La carica dei 280
Quando nella scuola italiana si devono prendere decisioni importanti, in genere lo si fa a riflettori spenti. Lo fece Sullo nel 1969, quando tra Natale e Capodanno introdusse l’esame di maturità con solo due scritti e allargò l’accesso all’università a tutte le scuole superiori. Più recentemente, ministro Rosa Russo Jervolino, in pieno agosto venne varato il decreto cosiddetto “tagliaclassi”, che portò alla riduzione delle classi e quindi del personale insegnante di circa il dieci per cento. L’ultimo contratto nazionale di lavoro per il personale della scuola, firmato un anno fa dai principali sindacati, porta una data significativa: 31 agosto.
Al lavoro anche senza l’ok della Cotre dei Conti.
Anche quest’anno la tradizione viene rispettata. A scuole chiuse, con studenti e insegnanti in vacanza, la commissione ministeriale che ha il compito di definire il programma di attuazione della riforma dei cicli scolastici lavora a pieno regime. Insediata a fine giugno, è composta da 280 super esperti e, secondo le intenzioni del ministro della Pubblica istruzione Tullio De Mauro, entro la metà del prossimo settembre dovrà elaborare un piano quinquennale per la realizzazione della riforma. Tanta fretta e molta riservatezza circondano le attività di questo gruppo di lavoro allargato, anche se il decreto ministeriale istitutivo non ha ancora ottenuto l’approvazione della Corte dei conti. Sono molti e determinanti gli obbiettivi affidati ai saggi. Dovranno infatti decidere le direttive su cui basare i programmi (oggi si chiamano curricoli) del nuovo ciclo di base e della secondaria. In pratica i saggi dovranno decidere se e come studiare la storia, se è importante il teorema di Pitagora oppure se la storia del cinema dovrà essere una disciplina da studiare a scuola. Ma anche le metodologie didattiche verranno indicate, per cui diventerà vincolante per i sempre meno liberi docenti italiani, che opereranno nella “scuola dell’autonomia”, essere liberi nelle scelte didattiche. L’operazione che si sta portando a termine tra le “segrete stanze” del ministero della Pubblica istruzione è forse più importante della stessa riforma dei cicli, perché riempie di contenuti e discipline la vuota scatola dei nuovi ordinamenti scolastici. Una commissione di questi esperti si occuperà anche di preparare un piano che porti alla riqualificazione del personale docente. E così non più di una cinquantina di persone sta decidendo il destino lavorativo di gli oltre 750mila docenti. Opera grandiosa di riqualificazione che, almeno sulla carta, dovrebbe stravolgere il modo di fare scuola in auge nella penisola da almeno un secolo. Tutto questo mentre gli insegnanti italiani si stanno godendo il sole a Fregene, la limpida acqua di Liguria o le Tre Cime di Lavaredo.
Cooptazione e soliti compagni di merende.
Molte le componenti che fanno parte di questo parlamentino: si va dagli esperti di livello universitario delle varie discipline, a un folto numero di ispettori ministeriali, ma sono stati inseriti anche i rappresentanti delle associazioni delle famiglie e degli studenti. Ben rappresentato il mondo sindacale e quello docente e molti anche i rappresentanti delle istituzioni culturali. Quello che colpisce è il metodo di nomina. Ad esempio le associazioni invitate a partecipare sono 46, ma non si sa perché alcune siano entrate e altre no. Tutti i componenti sono stati scelti per cooptazione, per cui se apparentemente il pluralismo è garantito, nella sostanza ha prevalso il criterio della scelta dei “compagni di merenda”. “Compagni” di nome e di fatto, dato che dai pochi dati che sono trapelati dalla fitta cortina di silenzio alzata dal ministero di viale Trastevere la componente filo governativa e di sinistra dovrebbe prevalere tra i 280 saggi. Guarda caso a guidare questo estivo pic-nic ministeriale ci sono i soliti noti. Le sottocommissioni sono dirette da personaggi legati direttamente a Tullio De Mauro o all’ex ministro Luigi Berlinguer. Vittorio Campione, già a capo della segreteria di Berlinguer e “deus ex machina” delle riforme approvate in questi anni, è il vice presidente e in pratica, facendo le veci del ministro, ne ha assunto la direzione operativa. Emanuele Barbieri, vice presidente del consiglio nazionale della Pubblica istruzione ed ex segretario della Cgil scuola, dirige una delle sottocommissioni, mentre Alba Sasso, presidente del Cidi (Centro insegnanti democratici italiani), l’organizzazione dei docenti legata storicamente al Pci e ora ai Ds, è a capo di un’altra. A guidare le altre sono stati nominati Cesarina Checcacci, già consigliere di Berlinguer per l’autonomia scolastica, di area Cisl, e Bruno Forte, senza incarichi ministeriali, membro del direttivo dell’Uciim (Unione cattolica insegnanti medi). Ad eccezione di quest’ultimo i presidenti di commissione ricoprono tutti la carica di vice presidente del Consiglio nazionale della Pubblica istruzione e quindi in qualche modo sono elementi di trasmissione del centralismo ministeriale.
Riflettori sul 14 settembre.
Secondo alcuni esperti, una commissione così numerosa difficilmente è in grado di elaborare in un tempo così limitato un piano complesso che coinvolge tutto il percorso scolastico dei futuri studenti italiani. Dopo la riunione plenaria del 27 giugno, le sottocommissioni si sono riunite l’11 e il 25 luglio. Altre due riunioni sono previste per il 2 e il 9 settembre. Un’ultima seduta plenaria è convocata per il 14 settembre quando, e questa volta a riflettori accesi, con gran clamore, il ministro professore potrà annunciare di aver completato la riforma dei cicli. Il poco tempo per impostare un lavoro così gravoso non affanna più di tanto i grandi architetti del riformismo scolastico. I risultati in qualche modo ci saranno. Un documento ministeriale frutto del lavoro delle precedenti commissioni nominate da Berlinguer e dai suoi ispettori già circola tra i saggi. Una traccia al lavoro oppure un documento che aspetta, a parte qualche ritocco, l’approvazione definitiva. Insomma, tutto sembra già pronto. Ai super esperti resterebbe il compito di rielaborare materiali già scritti da altri. All’altezza dei tempi poi il modo con cui si lavorerà nel mese d’agosto. Un sito internet con accesso riservato metterà in grado i commissari di reperire i documenti, proporre modifiche e addirittura “chattare” con i colleghi sparsi in tutte le parti d’Italia. Sistema agile, ma del tutto inadeguato per elaborare un piano su cui tutti i giovani italiani delle prossime generazioni si formeranno percorrendo il difficile percorso della propria crescita e maturazione. Quali appassionate discussioni, quale confronto tra posizioni pedagogiche differenti e quale passione umana per il futuro del nostro paese potrà esprimersi attraverso il computer? Nessuna, ovviamente. Il metodo elettronico rispetta una sola condizione: l’economicità. Meglio così che riunirsi per un mese intero. Ogni seduta infatti costa circa 200 milioni tra gettoni di presenza, spese in hotel a 4 stelle e rimborsi viaggio in Eurostar o in aereo.
Quali sono le intenzioni del governo? Probabilmente, dopo gli squilli di trombe con cui si annuncerà di aver riformato la scuola italiana, il testo sarà messo da parte. Tanto rumore per nulla? No, certamente. Il governo Amato, che alle Camere va in minoranza per un nonnulla, non ha certamente la forza parlamentare di approvare la riforma dei programmi. E allora? Lo scopo è quello di mettere le mani avanti, di vincolare con lacci e lacciuoli chi si occuperà nella prossima legislatura della questione perché, come insegna la saggezza popolare, “cosa fatta, capo ha”.
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