La dittatura piccolo-borghese
Il relativismo culturale ed estetico, il giustizialismo, la trasformazione della realtà in realtà televisiva, la crisi della scuola e dell’educazione in generale, il disinteresse per la tradizione e le radici: tutti questi fenomeni che siamo soliti attribuire a profonde trasformazioni culturali o all’affermarsi di determinate visioni politico-ideologiche dipendono in realtà da un evento socio-politico di cui nessuno vuole prendere atto: la dittatura della piccola borghesia. A sostenere questa originale tesi è lo scrittore e saggista francese Renaud Camus nel suo ultimo libro-intervista, che si intitola appunto La dictature de la petite bourgeoisie. Camus, che è il fondatore di un provocatorio “Partito della non-nocenza”, regala perle di caustica saggezza nelle 130 pagine dell’intervista col giornalista Marc du Saune. Per Camus la scuola dovrebbe garantire «l’uguaglianza dell’accesso alla disuguaglianza». “Essere se stessi” è una parola d’ordine piccolo-borghese anticulturale, perché la cultura è «imparare ad “essere di più”, ad “essere altro”». Per Camus la borghesia e l’aristocrazia non esistono più: borghesi e aristocratici d’oggi sono «culturalmente piccolo-borghesi». Godibile.
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