La Chiesa a fianco degli ebrei
Tempi è in grado di anticipare un importante documento che gli studiosi potranno visionare appena saranno aperti gli Archivi vaticani (cfr. box a lato). Si tratta di una lettera datata 4 aprile 1933, firmata dal Segretario di Stato Eugenio Pacelli e inviata per conto del Santo Padre Pio XI al Nunzio in Germania Cesare Orsenigo: «Alte notabilità israelite – è scritto nella missiva – si sono rivolte al Santo Padre per invocare il suo intervento contro il pericolo di eccessi antisemitici in Germania, e poiché è nelle tradizioni della Santa Sede svolgere la sua universale missione di pace e di carità verso tutti gli uomini, a qualsiasi condizione sociale o religiosa appartengano, interponendo se necessario i suoi caritatevoli uffici, il Santo Padre incarica l’Eccellentissima Vostra Reverendissima di vedere se e come sia possibile interessarsi nel senso desiderato». Il linguaggio è diplomatico, ma è chiaro l’intento della Santa Sede. Il documento è originale ed esclusivo. La lettera ha un grande valore all’interno di un dibattito in cui si sostiene che Pio XI e Eugenio Pacelli non abbiamo mai parlato in favore degli ebrei e che addirittura avrebbero favorito la presa di potere del nazismo. Il riferimento alle “alte autorità ebraiche” mostra le buone relazioni e la premura con cui la Santa Sede risponde alle sollecitazioni giudaiche.
Pio XII inviò soldi per gli ebrei
Susan Zuccotti, già insegnante di Storia dell’Olocausto al Barnard College di New York, ha scritto nel suo ultimo libro Il Vaticano e l’Olocausto in Italia che non esistono prove di un intervento di Pio XII a favore degli ebrei. La Zuccotti afferma che: «Pio XII non usò mai i termini “ebreo” o “razza”. Il Papa manifestò spesso in termini generali il suo dolore per le sofferenze dei civili innocenti, ma non accennò mai esplicitamente agli ebrei». Ma dal libro: Giovanni Palatucci, il poliziotto che salvò migliaia di ebrei edito dalla Polizia di Stato, sono emersi due documenti che smentiscono la tesi della Zuccotti. Si tratta di due lettere inviate da papa Pio XII nel 1940 a monsignor Giuseppe Maria Palatucci, vescovo di Campagna, un paese in provincia di Salerno dove si trovava il più grande campo di internamento del sud Italia. Il vescovo in collaborazione con suo nipote Giovanni, questore a Fiume, e con la Santa Sede, si prendeva cura degli ebrei internati a Campagna. Nella lettera n. 28436 inviata dal Vaticano il 2 ottobre del 1940, il Pontefice elargisce la somma di tremila lire e fa scrivere che: «questo denaro è preferibilmente destinato a chi soffre per ragioni di razza, e di comunicare la Benedizione Apostolica, con tutto il cuore impartita a Vostra Eccellenza e al gregge affidato alle cure pastorali». In una seconda lettera la n. 31514, Papa Pacelli concede la somma di lire diecimila «da distribuirsi in sussidi agli ebrei internati». In ricordo di quanto avvenne a Campagna in quegli anni c’è anche una lapide nel convento dove gli ebrei erano internati su cui è scritto: «Gli ebrei di Long Island City e in particolare la famiglia di Ignatz Wohl riconoscenti per la benevolenza verso i loro connazionali qui ospitati durante la seconda guerra mondiale per interessamento del concittadino giudice Alessandro Del Giorno hanno contribuito alla ricostruzione dell’ex convento S. Bartolomeo per accogliervi degnamente l’infanzia di Campagna».
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!