LA CROCIATA CORRETTA

Di Leoni Alberto
12 Maggio 2005
L'AUTORE DE 'LA CROCE E LA MEZZALUNA', SPECIALISTA DI STORIA MILITARE, HA VISTO IL FILM DI RIDLEY SCOTT. QUI SPIEGA IL VERO E IL FALSO

Buio in sala, e già la prima m(c)azzata: nel XII secolo «l’Europa si dibatte nella povertà»! Il fatto che, dopo l’anno Mille, in Europa vi fosse una curva demografica in costante ascesa, segno di un progressivo benessere, non sembra preoccupare i nostri sceneggiatori de ‘Le crociate’ che, anzi, si premurano di stabilire, con la suddetta povertà, nesso causale con l’emigrazione verso la Terra Santa. Ebbene, qualcuno spieghi a Scott come mai i pellegrini, una volta visitato il Santo Sepolcro, avessero una gran fretta di tornarsene a casa, e i cristiani d’Occidente furono sempre un’infima minoranza. Capirai se poteva mancare il prete malvagio e pure fesso, che viene fatto arrosto da Balian, i servi del vescovo che ingaggiano battaglia con nobili e ospitalieri, i crociati in coda a Messina come se stessero aspettando il traghetto. Ciao Ridley, tutto bene? L’ultima crociata l’avevano fatta cinquant’anni prima e nessuno aveva più voglia di riprovarci. Insomma, non peggio di ‘King Arthur’, ma quasi.
Poi la cosa si fa più interessante. Balian, per esempio, è la sintesi del vero Balian, di suo fratello Baldovino, che filò con Sibilla per qualche tempo, e di tutta la sua casata in genere, di origini umili ma che, nel giro di due generazioni, si guadagnò onori e fama in Outremer. Guido di Lusignano, invece, sarebbe un templare ed è un vero mistero gaudioso il suo matrimonio con Sibilla. Perfetti, invece, Rinaldo di Chatillon, Raimondo di Tripoli (qui Tiberias), e, soprattutto, Baldovino IV, il Lebbroso. Anche Salah ad Din (Saladino) e i musulmani sono aderenti alla realtà storica, spietati, pugnaci e cavallereschi al tempo stesso. Il problema, insomma, è il seguente: in quegli anni si affrontarono il meglio dell’islam medioevale (Salah ad Din) e il peggio della leadership cristiana d’Occidente che aveva sopraffatto la fazione più propensa alla convivenza. Quanto ai preti, fanno tutti ribrezzo: chi avesse voglia, però, di verificare se il patriarca di Gerusalemme Eraclio fosse davvero così fetente, sappia che Scott non ha neanche calcato la mano.
Nonostante ciò il film si salva nella formidabile sequenza dell’assedio di Gerusalemme, che fu difesa da Balian in modo superbo: la scena della trattativa è realistica e non è un caso se questa e altre scene, come quella in cui Salah ad Din uccide Chatillon, sono tra le migliori. Più si aderisce alla realtà storica, affascinante più di qualsiasi romanzo, maggiore è l’intensità emotiva. Per questo la nomina a cavalieri dei pochi uomini validi di Gerusalemme e la battaglia sulla breccia possono rappresentare una vera ‘chiamata alle armi’ per i cristiani di oggi, per salvare una città in pericolo, la nostra.
Quanto al nemico musulmano, la lezione che se ne trae è la seguente: maggiore è il rispetto per l’avversario, minore è la sua sottovalutazione; più conosci il nemico e meglio sai non solo combatterlo, ma anche trattare la pace e porre le basi di una convivenza inevitabile quanto provvidenziale.

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