LA CINA CHE NON TI ASPETTI
Cosa? Agricoltura biologica in Cina? La notizia fa fremere d’incredulità il conformista, fatalmente plagiato dal blabla politically correct che conosce soltanto una Cina fatta di città irrespirabili e terre agricole desertificate. Eppure i numeri parlano chiaro: il mercato cinese del green food vale già 8,6 miliardi di dollari e cresce ad un ritmo del 20% all’anno. E la principale azienda del settore, la sino-americana Bodisen Biotech che produce e commercializza fertilizzanti organici, quest’anno aumenterà le vendite del 55% e i guadagni del 159%, mentre sta costruendo una nuova fabbrica nello Shaanxi per portare da 100 a 500 milioni di tonnellate la sua produzione di composto organico. Un altro bello schiaffo ai luoghi comuni: una multinazionale del Delaware con un presidente del Consiglio di amministrazione che di nome fa Qiong Wang e che quest’anno è stata nominata “donna dell’anno” dall’Associazione delle donne cinesi per i suoi meriti di agronomo e manager. Un bel rebus, per i teorici della rivalità strategica fra Usa e Cina.
Naturalmente non c’è niente di ideologico nel boom cinese della bioagricoltura. Stephen Johnson, il dinamico rappresentante americano della Bodisen, è uno che dice: «Sono d’accordo, l’ideale sarebbe coltivare piante Ogm con pesticidi e fertilizzanti organici». E la Cina ha bisogno di un po’ di agricoltura biologica perché i fertilizzanti chimici hanno fatto la differenza fra la vita e la morte per centinaia di milioni di contadini cinesi negli ultimi quarant’anni, ma adesso l’ambiente presenta il conto e i danni rischiano di superare i guadagni: negli ultimi vent’anni è andato desertificato un territorio grande come l’Italia nel nord della Cina, e una decina di milioni di contadini hanno dovuto essere trasferiti in massa in altre regioni, come si fa da quelle parti. Il problema dei fertilizzanti chimici è che impoveriscono il terreno e compromettono la sua produttività a lungo termine. Quelli organici, invece, rilasciano sostanze nutrienti nel terreno che poi vengono “lavorate” dai microrganismi a vantaggio delle piante. A certe condizioni, i prodotti della Bodisen hanno determinato un aumento fra il 10 ed il 35% del rendimento delle coltivazioni, con grande beneficio dei poverissimi contadini: un incremento del reddito per famiglia stimabile intorno ai 1.000 dollari all’anno.
Le autorità cinesi, preoccupate per l’equilibrio ecologico e consapevoli che anche nel paese esiste ormai una fascia di popolazione in grado di sostenere consumi più costosi, hanno deliberato di convertire all’agricoltura organica il 5% delle terre coltivabili (una superficie pari alla somma di Piemonte, Lombardia e Veneto). Non c’è da meravigliarsi che Bodisen sia l’unica impresa produttrice di fertilizzanti e pesticidi organici quotata alla Borsa di New York che distribuisce agli azionisti dividendi in crescita. I 5 milioni di dollari di profitti di quest’anno dovrebbero diventare quasi 14 nel 2005 e più di 18 nel 2006. Giganti della finanza come Westminster Securities e New York Global Securities si sono fiondati in visita nel remoto Shaanxi. L’odore dei soldi, anche quando è mescolato a quello del concime, si sente da lontano.
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