle falde del Kilimangiaro (parapunzipunzibù), l’Italia dove «non ci sono innocenti, ma solo colpevoli da scoprire», l’Italia dove il ceto medio era considerato criminale, le famiglie devianti e le coppie di fatto e gay il futuro demografico, radioso e progressivo dei popoli? Ora che anche i detrattori di Berlusconi capiscono che questi non è il pagliaccio che essi rappresentavano sulle loro patinate copertine e che, giustamente, ora scrivono che “a sua Maestà Silvio I” la sinistra dovrebbe rispondere non con le tammurriate tetre dei Moretti-Tabucchi, ma con un leader di analogo carisma politico, la vita dell’opposizione è enormemente complicata non dalla mancanza di idee (sarebbe bastato che D’Alema avesse fatto quello che Bertinotti fa da sempre, ad esempio prendere sul serio qualche consiglio del Foglio) ma dal puro e semplice terrore di perdere la pagnotta. Quale? Ma quella dello statalismo, of course. O pensate che l’antifascismo dei professori e cinematografari Cgil, le crociate di assistenti sociali e associazioni che da tanti anni si prodigano nel massacro della famiglia, non siano sul libro paga dello Stato? Vedete, non è solo il povero miliardario Enzo Biagi, un monumento da 9 milioni di spettatori a sera, giunto ormai alla 250°puntata della sua snervante trattativa di lavoro con Berlusconi (e poi Mannheimer dice che il fascino del posto fisso non conquista più) ad avere un problema “strettamente personale” con il nuovo governo.

TEMPI

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.