La città? È dell’uomo che la fa

Di Intiglietta Antonio
13 Febbraio 2003
Progettare la città fuori dall’immobilismo statale. Il primo caso al mondo di fiera che affronta il problema dello sviluppo territoriale in una prospettiva globale e solidale

Progetto Città nasce da due esigenze molto semplici. La prima è quella di rendere consapevoli gli operatori pubblici e privati dei fattori costitutivi di ciò che chiamiamo “città”. La seconda è quella – tipicamente di mercato – dell’incontro fra domanda e offerta.

I due obiettivi di Progetto Città? Conoscenza e mercato
Quindi: anzitutto un momento di concreta e seria conoscenza della realtà. Il che significa evitare gli stereotipi – come per esperienza di ex amministratore pubblico mi è capitato di constatare – che producono nient’altro che qualche materiale in più di conversazione sull’eccellenza progettuale di talune città (la Londra dei Docks o la Barcellona della grande ristrutturazione) e poi, nel fare politico concreto per e nella città, proprio per la mancata conoscenza del dettaglio di queste esperienze, l’approssimazione, l’immobilismo, il nulla. D’altra parte una fiera rappresenta un’occasione di mercato. E il mercato è ciò che consente la conoscenza e gli scambi dei prodotti. Per questo “Progetto Città” è un luogo di incontro tra operatori pubblici e privati. Con una particolarità: un approccio globale. Che intendo dire? Voglio dire che, normalmente, nel mercato nazionale ed europeo, l’approccio alla progettazione e sviluppo del territorio sono sempre trattati in modo parziale, enfatizzando, ad esempio, ora il punto di vista dell’impatto ambientale, ora quello della mobilità, i servizi piuttosto che il no-profit , l’arredo urbano, l’inquinamento eccetera. Nesssuno, prima di Progetto Città, ha mai realizzato un evento che presentasse invece una proposta articolata e globale, in grado di comprendere in un’unica manifestazione tutte le dimensioni e i fattori costitutivi la Città. Quali? Lo scoprirete in queste pagine.

Un approccio globale
Ma qual è il sottofondo di una fiera che si dispone su un’area espositiva abbastanza consistente, oltre 60.000 metri quadri? Qual è il leit-motiv del nostro “Progetto Città”? È ben spiegato dai convegni e, in particolare da quelli organizzati dalla Fondazione per la sussidiarietà. Il leit-motiv è: “ facciamo vedere in che cosa consiste precisamente il famoso principio di sussidiarietà orizzontale”. Rendiamo cioè visibile la capacità – ricca, variegata, positiva – che ha l’azione dell’uomo, sia esso imprenditore, operatore pubblico, privato, no profit. Facciamo vedere quali sono i contenuti di tale capacità. Facciamo vedere le proposte con cui la libertà e la creatività si rendono protagoniste della promozione e dello sviluppo di una comunità territoriale e della comunità tutta, intera, partecipe e responsabile di un mondo comune. Infine, “Progetto Città” è l’applicazione della sussidiarietà orizzontale, il punto in cui pubblico e il privato, profit e no profit, si incontrano non teoricamente, non astrattamente, ma sul piano concreto della domanda e dell’offerta progettuale – persone, cose, fatti, esperienze – ognuna caratterizzata da una sua propria peculiarità, ma in relazione tendenziale con il “tutto”. E precisamente con quel “tutto” espressivo dell’uomo che è la polis, la città.

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