La Chiesa di Benedetto XVI non ha patria. Quella teodem è sempre patriottica

Di Tempi
08 Febbraio 2007

R icorderanno i nostri lettori che, un paio di settimane fa, citavamo l’archivio della Commissione russa per la riabilitazione delle vittime, secondo il quale, anche grazie alla collaborazione dei “cristiani per il socialismo”, solo nell’anno 1937 vennero fucilati in Urss 85.300 sacerdoti. Leggiamo ora sul Corriere della Sera (4 febbraio), che Armando Torno ha potuto compulsare l’Archivio del presidente della Federazione russa (senza libero accesso) e trovare conferma che Giuseppe Stalin e monsignor Luigi Giussani la pensavano allo stesso modo circa le relazioni tra Chiesa e potere. Nella documentazione di prima mano citata da Torno, troviamo, tra l’altro, in un’appendice segreta alla delibera del 24 gennaio 1929 indirizzata al Commissariato del popolo, la seguente direttiva di Stalin: «Tenete ben presente che le organizzazioni religiose sono le sole e legali realtà controrivoluzionarie con impatto sulle masse. Dobbiamo avere il controllo di tutte le mense vegetariane e altre associazioni di cooperazione religiosa che sono state create dalla Chiesa. Dobbiamo mettere sotto controllo tutti i monasteri.». Negli appunti di una conversazione con don Giussani (L. Amicone, Sulle tracce di Cristo, Rizzoli, pag. 59), leggiamo: «Di fronte al fenomeno cristiano autentico, l’unica alternativa è il potere. Non ce n’è un’altra. Ma anche il cristianesimo quando scade a formalismo o a moralismo può trasformarsi in potere, per esempio in potere clericale o ecclesiastico. (.) Quando l’esperienza religiosa non è vera si accorda sempre con il potere». Così anche oggi, per la Chiesa di Benedetto XVI, in quanto istituzione di “senza patria” che per definizione si oppone alla idolatria dello Stato, per quanto “democratico”, “laico” e “popolare” possa autodefinirsi, viene il momento dello scontro con il potere. E con i devoti e pii, ecclesiastici e non, “cristiani per il potere”.

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