LA FAMIGLIA SECONDO LA SINISTRA

Di Tempi
03 Febbraio 2005
Oh che bello, che bello: la sinistra italiana si è convertita ai valori della famiglia

Oh che bello, che bello: la sinistra italiana si è convertita ai valori della famiglia, folgorata sulla via di Hillary Clinton. Serie di manifesti Ds-Uniti nell’’Ulivo con uno slogan fisso (“Lavoriamo perché nessuno rimanga indietro”) e due intercambiabili (“Io non ho paura” e “La più grande impresa italiana: la tua famiglia”), contornati di famigliole assortite molto sorridenti. Ma… guardati da vicino i manifesti mostrano qualche carenza. C’è una famiglia monoparentale, madre e bambino, del padre nessuna traccia. Poi ci sono mamma e papà, lui un po’ spelacchiato lei invece una bella manza con l’ombelico in vista, e il bebè: dagli occhi a mandorla si direbbe un orfanello dello tsunami; insomma, niente papà biologico neanche qui. E infine un grande lenzuolo con due nonni, cinque giovani genitori (tre maschi e due femmine) e sette pargoli teneri teneri. Il trionfo della buona vecchia famiglia patriarcale? Mica tanto.
Avvicinatevi e guardate bene: i nonni sono verosimilmente italiani, ma nemmeno uno dei cinque genitori giovani lo è. Insomma, la sinistra ha cancellato il maschio italiano padre. Per prenderne il posto, ovvio.

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