La discarica dei lupi
Da alcuni anni la regione Campania è tormentata da un problema drammatico: produce troppi rifiuti e non riesce a smaltirli. Per trovare una soluzione, i governi che si sono succeduti hanno messo in campo uomini, provvedimenti e mezzi economici, ma niente e nessuno è riuscito anche solo a programmare qualcosa di accettabile. Quando una buona soluzione è stata prospettata, sono intervenuti imbecilli in buona fede e mascalzoni al servizio della malavita per impedirne l’attuazione. Da qualche mese il governo Prodi ha nominato commissario per l’emergenza rifiuti nella regione Campania il dottor Guido Bertolaso, capo dipartimento della protezione civile e noto ai più per le graziose t-shirt azzurre con bordo tricolore che sfoggia in televisione.
Bertolaso voleva creare una nuova discarica per due milioni di tonnellate di rifiuti, che sarebbe stata non la soluzione, ma certo un bel palliativo. Ma tra martedì e mercoledì della scorsa settimana c’è stato un momento di turbolenza: Guido Bertolaso si è dimesso; è stato annunziato che al suo posto era stato nominato Gianfranco Mascazzini, direttore generale del ministero dell’Ambiente; e infine si è saputo che il Consiglio dei ministri aveva confermato Bertolaso, respingendone le dimissioni. Durata della pantomima: meno di dieci ore.
Tutta la vicenda trae origine dal fatto che la discarica programmata dal commissario era ubicata in comune di Serre, in prossimità di un’oasi del Wwf. Ricorrevano in questa decisione due motivi di allarme per il ministro dell’Ambiente: la localizzazione in provincia di Salerno, territorio suo, e la “lesa maestà” nei confronti della (a lui, e anche a tutti noi) carissima associazione ambientalista, che, tra l’altro, ha anche occupato con suoi uomini vari uffici di vertice del ministero.
A questo punto Pecoraro Scanio chiede una riunione a Palazzo Chigi e affronta Bertolaso, esprimendo tutta la sua contrarietà all’iniziativa; il direttore Bertolaso si dimette, dando inizio alla sceneggiata, che in poche ore si risolve con la sconfitta del ministro: parziale, perché la discarica viene ridotta da due milioni a settecentomila tonnellate e allontanata (ma solo di qualche centinaio di metri) dall’oasi del Wwf. Settecentomila metri cubi non sono pochi, e tuttavia va tenuto presente che la sola città di Napoli produce circa mille e ottocento tonnellate di rifiuti al giorno, pari a quasi duemila metri cubi; vale anche la pena ricordare che in depositi “temporanei” giacciono da più di cinque anni oltre cinque milioni di tonnellate di “ecoballe”, cioè rifiuti malamente essiccati e impacchettati, gravemente inquinanti: altri (più o meno) sette o otto milioni di metri cubi.
La vicenda, pur nelle sue dimensioni obiettivamente ridotte, è emblematica della confusione totale nella quale operano Prodi e il suo governo, impossibilitati a prendere qualunque decisione seria dalle polemiche interne e dalle divergenze ideologiche tra i suoi componenti.
In effetti si tratta solo di un ulteriore episodio della differenza di opinioni che in campo ambientale contrappone il ministro (un vetero ambientalista seguace della teoria «nulla si faccia, così si salva l’ambiente») alle componenti più avvedute e colte del governo: il ministro viene lasciato “giocare” con le decisioni meno importanti, ma poi, quando si tratta di cose serie, non è lui a decidere.
Fin qui l’accaduto, e ognuno può dare il suo giudizio, anche considerando i profili dei vari personaggi coinvolti in questo “teatrino” . Certo sulla situazione dei rifiuti in Campania ci sarebbero ancora molte e molte cose da scrivere, e non è detto che non lo faremo in futuro. Ma per ora ci limitamo a lanciare un paio di innocenti e legittimi interrogativi: sarà possibile risolvere il problema finché sarà gestito in questo regime di incompetenza, mancanza di decisione, veti incrociati? Sarà mai chiamato qualcuno a rispondere della enorme quantità di risorse fin qui sprecate?
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