La cura
«La terra giace malata quando il benessere si accumula e l’uomo decade». Oliver Goldsmith scrisse queste parole nel 1770, quando compose il suo capolavoro The deserted village. In lui, uno dei grandi della letteratura britannica, convivevano preoccupazione per la vita rurale del paese e critica feroce – a volte velata di pauperismo – del consumismo che cominciava a prendere piede tra le pieghe del mercantilismo dilagante della City. «Sembrano scritte oggi, guardandoci intorno. Sembrano riferite alla nostra società: e se le cose stanno così la religione non è la malattia della società ma l’unica possibile cura». Il barone William Rees-Mogg è una vera e propria istituzione del giornalismo, della cultura e della politica britannica. Nato a Bristol nel 1928 comincia la sua carriera al Financial Times ma è dalle colonne del Sunday Times – di cui fu direttore dal 1967 al 1981 – che giunge la sua consacrazione: nel luglio del 1965 un suo articolo fece dimettere il primo ministro Alec Douglas-Home e spianò la strada all’avvento di Edward Heath, il duro che cercò di piegare la guerriglia dell’Ira in Irlanda del Nord con metodi repressivi e di intelligence tutt’altro che ortodossi.
E proprio dall’Ulster e dalle elezioni democratiche della scorsa settimana che sembrano aver chiuso per sempre decenni e decenni di violenza comincia la discussione con William Rees-Mogg. Salvo deviare, quasi immediatamente, sui temi che maggiormente lo appassionano in questa stagione della sua vita: la religione e la morale. «Quanto accaduto in Irlanda del Nord era inevitabile, diciamo che era la Storia ad imporlo come sbocco definitivo di un processo doloroso e lento di evoluzione. D’altronde è nella natura del cristianesimo. Per quanto cattolici e protestanti abbiano tribalizzato per decenni il loro credo piegandolo a una violenza confessionale atroce bisogna partire dal presupposto che né la Chiesa cattolica né quella anglicana credono nel terrore come presupposto o applicazione. Non è così per l’islam, ad esempio. Per questo ho difeso strenuamente papa Ratzinger per il suo discorso di Ratisbona».
Siamo partiti dall’Ulster e in un istante ci ritroviamo a Ratisbona. Che nesso vede lei tra queste cose?
Il Papa a Ratisbona ha reso un enorme servizio all’islam, al dialogo interno a questa religione. Doveva essere ringraziato per questo mentre è stato subissato di critiche da tutte le parti, Occidente compreso. Attraverso la citazione del testo dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo, il Papa ha semplicemente sottolineato e fatto emergere una realtà che molti hanno paura di esprimere: ovvero che per l’islam la violenza è una materia dottrinale. La sura della Spada dice chiaramente di uccidere gli idolatri ovunque il musulmano li trovi. È un dato di fatto che papa Ratzinger con la sua lezione abbia aperto una breccia nel silenzio totale attorno a questa questione dirimente. Non possiamo nascondere il fatto che questo versetto sia alla base del manifesto di Osama Bin Laden del 1996 per il jihad globale contro gli infedeli. Al Qaeda non ha nulla da ridire sull’interpretazione di questo comandamento: lo ritiene talmente fondamentale da metterlo sistematicamente in pratica, prima credere e poi combattere. Questa distorsione esisteva nel 14mo secolo ed è arrivata fino a noi senza la benché minima discussione al riguardo: l’11 settembre ne è stata la prova. Le principali religioni non sono uguali: bisogna dirlo con forza, esattamente come ha fatto Benedetto XVI.
Lei parla in termini entusiastici di papa Ratzinger e del suo magistero, denuncia il fallimento morale del modernismo ma lo fa dal paese che più di ogni altro sta dimostrandosi il vero faro del relativismo scientista, la Gran Bretagna.
Questo paese sta perdendo il senso della realtà. Un esempio: pochi giorni fa sul Sunday Times Michael Portillo, un ex esponente di punta del partito conservatore, ha attaccato violentemente David Cameron perché questi va in chiesa. Le sue parole sono allucinanti: «Sono spaventato perché gli uomini di potere che prendono ordini da forze misteriose sono essenzialmente dei fanatici. Sarei più rassicurato dal fatto che la frequentazione della chiesa da parte di Cameron fosse finalizzata a ottenere una spintarella affinché suo figlio sia ammesso in una delle scuole migliori piuttosto che sapere che ci va perché è credente». Siamo alla follia ma anche questo sconfortante paradosso ha un suo lato positivo: una reazione simile significa che la religione sta tornando ad essere un argomento centrale nella società britannica. Questo anche grazie al grande afflusso di cittadini stranieri di religione cattolica, principalmente polacchi, che hanno portato la Chiesa romana a superare quella anglicana per numero di fedeli. La religione, in questo momento, è l’unica arma per combattere il modernismo, ovvero quel mix di materialismo, scientismo e politicamente corretto che ha governato la nostra società per anni. Il modernismo ha basato per anni la sua predominanza sulla religione attraverso la scienza e il neo-darwinismo in particolare. Ma la scienza non è stata in grado di produrre una morale scientifica su cui basare la società: per questo ha fallito. Il darwinismo sociale, esattamente come il marxismo, hanno disseminato morti sul loro cammino: eugenetica, stragi di bambini non ritenuti in grado di poter vivere secondo gli schemi e i dettami scientifici. Questi sono dati di fatto e soprattutto sono cardini fondanti dello scientismo, non sue degenerazioni come non erano degenerazione del marxismo i gulag: quando si arriva a manipolare la vita, a decidere a tavolino chi possa nascere e chi no, la situazione diventa drammatica. Ma qui intervengono la morale e la religione. Come ha rifiutato il darwinismo sociale di George Bernard Shaw e poi quello più tragico di Adolf Hitler, il genere umano saprà rigettare anche la dittatura della provetta che oggi vede la Gran Bretagna in prima fila nella corsa alla manipolazione e allo stravolgimento del concetto stesso di vita.
Quindi la religione appare l’unica risposta al declino che stiamo vivendo?
Assolutamente sì, non c’è dubbio. Il mondo ha bisogno della religione per indirizzare la questione morale. Viviamo in società ricche e opulente ma strapiene di famiglie distrutte, aborto, alcolismo giovanile, droga, criminalità, disperazione: può forse essere lo scientismo neo-darwinista con i suoi mondi di perfezione artificiale la risposta a queste domande? Io credo di no.
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