La burocrazia inquina
L’esigenza di proteggere l’ambiente si è fatta sempre più forte a partire dalla metà del secolo scorso: fino a quel momento le normative vigenti si limitavano a regolare alcune situazioni nelle quali era più evidente il rischio che poteva derivare alla salute da comportamenti ambientalmente scorretti. Esistevano norme dirette a tutelare la qualità delle acque, la raccolta dei rifiuti urbani e poco più. Con l’avvio dell’industrializzazione del paese si è passati a regolare la problematica connessa con le emissioni in atmosfera, il trattamento dei rifiuti, anche sotto la spinta della vincolante normativa europea, ecc., tutti gli argomenti che oggi fanno parte del diritto dell’ambiente. Non molto condivisibile è stato però il metodo attraverso il quale questa attività venne attuata: norme prodotte in maniera disorganica, secondo le esigenze più pressanti del momento, prescindendo da qualunque forma di programmazione, di organizzazione e di coordinamento.
Fu perciò generata una congerie di prescrizioni stratificate, contraddittorie, incoerenti. È chiaro infatti che i cittadini possono applicare la norma solo se è chiara e comprensibile, e che norme contraddittorie sullo stesso argomento determinano incertezza sul comportamento da tenere e una grande probabilità di violazioni. A questa confusione, peraltro, contribuirono in maniera sostanziale altre influenze scorrette: quella degli alti burocrati, che volevano conservarsi un margine consistente di discrezionalità a fini poco chiari; e quella della parte peggiore della magistratura, animata da quel giustizialismo che è stato ed è tuttora la parte inquietante del nostro sistema istituzionale. All’inizio del secolo il sistema era insostenibile, specialmente per le aziende. L’incertezza sugli obblighi ai quali gli imprenditori erano tenuti determinava problemi gravi in relazione alle scelte operative da fare, con i conseguenti spazi aperti ai comportamenti illeciti dei furbi. Nella legislatura appena finita il governo decise di risolvere il problema, ed elaborò un testo chiaro, non contraddittorio, contenente quasi tutta la normativa sull’ambiente. Tutto ciò tra gli schiamazzi dell’opposizione e col conforto del consenso della parte sana del paese. Ora il ministro Pecoraro Scanio vuole cambiare tutto: sostenuto da alcuni direttori incartapecoriti del ministero, vuole azzerare quella riforma buona e giusta. Le persone serie e di buon senso cercano di impedirlo. Come finirà? Ai posteri l’ardua sentenza.
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