LA CHIESA DEL ‘SÌ’
Emma Bonino ci invita a usare un linguaggio più compassionevole. Noi invece pensiamo che sbaglino lei e tutto il linguaggio biofaustiano, che per aver compassione di tutti i diritti della scienza, del malato e della donna, devono negare tutti i diritti a uno, l’embrione (un vero bastardo dentro), che non soltanto non ha il potere di fare scioperi della fame o inserzioni sui magazine di tendenza, ma che è condannato a morire se è soprannumerario (o non ha il dna pulito). Oppure che è condannato a fare il surgelato da supermercato per venire incontro al desiderio delle coppie sterili o stressate, delle coppie in carriera, chiuse, aperte o trans, delle donne con tre fidanzati o single, della coppia gay che vuole fare un ‘regalino’ a una coppia lesbica e che alla fantasia delle combinazioni e all’originalità delle motivazioni da Baci Perugina non c’è mai fine (eccetto la fine che fa l’embrione, condannato a essere ‘carne muta e paziente’).
Insomma, noi pensiamo che tutto il linguaggio compassionevole messo in campo dalla Chiesa (laica?) che ci vorrebbe conculcare la religione dell’infallibilità della scienza e il credo dell’infallibilità delle forche caudine imposte ai nuovi entranti in questo mondo da quanti già ci sono entrati (e vorrebbero stabilire loro a quali condizioni gli entranti hanno o non hanno il diritto al visto di soggiorno sul pianeta) sia il solito escamotage per non dire le cose come stanno. E cioè per non dire che siamo stanchi di non poter fare i nostri porci comodi quando la potenza tecnica ci consente di farlo.
Siamo stanchi, ma siccome non possiamo dirlo così, apertis verbis, allora edulcoriamo il linguaggio e ci inventiamo i più sdolcinati eufemismi per dire che siamo così buoni che, posto il corpo delle donne come il più sofisticato e sfruttabile laboratorio scientifico del XXI secolo, noi gli embrioni li usiamo sì (cioè li fabbrichiamo e li ammazziamo, li manipoliamo e li selezioniamo), ma per il bene della donna, della scienza e dell’umanità.
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