La Cina fa acqua ovunque
Mettiamo insieme due notizie che sembrerebbero non c’entrare tra di loro molto, a parte il fatto di avvenire entrambe in Cina. La prima è la storia di Li Guangqian, l’uomo d’affari di Hong Kong condannato a fine gennaio a due anni di carcere per il reato di «aver introdotto Bibbie clandestinamente». E gli è andata bene, visto che avrebbe potuto ricevere una condanna a morte. Come segnala Sandro Magister sull’Espresso on line, «Il 13 febbraio 2002, mercoledì delle ceneri, l’agenzia vaticana “Fides”, voce del dicastero “De propaganda Fide”, ha pubblicato una lista di 33 nomi “per i quali pregare”. Sono tutti cinesi, vescovi e sacerdoti. Alcuni sequestrati dalla polizia e scomparsi, altri in prigione, altri agli arresti domiciliari. Sono membri della cosiddetta Chiesa cattolica clandestina, quella non riconosciuta dal governo di Pechino». A dicembre altri tre cristiani erano stati condannati a morte nella provincia dello Hubei. A ottobre era toccato a due musulmani del Xinkiang di venire giustiziati. E continuano le persecuzioni contro la setta Falun Gong e contro il buddhismo tibetano. Niente di nuovo sul fronte dei diritti umani. All’apertura economica del regime di Pechino continua a non corrispondere alcuna apertura politica. Anzi, il governo sembra profittare della fobia anti-terrorista diffusa per colpa di Bin Laden, per barattare il proprio appoggio in cambio della mano libera in casa propria.
La Grande Muraglia del XXI secolo
Ma c’è poi un’altra storia. Che è quella della grande Diga delle Tre Gole, un’opera imponente che è stata già ribattezzata “la Grande Muraglia del XXI secolo”. È uno sbarramento largo 1,6 km e alto 180 metri in costruzione sul Fiume Azzurro, e che dovrebbe creare un bacino idrico profondo alcune centinaia di metri, e lungo oltre 640 chilometri. Tra gli asset del progetto il governo di Pechino vanta la possibilità alle navi fino a 10.000 tonnellate di navigare verso l’interno della Cina per sei mesi all’anno; la produzione di energia idroelettrica equivalente a quella di 18 impianti nucleari; la fine delle piene che negli ultimi 100 anni hanno provocato oltre un milione di morti. I critici, invece, sottolineano i rischi dovuti al materiale scadente che la corrotta burocrazia cinese sta mettendo nell’opera; l’eventualità di un massiccio inquinamento dell’intero corso d’acqua; l’allagamento di una delle zone più fertili della Cina, dove vivono tra il milione e i due milioni di persone, e dove si trovano 1300 siti archeologici di valore inestimabile. Ma sono critiche che arrivano dall’esterno. Il giornalista Dai Qing, per aver provato nel 1989 a ripeterne qualcuna all’interno del Paese, finì in galera per 10 mesi. È stato proprio per queste critiche di natura ecologica, se la Banca Mondiale si è rifiutata di dare i suoi finanziamenti.
La guerra dell’acqua
Ma questo risvolto ambientale, che pure c’è, rischia forse di far dimenticare un aspetto più importante. Si parla molto nel mondo del pericolo di una futura “guerra dell’acqua” che potrebbe scoppiare per la rarefazione delle risorse idriche mondiali. Da quello arabo-israeliano a quello indo-pakistano, sono molti i conflitti oggi latenti in cui l’acqua gioca un ruolo fondamentale. È a fini di approvvigionamento idrico quel Great Anatolian Project vagheggiato dalla Turchia in Kurdistan per imbrigliare le acque di Tigri ed Eufrate, e che ha avuto a novembre una battuta d’arresto per il ritiro del gruppo ingegneristico inglese Balfour Beatty, in seguito alle proteste internazionali. E sempre a fini di approvigionamento idrico sta venendo realizzato in India quel piano per 135 dighe medie e 3000 piccole lungo il fiume Narmada, e su cui però lo scorso ottobre la Corte Suprema di New Delhi ha dato il suo placet. In Cina la grande diga si fa lo stesso. Convenienza economica? Questa combinazione tra faraonismo idraulico e repressione politica sembra piuttosto riportare di attualità le teorie di Karl Wittgogel sul “dispotismo idraulico”, con l’idea della gestione dell’acqua come strumento e giustificazione dei governi totalitari (vedi box). E danno dunque un importante ammonimento.
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