La Cina è vicina

Di Nicola Imberti
17 Giugno 2004
Pechino assomiglia a un treno lanciato a tutta velocità verso il progresso. Un treno su cui l’Italia ha tutta l’intenzione di salire

Benvenuti a Pechino, estrema provincia dell’Impero. Di quello Occidentale naturalmente. Di quello che pranza da McDonald’s e beve “frappuccino” da Starbucks. Si perché basta poco (esattamente i 30 minuti che dividono l’aeroporto dal centro della città) per capire che nella capitale del celeste Impero e della rivoluzione di Mao non c’è più posto né per i risciò né per il libretto rosso. L’unica cosa rossa che ancora sopravvive, semmai, è il megaposter pubblicitario della Nestlé che, dal bordo di una della arterie che attraversano la città, ci ricorda che «good snack, good life». La nuova rivoluzione della Cina, versione terzo millennio, si chiama “libero mercato”.
Niente di strano quindi se ogni anno si registrano circa 200 milioni di disoccupati. Se migliaia di poveri si riversano per le strade a chiedere la carità (il nostro accompagnatore ci dice che, probabilmente, sono tutti gestiti da un’associazione malavitosa). Niente di strano neanche se il “pupone” Totti fa bella mostra di sé sulle vetrine di alcuni negozi.
Se non fosse per le scritte in ideogrammi (molto spesso accompagnate da più leggibili scritte in inglese), per le cavallette e gli scorpioni che alcuni autoctoni mangiano con gusto e le testimonianze storiche che ancora sopravvivono, sembrerebbe di trovarsi a New York. La Cina, o perlomeno Pechino, assomigliano tanto ad un treno lanciato a tutta velocità verso il progresso. Un treno su cui l’Italia ha tutta l’intenzione di salire.
è proprio per questo, infatti, che il ministero dell’Ambiente italiano ha deciso di promuovere una serie di iniziative e progetti di cooperazione. Un programma ambizioso, lanciato nel 2000, che oggi sembra ormai incanalato sulla giusta strada. Ne è un esempio la collaborazione avviata con l’Accademia Cinese di Scienze Sociali (Cass) sul tema della gestione integrata delle risorse idriche che ha portato, la scorsa settimana, alla realizzazione, a Pechino, del “Forum Internazionale sulla gestione integrata dei bacini fluviali”. Un forum a cui hanno partecipato i maggiori esperti del settore e che ha permesso un proficuo scambio di opinioni.
Vero fulcro dell’iniziativa il progetto Swimer (Sustainable Water Integrated Management of the East Route) che, oltre a sviluppare un sistema di gestione idrica e di prevenzione delle inondazioni, contribuirà, dal punto di vista scientifico, alla realizzazione del Progetto della Diversione delle acque con trasferimento dell’acqua dal Fiume Azzurro al Fiume Giallo, dal sud al nord della Cina.

ACQUA, ACQUA DAPPERTUTTO
La scarsità di acqua è ormai diventata una preoccupazione di carattere planetario e la Cina, che conta circa il 22% della popolazione mondiale, è forse il paese maggiormente colpito da questa emergenza. Il paese asiatico, infatti, ha solo l’8% delle risorse idriche disponibili e la quantità pro capite di acqua dolce è circa un quarto della media mondiale. Questa situazione gravissima è aggravata da un forte squilibrio geografico. Il nord della Cina, occupato dal 37% della popolazione nazionale, con il 45% dei terreni coltivati, ha solo il 12% delle risorse idriche disponibili. Al contrario oltre l’80% del flusso idrico superficiale si concentra nel sud dove i terreni coltivati rappresentano solo il 40% del totale nazionale. Come se non bastasse, a partire dagli anni Ottanta, le vallate dello Haihe e del Fiume Giallo, nel nord, sono state colpite da siccità croniche mentre a sud circa mille metri cubi d’acqua del Fiume Azzurro si riversano ogni anno in mare.
Per risolvere questo problema il governo cinese ha deciso di avviare un progetto, il cui costo è stimato attorno ai 10 miliardi di euro, che mira a trasferire 59 miliardi di metri cubi d’acqua l’anno da sud a nord attraverso la realizzazione di tre collegamenti: la rotta occidentale, centrale e orientale. Proprio la tratta orientale (la East Route) costituisce la parte più avanzata del progetto: la presenza di un canale già esistente e un complesso sistema idraulico di fiumi, laghi e invasi, permetterà di trasferire, a regime, una portata media paragonabile a quella del Po, dal Fiume Azzurro fino al distretto di Pechino (1.200 chilometri di distanza). Qui si inserisce il progetto Swimer che permetterà la realizzazione sostenibile del programma di diversione delle acque. L’obiettivo generale è infatti lo scambio di competenze tra istituzioni scientifiche italiane, cinesi e internazionali, per la gestione della più grande opera idraulica mai concepita da cui trarrà beneficio una popolazione di 400 milioni di persone. Le attività del progetto porteranno allo sviluppo di un sistema di gestione integrata delle risorse idriche e di prevenzione delle inondazioni, nonché ad una valutazione dell’impatto ambientale, climatico e socio-economico della East Route.

NON SOLO ACQUA
Ma il programma ambientale che, dal 2001 al 2003, il ministero dell’Ambiente italiano ha già cofinanziato con circa 71 milioni di euro (attraverso contributi diretti e mediante l’impiego di Trust Funds istituiti presso World Bank e fondi multilaterali) non si occuperà solo di acqua. La settimana dell’International Water Forum è stata infatti l’occasione per siglare altri importanti accordi. Come ci spiega Corrado Clini, direttore generale del ministero dell’Ambiente, «questa è stata un settimana importantissima. Innanzitutto abbiamo posto la prima pietra per la costruzione dell’edificio ecologico italiano dell’Università Tsinghua di Pechino, la più importante della città. Secondo fatto rilevante è stata l’inaugurazione del primo autobus con motore a gas naturale prodotto da Iveco per l’azienda trasporto pubblico di Pechino. Il progetto in realtà è di più ampia portata. Saranno infatti 300 i motori Iveco a metano che verranno utilizzati dalla città di Pechino. Iveco ha già inviato 4 motori nel dicembre 2003 e, entro il prossimo luglio, terminerà la fornitura. Questo ha aperto la strada ad un accordo tra l’azienda italiana e l’impresa di trasporto pechinese per la costruzione, in Cina, di autobus a bassissime emissioni che sostituiranno la vecchia flotta. Da sottolineare che i motori progettati in Italia rispettano con largo anticipo gli standard europei “Euro 4” che entreranno in vigore nel 2009 mentre a Pechino saranno applicati entro fine anno».
«Infine – continua Clini – la cosa più importante è la sottoscrizione di un memorandum di intesa con il viceministro dell’Ambiente cinese che sancisce, oltre all’allargamento dell’ufficio italiano a Pechino, una serie di settori prioritari di collaborazione tra Italia e Cina tra cui spiccano la gestione dei rifiuti, la desertificazione, la biodiversità, i cambiamenti climatici e il monitoraggio ambientale». Chissà cosa ne pensa Mao di tutti questi progetti?

UNA “FOGLIA” ITALIANA A PECHINO
Sarà un progetto innovativo quello che permetterà la realizzazione del Sieeb (Sino-Italian Ecological and Energy efficient Building), più semplicemente conosciuto col nome di “Padiglione Italia”, della Tsinghua University di Pechino. L’edificio “eco-intelligente”, il cui design è stato realizzato dal dipartimento di Scienze e Tecnologie delle Costruzioni e dell’Ambiente del Politecnico di Milano, è stato pensato come una showroom delle imprese e dell’innovazione italiana. Il modello di riferimento, come ha spiegato Mario Cucinella, realizzatore del disegno preliminare, è quello della foglia. Infatti, così come la foglia si orienta per ricevere i raggi solari, l’edificio è in grado di modificare la propria struttura a seconda del tempo e delle condizioni di illuminazione. In questo modo il padiglione sarà in grado di regolare automaticamente i consumi energetici.

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