Una giornata nel primo Centro di aiuto alla vita aperto in un ospedale in Italia, che in quarant’anni di acrobazie e mezzi miracoli ha salvato dall’aborto 25.563 bambini e le loro mamme. Il segreto? Basta assecondare la provvidenza. E offrire alle donne la possibilità di scegliere davvero
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Posò timidamente e in maniera confusa il pacco di bollette sul tavolo. «Io non lo posso tenere. Con queste come faccio?», aveva borbottato più affranta che mai. Era la prima mamma che incontrava da quando era stata nominata direttrice del Centro di aiuto alla vita Mangiagalli e Soemia Sibillo non aveva mai visto così tante bollette arretrate. «Beh», le rispose iniziando a dividerle, «intanto queste possiamo pagarle noi…». La donna ebbe un lampo negli occhi prima di iniziare a balbettare qualcosa anche sul padre del bambino, gli altri suoi figli, la casa. Quando, più tardi, fece per andarsene, si girò con gli occhi lucidi verso Sibillo. «Lo sa? Sento che sarà un maschietto». E fu così. Si sarebbero incontrate ancora, Sibillo e quella mamma che invece di abortire il suo terzo figlio venne accolta in una casa del Cav ricevendo tutto l’aiuto che quel giorno, non sapeva bene come, aveva quasi implorato. Finché, tre anni dopo la nascita del bambino, era arrivata una telefonata.
Un colloquio ...