La bella vita di Baggio, la brutta rogna del Tfr
In questi giorni sono alle prese con la faccenda del Tfr. Non ho capito bene di cosa si tratti, mi pare che dietro ci sia l’ennesima fregatura. L’argomento mi ha introdotto a cupe riflessioni sulla vecchiaia che, purtroppo, è già qui.
E mentre riflettevo su questo e sul fatto che per scrivere queste poche righe sono costretto a usare, ahimé, gli occhiali, mi è capitato di leggere le celebrazioni per i quarant’anni di Roberto Baggio. Ovviamente tutte nostalgiche per la leggendaria (e inesistente) età della fantasia al potere, per i giocatori senza ruolo, per gli atipici, per tutti quelli senza cittadinanza nel calcio moderno, tutto muscoli e danaro. Mah. Mi pare l’ennesimo luogo comune. Comunque di Baggio apprezzo una dote: la sparizione. Si è eclissato, rifiutandosi di finire in video a dire banalità, non si è infilato nel turbinio di ex calciatori bisognosi di attenzione, tra opinionisti avventizi. Si è dato alla macchia, dove si trova benissimo essendo un cacciatore.
Lo invidio. Ma non perché è un ricco pensionato di quarant’anni e non si deve cimentare col Tfr prodiano. No, lo invidio perché so già che non farò come lui. Finirò, vecchio e rincoglionito, a dire stupidaggini in tv o a bussare alla porta di Tempi perché mi facciano ancora scrivere. Vi ringrazio fin d’ora se farete finta di non conoscermi.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!