La destra se ne frega del verde
Chi segue questa rubrica sa che vi si sostiene una visione dell’ambiente fortemente incentrata sull’uomo, sul suo essere qualitativamente diverso dal resto degli esseri viventi, sul suo essere, tra tutti gli esseri creati, l’unico titolare di diritti connaturati. Una visione nella quale si riconosce che l’uomo è diverso perché vive in lui una rappresentazione della trascendenza di Dio; perché è l’unico essere vivente che ha avuto un inizio, ma è destinato a non avere fine.
Questa visione antropocentrica dell’ambiente, che è in linea con la dottrina sociale della Chiesa e con la ragione, è fortemente avversata dalla maggior parte delle componenti dell’attuale maggioranza politica; e la maggior parte dell’opposizione non spinge la condivisione dei principi oltre una svogliata accettazione. Il centrodestra come coalizione, e le sue componenti considerate una per una, non hanno una gran tradizione in materia ambientale; anzi, va detto che fatte le debite, rarissime eccezioni, su questa tematica brilla per un notevole disinteresse ed una spessa ignoranza. All’origine di questo atteggiamento stanno vari fattori, tra i quali il disamore per un argomento sul quale viene concesso una sorta di monopolio a talune forze politiche e sociali, e sul quale si evita quindi di intervenire per la difficoltà ad inserirsi in un dibattito già in corso. Assunto, questo, dimostrato dalla leggerezza e dall’inconsistenza delle strutture e delle persone delegate alla materia, in tutti i partiti della Cdl. Quanto di buono realizzato in materia dai governi Berlusconi non è stato poco, ma è stato frutto di iniziative individuali, non certo di una cosciente politica di governo.
In questa legislatura i partiti della Cdl non hanno presentato in Parlamento o altrove alcuna significativa proposta; ma soprattutto è apparso grave l’atteggiamento (o meglio, il non atteggiamento) che hanno tenuto in occasione della discussione sulle proposte di revisione della “Delega Ambientale”, sulle quali il governo è stato costretto a modificare radicalmente la sua posizione non in Parlamento dall’opposizione, ma in campo aperto, attraverso un confronto duro e impegnativo, da alcune associazioni, forze sociali ed operatori culturali.
I cittadini italiani, l’ambiente del nostro paese, non meritano un ministro come Alfonso Pecoraro Scanio, né un’opposizione come quella che abbiamo. E per il futuro? Lo scopriremo solo vivendo, diceva il cantautore.
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