La crisi alle porte della City
Londra
A Londra Houghton Street è la strada della speranza. Qui, a Aldwych, il quartiere dei teatri, ha sede la London School of Economics, fucina della futura classe dirigente britannica e incubatrice dei trader di domani, uomini e donne che, terminati gli studi, prenderanno la metropolitana in direzione Embankment e approderanno alla City. Business as usual, come si dice da queste parti. Ma questo inizio di 2008 è meno scintillante anche nella capitale britannica: la crisi economica partita dai mutui subprime americani ha esteso i suoi tentacoli fino all’Europa e il mercato più “americano” del Vecchio Continente non poteva che essere il più colpito. La sala cambi della Barclays Bank è un po’ la Mecca del capitalismo europeo: qui si vigila su tutto, si fiutano gli affari, ci si lancia in investimenti (e speculazioni) con la rapidità del battito d’ali di un colibrì. Oggi, però, si contano morti e feriti. Bnp Paribas, colosso del credito francese, nell’ultimo quadrimestre del 2007 ha perso un 41,8 per cento di profitti netti. Ubs, prima banca svizzera, ha conosciuto il primo consuntivo con segno meno della sua storia, 18,4 miliardi di dollari di perdita. I pesi massimi tedeschi Allianz e Commerzbank parlano di almeno 3 miliardi di euro di esposizione ai subprime. E così a cascata. Northern Rock non è più l’eccezione, è la regola. Tanto che, spiazzando tutti, Bruxelles in testa, il ministro delle Finanze di Sua Maestà, Alistair Darling, ha proposto di salvare in maniera segreta le banche in crisi, evitando scene sgradevoli di correntisti in coda fuori dagli istituti per ritirare i propri soldi: qualcosa sta per accadere, al Treasury sanno (o sospettano) che altre banche siano sull’orlo del default.
Il problema, però, è che la crisi che qualcuno voleva puramente finanziaria invece è scesa nelle strade e ha intaccato l’economia reale. A Londra la chiamano “sindrome da last hurrah”, ovvero il colpo di coda del consumismo prima della crisi annunciata. D’altronde sono i dati che giungono dalle banche e dai negozi a parlare di una Gran Bretagna che, nonostante resti la quinta economia del mondo, comincia a conoscere i segnali di un impoverimento generale di stampo quasi argentino, il cosiddetto daily issues impoverishment. Gli esperti di debito d’Oltremanica, infatti, hanno annunciato che il 2008 sarà un anno record per il numero di insolvenze personali dovute in gran parte alla crisi in atto ma anche all’atteggiamento da cicala di molti cittadini, i quali non saranno in grado di onorare il conto della carta di credito usata per i regali natalizi. Nove milioni di britannici, quindi, dovranno fare i conti con il “rosso” in banca e con la rata del mutuo, mentre per la Grant Thornton quest’anno saranno 120 mila i sudditi di Sua Maestà in bancarotta, contro i 47 mila del 2004.
Un dato valga per tutti: nel mese di novembre il 19 per cento delle richieste per un prestito personale sono state respinte mentre il 6 per cento dei titolari di carta di credito ha visto drasticamente ridotto il limite massimo di spesa. Per il 23 per cento dei britannici (circa 9,5 milioni di persone) il debito cui si trovano a dover far fronte è «ingestibile», questo no-
nostante il taglio di un quarto di punto operato dalla Bank of England sui tassi d’interesse. Sempre stando alle analisi di Grant Thornton, saranno 10 mila i cittadini che ogni mese di quest’anno finiranno in bancarotta in Gran Bretagna, 28 mila dei quali nel primo trimestre, mentre un terzo di tutte le crisi finanziarie personali sarà generato da eccessiva spesa per i regali di Natale. Paradossi dell’economia: uno dei paesi più ricchi del mondo vedrà aumentare esponenzialmente i fenomeni di bancarotta tra i propri cittadini, con le banche già pronte a far fronte a migliaia di casi di Individual Voluntary Agreement, una sorta di fido con cui si evita la bancarotta ma si finisce per essere legati mani e piedi agli istituti di credito.
Intanto sale il costo della vita
Quanto al costo della vita, poi, galoppa in modo selvaggio: in soli 12 mesi il costo della benzina verde è aumentato del 16 per cento, un aggravio medio di 155 sterline l’anno. Elettricità e gas rincareranno del 10 per cento entro il primo quadrimestre dell’anno. E mentre i mutui da pagare continuano a crescere, il valore della casa di proprietà media (200 mila sterline, circa 300 mila euro) verrà deprezzato di circa 8 mila sterline nel corso del 2008, il primo crollo a livello annuale da quindici anni a questa parte. Stando al Lombard Street Research Housing Affordability Index, il mercato della proprietà immobiliare in Gran Bretagna «è precipitato nella zona di pericolo già sul finire dello scorso anno e il crollo dei prezzi non si esaurirà nei prossimi dodici mesi ma proseguirà anche per alcuni anni a seguire». L’indice che vede il 100 come linea di demarcazione tra l’affidabilità e la sopravvalutazione, oggi è a quota 82,9 punti, il 12 per cento in meno dello scorso anno nello stesso periodo. Londra sembra sorridente e positiva con ogni condizione climatica, pioggia, sole, vento, nebbia. Ma il gelo che sta attanagliando le sue ossa comincia a lasciare i segni: le rughe della paura.
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