La discarica sotto il tappeto

Di Fabio Cavallari
20 Settembre 2007
È bastato che il governo campano dicesse "allarme rientrato", et voilà. I rifiuti di Napoli sono spariti dai giornali. La regione, però, annega nella monnezza

Napoli, 13 settembre 2007
Calma piatta. Si sono spenti i riflettori sulla questione rifiuti in Campania. Non bruciano più i cassonetti per le vie di Napoli e i mass media hanno nascosto sotto il tappeto l’emergenza “munnezza”. Il centro del capoluogo campano appare effettivamente ordinato e i cumuli di sacchi neri che ostruivano completamente vicoli e strade pubbliche sembrano solo un ricordo. Il sindaco Rosa Russo Jervolino, con gran rilievo della stampa, ha addirittura osato mettere in dubbio l’antico “mestiere” del parcheggiatore abusivo. Stretta di vite per automobilisti indisciplinati. “Metteremo le ganasce alle auto dei proprietari che alimentano l’illegalità”, così titolava un quotidiano locale il 13 settembre. Camminando per le vie della città però si capisce immediatamente che qualcosa non funziona. La percezione che si stia mettendo in campo un teatrino per turisti e visitatori distratti non è invenzione peregrina. A poco più di duecento metri dalla centralissima via Duomo, infatti, è facile scoprire il gioco delle tre carte. “Spariti i parcheggiatori abusivi? Stiamo ‘pazziando’?”, si dice da queste parti. In una strada che si allarga, creando una sorta di piazza pubblica, alla faccia della legalità, si trova un vera e propria autorimessa a cielo aperto. Ovviamente abusiva. Il “gestore” garantisce sicurezza e disponibilità ventiquattro ore su ventiquattro. Per darci garanzia di serietà ci spiegano che è possibile fare anche abbonamenti mensili o settimanali. Tutto è in perfetto ordine e sicurezza. Illegalmente, a due passi dal centro controllato dalle forze dell’ordine. Quella dei parcheggiatori, insomma, è una specie metafora, un po’ come quella del “Reclusorio”, il palazzo dei Poveri di Piazza Carlo III. L’edificio è il maggiore palazzo monumentale di Napoli ed è una delle più grandi costruzioni settecentesche. La facciata, lunga ben 354 metri, è stata ridipinta recentemente per far bella mostra di sé, ma oggi quella costruzione è solo un simulacro. Dei centotremila metri quadrati a disposizione solo pochi sono utilizzati, tutto il resto è praticamente in disuso. Il progetto borbonico prevedeva di accogliere circa ottomila tra poveri, diseredati, sbandati e immigrati. Nessuno di questi oggi è accolto in quella struttura, anzi i senza dimora per chiedere l’elemosina sono costretti, nelle belle vie del centro, a pagare il pizzo all’onorata società. Il paradosso campano sembra rinchiuso tutto in questo gioco dall’apparenza.
Anche la questione rifiuti è tutta da leggere in questa logica. Nessun titolone sui giornali, dunque emergenza finita? Chi si occupa della faccenda, a vari livelli, ci spiega che se si accantonassero le piccole mosse di propaganda politica, la soluzione definitiva in effetti si potrebbe anche trovare. Allo stato attuale però, cantare vittoria sembra davvero prematuro, se non proprio una buffonata. Infatti basta allontanarsi pochi metri da Piazza Plebiscito per trovare ancora strade ingombre di immondizia. I napoletani, abituati al disastro dei mesi di giugno e luglio, non ci fanno neppure caso e tollerano con fatalità e rassegnazione.
Certo è che l’emergenza è stata tamponata dal nuovo commissario Alessandro Pansa, attraverso uno dei provvedimenti più contestati e osteggiati da politici e amministratori: la discarica di Serre. Un sito, quest’ultimo, che ha una capienza di settecentomila tonnellate e perciò, considerando una produzione regionale di circa settemila tonnellate quotidiane, registrerà il tutto esaurito in circa cento giorni. E poi? Il timore di ritrovarsi ancora con i roghi per le strade è una preoccupazione di molti. Per capire la reale situazione, però, bisogna uscire dalle vie cittadine e dirigersi nella direzione delle periferie e delle campagne.

Un cassonetto chiamato Tav
I primi consistenti cumuli di rifiuti compaiono già sotto il primo cavalcavia, appena fuori dalla città. Materiali provenienti da cantieri edili, i cosiddetti rifiuti ingombranti, e semplici sacchi neri sono ammassati sotto ogni ponte o viadotto. Spazi vuoti da riempire, si dice, come quelli scoperti in questi giorni dalla forze dell’ordine nei pressi dei cantieri per l’Alta velocità di Caivano. Secondo quanto è emerso dalle indagini delle Fiamme Gialle, i rifiuti sarebbero stati abbandonati in discariche abusive, con una sensibile riduzione dei costi che altrimenti, seguendo la regolare procedura di smaltimento, le imprese avrebbero dovuto sostenere. Materiali di risulta dei cantieri e sostanze bituminose considerate tossiche sono finite così all’interno dei cantieri di opere pubbliche. Lontano da occhi indiscreti quindi, il malaffare “munezza” continua ad ammorbare la regione del Vesuvio.
Percorrendo le strade che dai viadotti conducono verso i paesi periferici, la situazione si fa sempre più puzzolente. Sulle vie che portano ad Acerra, Aversa, Marcianise, Caivano, Succivo, tra le campagne e i percorsi secondari si possono percorrere chilometri interi su strade a carreggiata ridotta dai cumuli di rifiuti. E man mano che ci si allontana dai centri abitati e ci si inoltra in aperta campagna la situazione tende a peggiorare. Così, accanto alle coltivazioni di asparagi, tabacco, mais, mele e fragole si possono trovare vere e proprie discariche a cielo aperto.
Molti comuni fuori Napoli, durante la crisi di luglio, per far fronte all’urgenza del momento, avevano messo a disposizione alcuni siti per lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti. Già, temporaneo. Peccato che ancora oggi, però, tra un appezzamento coltivato e l’altro ci siano zone, delimitate da muretti di recinzione non più alti di venti centimetri, con montagne di immondizia e chissà cos’altro che ancora oggi continuano a bruciare sotto il sole. L’aria è praticamente irrespirabile e le poche automobili che circolano su queste strade non possono che viaggiare rigorosamente con i finestrini chiusi. Sigillati.
Un contadino del posto, proprietario di una masseria d’altri tempi, racconta a Tempi che riesce ancora a esportare fragole in tutta Europa, soprattutto in Germania. Ovviamente fornisce ogni tipo di rassicurazione sulla bontà delle sue produzioni e giura che tutti quei rifiuti non hanno alcun effetto sulle sue fragole. Ma come si fa a credergli? L’intera periferia di Napoli e tutte le zone agricole intorno al capoluogo versano in questa condizione. Probabilmente qualche mese fa la situazione era ben più grave, ma oggi ci vuole del coraggio per dire che l’emergenza è rientrata.

Illazioni e sospetti concreti
Accanto a questo inferno dantesco fatto di odori acri e fumo denso, poi, ci sono i famosi terreni privati dove le ecoballe avrebbero dovuto rimanere temporaneamente, prima di essere “termovalorizzate”. Terreni che lo Stato ha preso in prestito pagando affitti profumati. Terreni che, assicurano le malelingue, hanno costituito un affare d’oro per la camorra, che attraverso prestanome gestiva concretamente tutto “il giro”. Sono tutte facili illazioni, naturalmente. Roba che non finirà mai tra le carte della magistratura. Agli atti della procura di Napoli, invece, è finito qualcos’altro. Qualcosa che ha portato fino alla richiesta di rinvio a giudizio per le due società che si sono aggiudicate l’appalto per l’intero ciclo dello smaltimento rifiuti campano, Fiba e Fise (Gruppo Impregilo).
L’Ingegnere Claudio Lamberti, sino al 25 luglio scorso coordinatore della commissione speciale di valutazione di impatto ambientale e oggi responsabile delle politiche ambientali della federazione provinciale di Alleanza Nazionale, spiega a Tempi che, come appare evidente a chiunque si prenda la briga di “mettere il naso” da questo parti, «la situazione è solo apparentemente migliorata. Ci troviamo in pratica in una fase provvisoria. A breve le discariche avviate dal nuovo commissario Alessandro Pansa saranno in fase di esaurimento. Nella realtà non esiste alcuna prospettiva di una soluzione a regime. Sino a quando le ecoballe non avranno le caratteristiche ad hoc e verranno portare a stoccaggio si correrà il rischio, come già sta accadendo, di avere perdita di percolato e quindi materiale inutilizzabile per la termovalorizzazione». Ed è proprio il nodo dei termovalorizzatori una delle questioni più spinose da sciogliere. Deve averla pensata così anche la procura partenopea. Il fallimento dell’intero processo di smaltimento, infatti, è da imputare proprio al passaggio termovalorizzazione. I giudici di Napoli accusano le società di Impregilo di non avere confezionato correttamente il combustibile ottenuto dai rifiuti, cioè di aver prodotto a lungo ecoballe impossibili da bruciare. Nella stessa inchiesta è stato richiesto il rinvio a giudizio anche per il governatore regionale Antonio Bassolino, commissario per i rifiuti dal 2000 al 2004, che secondo gli inquirenti non avrebbe vigilato in merito.
Il fatto è, comunque, che il vero problema ha origini politiche prima ancora che “tecniche”. L’attuale presidente della Regione Campania, infatti, per anni ha assecondato le spinte “radicali” che intendevano osteggiare la costruzione dei termovalorizzatori, perciò oggi, paradossalmente, ci si ritrova a tentare di arginare l’emergenza con il vecchio metodo delle discariche. Un processo certamente molto meno “ambientalista” di quello che comprende la produzione di energia attraverso la combustione dei rifiuti. Oggi l’unico termovalorizzatore in costruzione è quello di Acerra, che però non inizierà a funzionare prima del 2008.

Dieci anni buttati via
Ma, anche ammesso che nel frattempo non si verifichino nuovi intoppi o proteste, quell’impianto, da solo, riuscirà a risolvere il problema? L’ingegner Lamberti, naturalmente, non ne è affatto convinto: «Da solo, il termovalorizzatore di Acerra non risolverà nulla. Il piano Rastrelli del 1997 prevedeva cinque termovalorizzatori in Campania. Uno per ogni provincia. Ora si sta ultimando quello di Acerra e si prevede la costruzione di quello di Santa Maria la Fossa, ma è poco efficace concentrare in solo due punti tutto il materiale da portare a termodistruzione. Con cinque impianti, invece, ogni provincia potrebbe rendersi indipendente. Ma questa è una soluzione che dipende da una volontà strettamente politica».
Continuando il percorso a ritroso dalla campagna al centro della città, riusciamo a entrare anche nel sito di Acerra. I cartelloni che individuano l’inizio e la fine dei lavori indicano come data ultima il 30 giugno 2008. Sino a quella data (che tutti però smentiscono perché troppo lontana) non è dato sapere quante discariche dovranno essere ancora aperte e quanti viaggi i rifiuti campani dovranno fare verso altri lidi (si parla di Germania, Romania e di altre regioni italiane). Voci informate raccontano anche che la giunta di Bassolino vanti parecchi debiti con molti di questi interlocutori che hanno accolto i rifiuti campani ma stanno ancora attendendo il corrispettivo per le operazioni di smaltimento. L’unica cosa certa è che l’emergenza a Napoli non è affatto terminata.

I roghi non si fermano
Rientrando in città, inaspettatamente, ci ritroviamo nel bel mezzo di una protesta organizzata con tanto di roghi di cassonetti e cartoni gettati in mezzo alla strada. Ci spiegano alcuni vigili che l’emergenza rifiuti ha fatto scuola, ma che questa volta non si tratta di una protesta legata allo smaltimento della “monnezza”, bensì a una diatriba dei commercianti con il Comune di Napoli. E mentre i sacchi neri continuano a bruciare veniamo anche a scoprire che di spazio per l’immondizia in Campania probabilmente c’è ne è ancora molto. Le forze dell’ordine hanno bloccato, infatti, proprio in questi giorni, un traffico illecito di rifiuti tossici che dovevano arrivare nientemeno che dalla ricca Svizzera. Un paradosso, una vera e propria farsa che a Napoli non scandalizza più nessuno ma che è destinata ancora una volta a creare non pochi problemi ai suoi cittadini. Mentre la Jervolino e Bassolino cantano l’ordine e la pulizia della città, la periferia e le campagne napoletane continuano a soffocare. Tutto tranquillo, sino al prossimo rogo.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.