LA CONGIURA DEL SILENZIO PRO-CINA
Nessun lettore di quotidiani italiani, tranne quelli del Foglio, ha il diritto di sapere che il 22 marzo scorso 500 dissidenti cinesi dei movimenti “Tienanmen 1989” e “Madri di Tienanmen” hanno inviato al presidente della Commissione europea José Manuel Barroso e al rappresentante della Ue per la politica estera e la sicurezza Javier Solana una lettera in cui si chiede di non togliere l’embargo alla vendita di armi alla Cina fino a quando essa non amnistierà i condannati del 1989 e modificherà le sue politiche in tema di diritti umani. Nessun lettore italiano ha il diritto di sapere che il Parlamento cinese ha pochi giorni fa respinto la possibilità di ratificare la Convenzione internazionale sui diritti civili e politici. Nessun lettore italiano, e pochi lettori europei, hanno il diritto di sapere che una delle ragioni per cui il Consiglio di sicurezza Onu da quasi tre mesi non riesce ad approvare una nuova risoluzione sulla crisi del Darfur è l’opposizione della Cina, grande importatrice di petrolio sudanese, a eventuali sanzioni contro il governo di Karthoum.
I lettori di Le Monde o del sito Internet della Bbc si stanno invece facendo l’idea che tutto il problema consiste nel fatto che i francesi vogliono denunciare al Tribunale penale internazionale i colpevoli di crimini contro l’umanità nel Darfur, mentre gli Usa per ostilità ideologica a detto tribunale tergiversano. Sul ricatto cinese – veto a qualunque risoluzione se dovesse contenere sanzioni di una qualche efficacia – neanche una parola.
La congiura del silenzio della grande stampa italiana, allineata alle posizioni del presidente di Confindustria Montezemolo e del capo dello Stato Ciampi favorevoli alla levata dell’embargo, appare tanto più miserabile in quanto le eventuali commesse militari cinesi sarebbero appannaggio principalmente di Francia e Germania, non certo dell’Italia, cui toccherebbero le briciole. Stiamo vendendo l’anima per un piatto di lenticchie.
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