La compagnia dell’anello
«Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli, / un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli, / nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende». Se un successo otterrà il film Il Signore degli Anelli, sarà sicuramente quello di destare il desiderio di leggere la trilogia di Tolkien. Poi si leggono certe critiche (che sembra di tornare ai mitici anni ’70 quando era lecito leggere Propp e l’analisi delle forme della fiaba, ma non certo la Fiaba), critiche che dovrebbero essere cinematografiche ma che in realtà prendono di mira l’essenza stessa del libro, del tipo “…tema (quante volte già visto?) della lotta tra Bene e Male”, (Mereghetti su Io donna). E sì, la storia di Frodo, del misterioso stregone Gandalf e dell’Anello del Potere, di Mordor, paese delle tenebre, di un compito da perseguire, e di una Compagnia con cui dividere l’ardua impresa, provocarono già scandalo nei critici di allora. E così, se volete lasciarvi scorrettamente affascinare dall’antica, e quante volte già vista, lotta fra Bene e Male, bambini o dotti che siate, «i bambini vi si ambientano subito e i dotti godono tanto a decifrarlo quanto a restare giocati da certi suoi enigmi», farete anche voi un po’ parte della Compagnia de Il Signore degli Anelli che parla «per simboli e figure di un mondo perenne oltre che arcaico, dunque più presente a noi del presente». «Dietro è la casa, davanti a noi il mondo, / e mille son le vie che attendono, sullo sfondo / di ombre, vespri e notti, il brillar delle stelle».
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