La Compagnia del benessere
15mila imprese associate e una presenza capillare nella società ispirata alla dottrina sociale della Chiesa. La Compagnia delle Opere non nasconde la sua simpatia per la Casa delle Libertà ma- come succede in questi giorni nell’infuocata polemica che contrappone il suo presidente, Giorgio Vittadini, al ministro dell’Economia Giulio Tremonti – difende gelosamente la propria autonomia dalla politica. E se alla Cdo va riconosciuto il merito di aver introdotto in Italia il dibattito sulla sussidiarietà, il non-profit e l’impresa sociale, è ancora grazie alla Compagnia di Vittadini che la politica continua ad essere investita trasversalmente da richieste di libertà reali ed efficaci nei comparti più delicati e fondamentali per lo sviluppo della società in termini di trasparenza e democrazia. Per questo la Cdo continua a pressare forze politiche e sindacali di ogni colore sulla questione della libertà di educazione e teme come il fumo negli occhi lo statalismo che potrebbe riemergere in certo federalismo che riproducesse a livello locale, di Regioni e Comuni, il centralismo romano.
La Cdo terrà la sua assemblea annuale a Milano, sabato 22 giugno, sul tema della “Welfare society” (relatori: Chiti Vannino, Coordinamento Segreteria Democratici di Sinistra; Fini Gianfranco, Vice Presidente del Consiglio dei Ministri; Muccioli Andrea, Comunità di San Patrignano; Pezzotta Savino, Segretario Generale Cisl; Rossi Luciani Luigi, Presidente Unindustria del Veneto; Vittadini Giorgio, Presidente della Compagnia delle Opere). Introdurra i lavori l’avvocato Paolo Sciumé – titolare di un importante studio legale milanese – che ha accettato di rispondere alle domande di Tempi.
Quest’anno l’assemblea della Cdo si apre all’insegna di un’accesa polemica tra Vittadini e Tremonti. Quali sono in sintesi le ragioni di questo scontro che vi oppone al ministro?
Lo scontro è sulla valorizzazione della tradizionale raccolta di denaro legata al risparmio popolare, su come verrà impiegata nel futuro. In effetti le fondazioni nascono dalle casse di risparmio, una forma attraverso la quale le collettività si erano organizzate. Le fondazioni devono allora offrire un aiuto alla collettività, come le casse di risparmio che prendevano ma, in parte, restituivano alla collettività.
Sulla decisione circa l’impiego di questi grandi patrimoni, sulla gestione delle erogazioni, la stessa collettività deve avere il diritto di partecipare. Le fondazioni sono insomma strumenti ma sulla concezione di questi strumenti, dietro la concezione di questi strumenti, c’è un’idea di come i soggetti popolari, le persone, partecipano a ciò che è a loro stessi destinato perché frutto del loro risparmio. Invece il ministro, di fatto, fa coincidere il governo di questo strumento con il potere politico, cioè di Regioni ed Enti pubblici. Il che risponde al suo schema di sussidiarietà verticale, quindi territoriale, che ha il grosso rischio di trasferire ciò che prima era in potere dello Stato ad altri enti che operano nella stessa logica.
Più in generale, qual è il giudizio della Cdo sul primo anno di governo Berlusconi?
È difficile esprimere un giudizio. Certamente esistono obiettivi di questo governo che sono compatibili con il tipo di assetto culturale in cui la Cdo affonda le proprie radici.
Ciò che mi sembra difficile è il rapporto tra gli obiettivi che il governo si pone, gli strumenti che usa e la compatibilità con la situazione debitoria del paese. Su questi 3 elementi si gioca qualsiasi partita, perché l’obiettivo è facile da enunciare, ma poi deve fare i conti con la realtà, tradursi in strumenti compatibili con la situazione presente. Comunque, per entrare nel merito, bisognerebbe valutare analiticamente l’impianto generale delle riforme programmate del governo – riforme di cui, sia chiaro, lo stato ha assoluto bisogno.
Leggiamo la lista degli oratori: Gianfranco Fini, Vannino Chiti, Savino Pezzotta… un omaggio al trasversalismo puro o ci sono ragioni specifiche in questi inviti bipartisan?
Mi sembra che ridurre tutto a trasversalismo sarebbe un errore: piuttosto si tratta della capacità di una realtà come la Cdo di dialogare con tutti.
Del resto la capacità di dialogo è direttamente proporzionale alla consapevolezza del proprio impianto culturale che, nel caso della Cdo, non è uno schema ideologico ma il riferimento ad un’esperienza.
“Verso la Welfare society”, così recita il titolo del vostro convegno. Può esemplificare il contenuto di questa indicazione programmatica?
Probabilmente è un modo intelligente di richiamare la parola “benessere”.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!