LA CORTE CHE NON PIACE A PANNELLA
Ci si divide sui referendum circa la fecondazione artificiale, ma su un punto potremmo essere d’accordo. La Corte costituzionale ha preso una decisione ispirata a criteri politici e non dettata dalla carta costituzionale. Ha ammesso quattro referendum e bocciato il quesito che avrebbe abrogato completamente la legge. I referendum approvati invece cambierebbero la legge solo in alcuni punti e ne modificherebbero il senso. Per la Corte quello respinto avrebbe potuto creare un “vuoto legislativo”, mentre nel giustificare i referendum approvati i giudici entrano nel merito e argomentano circa la libertà di ricerca scientifica. Eppure la Costituzione è chiara, il referendum non si può utilizzare solo su tre materie: quelle relative a trattati internazionali, a leggi di spesa, ad amnistia e indulto. Negli anni la Corte ha creato una giurisprudenza tale da impedire al più fine giurista di poter scrivere un referendum con la realistica certezza di vederlo approvato. La Corte ha così ampliato il proprio potere fino a poter scegliere in modo arbitrario sull’ammissibilità dei referendum. Non a caso Pannella ha parlato di «cupola della mafiosità partitocratica» e ha chiesto di applicare la fattispecie di reato di attentato ai diritti politici dei cittadini. Oggi lo capiamo tutti.
0 commenti
Non ci sono ancora commenti.
I commenti sono aperti solo per gli utenti registrati. Abbonati subito per commentare!