La copertina cardinale
Brutta bestia la mitologia di una superiorità morale, vero Luxuria? Come instrumentum regni, poi, sembra una pistola un po’ scarica, vero Binetti? Ci vuole un cardinale in copertina. Però pure il famoso ‘supplemento d’anima’ delude. L’Espresso dice che Sua Eminenza Carlo Maria Martini spiega la vita. E invece alla congrega che vorrebbe fare in fretta il Pacs, l’embrione biondo e la morte buona, all’osso, del cardinale famoso gli resta solo un mezzo ok al goldone (e pure in casi limite). Insomma, solita zona grigia. Solito piatto ricco. Solito Giuliano Ferrara («Ciò che colpisce nelle riflessioni del cardinale è l’assenza pressoché totale di una visione d’insieme, non prende mai l’iniziativa di un giudizio, ha l’aria di una resa culturale». Poi, sul Foglio rosa di lunedì 24 aprile, leggerne l’affondo definitivo).
Non c’è niente di peggio per la morale nel mondo che una visione morale del mondo. E dire che il Papa lo sa. E dire che anche Alberto Melloni descrive sul Corriere della Sera l’osso duro che è e che sarà la Chiesa di Benedetto XVI per i furbini del cristianesimo ridotto a cane da guardia della morale corrente. «Il modo di parlare della vita morale senza cadute casuistiche è la filigrana dell’enciclica programmatica». Loro invece consistono totalmente nella casuistica. È l’essenza stessa del prodismo. L’essenza del clericalismo. Clericalismo (ecclesiastico o laico è lo stesso) che per dirla con Giancarlo Cesana è: «’Mi devi credere perché sono prete’, oppure, più frequentemente, ‘perché sono professore, sono giudice o sono scienziato’, non perché ti testimonio qualcosa che risulterà vero anche a te».
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