La dinastia del coniglio (ciellino e islamico) secondo Alberoni
Francesco Alberoni si chiede perché nascano pochi bambini (“Pochi figli? Così si dissolve una comunità”, Corriere della Sera, 12.12.05). E così argomenta: «Fare figli non è una scelta dell’individuo isolato, ma dell’individuo in una comunità che vuole perpetuarsi e restare unita. Lo vediamo nelle minoranze che non accettano di farsi assorbire: gli ebrei, gli armeni, i gruppi religiosi osservanti come Comunione e Liberazione, i testimoni di Geova, gli islamici». Insomma, una bella compagnia di conigli che «possono tenere il sesso separato dall’amore, possono aver tutti gli amanti che vogliono, ma senza interferire con la famiglia. Da un lato la moglie, il marito, i figli, la famiglia, i parenti, il patrimonio, i legami forti. Dall’altro gli amanti, il piacere e il divertimento». Alla combriccola si contrappone «l’uomo solitario», il single, che «ha scelto il desiderio di benessere, di successo, l’erotismo», fattori che dominano «sul desiderio di una discendenza, di una famiglia, di una parentela». Il fatto è che se per quelli «la nascita di almeno due figli è indispensabile per la sopravvivenza della dinastia», per quegli altri «i figli sono sentiti come un faticoso dovere, il matrimonio come un legame, la parentela come un peso».
Ora, noi non sappiamo nulla né di sessualità né di morale cattolica&ciellina, ebraica, islamica, armena poi, men che mai. Vorremmo solo dire ad Alberoni: a noi non piace propagare la specie, a noi piacciono le nostre mogli.
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