La chiave di Prodi e le nottole del Corriere
Egregio direttore, sono un capo scout di Cesena e scrivo per metterla a conoscenza di un comportamento quantomeno sospetto e criticabile avvenuto nella nostra associazione. A tutti i capi scout italiani arriva un trimestrale chiamato Rs Servire. è forse uno dei pochi giornali associativi con qualche spunto interessante. Il fatto è che a 15 giorni dalle elezioni se ne è uscito con un numero completamente filo-Unione e soprattutto anti-papato e anti-Ruini. è da evidenziare che questa rivista non è un organo ufficiale della associazione Agesci, tuttavia arriva a casa di tutti i capi scout italiani. Il direttore di tale rivista è Giancarlo Lombardi, ex ministro dell’istruzione. Insieme ad altri capi di Cesena abbiamo aperto un dibattito sull’uso così spregiudicato di uno strumento pseudo-associativo. Come può immaginare molte sono state le voci in difesa del giornale, ma, cosa stupenda quanto inaspettata, numerose sono state anche le prese di posizione decise e molto critiche. Penso possa essere utile per rileggere certi atteggiamenti anti-papato che purtroppo serpeggiano ormai più dentro ad associazioni e fondazioni cattoliche che fuori.
Andrea Zoffoli, capoclan
del gruppo Scout Cesena 3
Gentile capoclan, lei rende onore a Sir Robert Stephenson Smith Baden-Powell (un generale vittoriano, non un pacifista prodiano), che come apprendiamo da un portale cattolico compassato (www.dicomunità.it) fu «eroe della prima guerra anglo-boera», «una volta congedatosi dall’esercito, nel 1910, si dedicò all’educazione dei giovani» e «ideò il metodo scout assecondando la naturale propensione degli adolescenti verso l’avventura e lo spirito di banda». Oggi, a quanto pare, anche ai vertici di talune associazioni cattoliche c’è un po’ di confusione. E si capisce. «Oggi – sempre secondo il portale compassatamente cattolico – lo scoutismo è una vera e propria fratellanza mondiale che si riconosce negli stessi valori di pace e solidarietà». è vero, ormai serpeggiano più dentro che fuori. Però i clan popolari resistono. Questo giornale esiste quasi solo per loro. Grazie.
Caro direttore, secondo il capogruppo alla Camera dell’Udc Luca Volonté «le opinioni espresse da Bertinotti su Mediaset sono già state oggetto di effetti distorsivi sul mercato azionario. In un paese normale Consob e magistratura avrebbero un lavoro di indagine da iniziare». Cosa ne pensa?
Silvano Biffi, via internet
Penso che non sono ancora presidenti della Camera e già giocano con la Borsa. Ma non è il problema Bertinotti-Mediaset. Come non lo era D’Alema-Telecom. E non lo fu Dini-Telekom. Il problema è sempre lui, quello che ce li ha portati in Borsa. Quello che a domanda sul distorsore risponde niente, e nessuno dice niente. «In materia ho fatto durante tutta la campagna elettorale una serie di dichiarazioni su come debbano funzionare i mercati. Andatevele a prendere e avrete la chiave». E bravo Romano Prodi che in campagna elettorale ha fatto. Risposta da vero leader. Giusto. Prendetevele e chiavatele. Le dichiarazioni.
Egregio direttore, non so se ha letto l’elzeviro di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera di lunedì 24 aprile. Vi ho trovato molte affinità rispetto alla ‘laicità’ così come la intendete voi. Battista osserva che «laico è ormai un’etichetta vuota, una categoria usurata», dice che «esiste un clericalismo laico» e fa notare che «i ‘laici’ stanno prendendo una brutta piega: non ragionano, scomunicano» i cristiani che li invitano a interrogarsi sul senso della vita nella modernità relativista, sulla tecnoscienza «che si arroga il diritto di dominare i segreti della creazione della vita», sulla 194. E conclude: «Una sola cosa sembra mancare al moderno laico: il dubbio. Ma il dubbio non era laico?».
Fausto Pasini, via internet
Sì, sì, ce lo ha fatto notare Antonio Socci che ogni tanto si apre qualche fessura anche nella Grande Intesa di Via Solferino. Dubito ergo sum? Urka, è una novità. Soprattutto se il dubbio si solleva con il tempismo della famosa nottola di Minerva. è da un anno che esercitano tutto il contrario della sospensione dell’assenso. Si son giocati l’embrione a testa e croce. E giù a testa bassa al fianco dei rosapugnoni. Hanno sparato a palle incatenate per mesi e mesi contro gli scalatori del loro salotto buono. E giù piombo finché non li hanno visti in galera (ma come quelli della notte e buon per lui, ‘il Consorte no’). Si sono giocati il marchio della casata paludata. E giù ventre a terra con la più pazza delle coalizioni messa in piedi dai furboni del quartierone (senza scrivere un rigo sulle sfortunate circostanze del voto degli italiani all’estero). Francamente, l’impressione è che debbano sentirsi come quel genio di Rimbaud: «Angeli nelle mani di un barbiere».
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