La Bresso cerca una tav che la porti a Strasburgo
Torino. Mentre il mondo della sinistra sabauda è alle prese con la santificazione dell’«icona-pop» Sergio Chiamparino, un gelo velenoso sembra assediare l’altra diessina sulla tolda del potere in Piemonte, la presidente regionale Mercedes Bresso. E così se ‘super-Chiampa bis’ veleggia verso un ruolo di peso nazionale nel futuro partito democratico, lei, la ‘zarina’ amica e rivale del sindaco dei record, confida ai suoi più stretti collaboratori una certa stanchezza. ‘Merci’, come la chiamano nel suo entourage, sarebbe piuttosto delusa dall’esperienza di Governatore al punto da fare più che un pensierino sulla poltrona da commissario europeo. Una poltrona occupata oggi da Franco Frattini la cui conferma, però, da parte del governo Prodi è poco probabile (la commissione Barroso scade nel novembre ’09). Nel 2009 Mercedes potrebbe lasciare la guida del Piemonte per tornare in Europa, dove nel 2004 era stata eletta parlamentare e da dove era partita l’anno scorso per la battaglia vittoriosa contro Enzo Ghigo. Fantapolitica? Intanto, in un intervista, fa sapere che «tra le scrivanie alle quali vorrebbe sedersi se non fosse presidente» ci sarebbe «quella da commissario europeo».
Da un po’ di tempo la Bresso è sotto il tiro incrociato dell’opposizione e di settori della sua stessa maggioranza. Mentre Sergio, «cinico e capace» come sentenzia il Manifesto, furoreggia sotto la Mole rubandole la ribalta, lei deve fare i conti con dei problemi niente male. L’ultima tegola? Rifondazione Comunista minaccia un esposto nei confronti dell’Agenzia regionale protezione ambientale «colpevole» di «procedure poco trasparenti» nell’esecuzione dei recenti sondaggi che hanno scongiurato la presenza di amianto nei tratti della Valsusa interessata dal passaggio della Tav.
ISOLAMENTO E PAGELLE
Altra grana: l’hanno vista piangere dopo l’ennesimo scontro con i Comunisti italiani sulla questione dei buoni scuola che la sinistra radicale vuole cancellare del tutto e che lei vorrebbe eliminare sì, ma con soluzioni più soft. Una vicenda sulla quale viene attaccata dai cattolici della Margherita e da quelli del centrodestra oltre che dal giornale diocesano, puntuale nel rimproverarle posizioni pannelliane e «più a sinistra di Prodi» su aborto, pillola Ru486 e pacs. Senza contare che la riconquista del Piemonte da parte della Cdl nelle recenti elezioni di aprile (con l’eccezione di Torino) è stata letta da molti, compresa Livia Turco, come una sconfitta imputabile alla sua persona.
In molti, poi, hanno notato i contrasti a mezza voce con Chiamparino: gli incarichi per la guida della fondazione post-olimpica che gestirà il patrimonio di impianti dei Giochi, la paternità dell’operazione sull’accordo per la cessione di aree Fiat agli enti locali, la sede della nuova Città della Salute o del grattacielo della Regione. Scaramucce? Certo è che il sindaco appare più abile nel gestire alcune partite. Se ‘Sergio-dei-miracoli’ deve piazzare o ‘punire’ i suoi nell’amministrazione non lo fa nel modo scomposto con cui si è mossa la presidente. «Nel mirino della zarina – ricorda a Tempi Enzo Ghigo – ci sono ancora alcuni dirigenti regionali che, pur con la tessera di Ds in tasca, andrebbero rimossi perché durante le ultime regionali non avevano tifato pubblicamente per lei e lavorando bene nei dieci anni del mio governo avrebbero fatto fare bella figura al centrodestra.». Perfino un uomo come Enrico Salza, presidente del Sanpaolo Imi, figura che rappresenta in città i celebri ‘poteri forti’, si è mostrato (in privato) freddo con l’esperienza dell’attuale giunta regionale.
Lei, dal canto suo, compila sui giornali le pagelle dei suoi assessori, dice che «pur essendo nei Ds si sente ‘un’indipendente iscritta’» e va in Cile a guidare una delegazione piemontese. E proprio uno degli assessori ‘rimandati’ dalla professoressa Bresso, Giuliana Manica (Ds), forse per recuperare, ha appena presentato un progetto di legge «contro ogni forma di discriminazione» che garantisce alle unioni di fatto, comprese le coppie omosessuali, il diritto alle case popolari.
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