La Cgil è «sempre dalla tua parte», ma se sei disabile non puoi contarci
Vittime della feroce propaganda berlusconiana, anche noi, come tutti gli italiani che sono scappati all’estero pur di non giurare sul vangelo di Prodi che la Cgil è un’organizzazione di lavoratori, eravamo convinti che l’attuale mission del sindacato di Guglielmo Epifani fosse la conservazione del proprio potere e, conseguenza logica, un mercato del lavoro ingessato. Diciamo la verità: nemmeno la confessione di Massimo D’Alema, che sia pur con un certo eufemismo ha spiegato al Corriere della Sera che il sindacato «ha perso slancio e tutela interessi di natura particolare», ci ha convinti più di tanto. Poi abbiamo visto i manifesti della campagna di tesseramento Cgil e ci siamo un po’ vergognati. Già, come si fa a non riconoscere che la Cgil è come la mamma, «puoi contarci, come sempre dalla tua parte»? Infatti, tanto per intendere come la Cgil sia dalla parte dei cittadini – specialmente dei più deboli e dei più bisognosi – negli uffici del presidente Filippo Penati abbiamo appreso che solo nella provincia di Milano c’è una lista di oltre 150 aziende che hanno espresso la loro disponibilità a sottoscrivere la convenzione relativa all’art. 14 della legge Biagi. Ad oggi però queste aziende non possono sottoscrivere alcunché. Sapete perché? Per l’opposizione della Cgil. Eppure queste convenzioni sono sostenute dalle cooperative sociali perché consentirebbero l’immediato inserimento dei disabili nel mondo del lavoro. Dunque? Dunque, la Cgil si oppone a che le aziende diano lavoro ai portatori di handicap. Dunque, gli interessi dei lavoratori più deboli sono in contrasto con gli interessi della politica della rendita e dell’assistenza. Politica su cui la Cgil campa come sopra la famosa panca campa l’illustre capra. Dunque, i disabili restano disoccupati. La Cgil, «puoi contarci, sempre dalla tua parte».
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