«La famiglia è un’eccezione da abolire», scrive Queer. Durera più Prodi o la famiglia? Dipenderà ancora da Dini?
´ «La colpa è ovviamente di chi ci ha governato. Ma anche di un sistema di informazione che si appiattisce sotto il potere», dice Giovanni Sartori sul Corriere della Sera (17 novembre).
C’è un quotidiano che Sartori dovrebbe conoscere bene, che spesso si appiattisce sopra il potere.
´ «Se la crisi continua e la politica declina, declina, declina, poi arriva qualcosa», dice Fausto Bertinotti al Corriere della Sera (20 novembre).
E questo “qualcosa” in che consisterebbe? Se la situazione è veramente declinata, declinata, declinata potrebbe arrivare uno come Montezemolo, fa intendere Bertinotti. La sua idea è che così si toccherebbe il fondo. Difficile non condividere.
´ «Danni alla salute dall’abbronzatura artificiale», dice un sommario a un titolo di prima pagina della Stampa (19 novembre).
E adesso Giulio Anselmi cerchi di convincerci che mettere un sommario così sotto una foto di Berlusconi, è un caso.
´ «Se il testo sul welfare venisse modificato dovremmo riflettere su cosa fare», dice Guglielmo Epifani alla Repubblica (17 novembre).
Se no, si va avanti così. Alla cazzo.
´ «Per dire, Raiuno ha trascorso il pomeriggio di giovedì a parlare del fratello di Manuela Arcuri», dice Aldo Grasso sul Corriere della Sera (17 novembre).
Ma guarda te come si butta via il tempo: con tutti gli approfondimenti che si potevano fare sul sedere o sulle tette della nota calendarista.
´ «Se proprio una cosa non ho, è di essere suscettibile», dice Walter Veltroni alla Stampa (19 novembre).
Veltroni non è suscettibile “ma è anche” vendicativo.
´ «Era passata una mia particolare volontà di alzare i toni», dice Luigi De Magistris al Corriere della Sera (16 novembre).
Sarà anche un magistrato integerrimo ma de Magistris dà un po’ troppo l’impressione di concepire una giustizia dai toni forti, da anno zero, anzi da Annozero.
´ «”Già un milione di firme”. Ma raccolte dove?», dice un titolo dell’Unità (17 novembre).
La polemica sulla raccolta delle firme non è più «la solita e stucchevole polemica sui brogli» come per il voto del 9 e 10 aprile 2006, le primarie del Partito democratico o il referendum sugli accordi di Cgil-Cisl-Uil. Questa volta le firme le raccoglie Forza Italia.
´ «Veltroni ha fatto la mossa giusta perché la sua offerta testimonia nei fatti la volontà di lavorare per il bene del Paese», dice Antonio Padellaro sull’Unità (17 novembre).
Il povero Padellaro pravdeggia un po’ su Veltroni, ma il destino è segnato (e non da Walter bensì da Massimo): hanno da venì gli Angelucci.
´ «La violenza parte dalla famiglia», dice Fabiola Correale a Queer, supplemento di Liberazione (18 novembre).
E che ne facciamo di tutte queste famiglie italiane assassine, le spediamo tutte a Bucarest?
´ «La famiglia è uno stato di eccezione da abolire», dice un titolo di Queer supplemento di Liberazione (18 novembre).
Chissà se durerà più il governo Prodi o la famiglia? Dipenderà tutto da Dini, ancora una volta?
´ «Si sta lavorando per una soluzione condivisa da tutti, cristiani, sciiti e sunniti. Ma la situazione è complicata», dice Massimo D’Alema al Corriere della Sera (18 novembre).
No, non sta parlando della riforma del sistema elettorale in Italia, bensì dell’elezione del nuovo presidente libanese.
´ «Un sistema politico in cui un partito di tre persone può essere decisivo, non corrisponde agli interessi della nazione», dice Sergio Romano sul Corriere della Sera (18 novembre).
Se per questo neanche un blocco di opinione pubblica nazionale che corrisponde agli interessi di tre persone (soprattutto se il nome di una di queste tre persone finisce per “zemolo”).
´ «Noi non siamo in contrapposizione con la polizia», dice Franco Giordano alla Repubblica (18 novembre).
Purché si lasci tirare senza protestare qualche idrantuccio quando “i ragazzi” hanno voglia di un po’ di conflitto in libertà.
´ «Non è facile esprimersi sul nuovo palazzo del tuo datore di lavoro», dice una frase raccolta dal Corriere della Sera (21 novembre).
No, non è l’ennesimo sfogo di Fini contro il nuovo partito berlusconiano, è il parere del critico di architettura del New York Times, Nicolai Ouroussoff, che avanza riserve sul progetto di sede del suo giornale preparato da Renzo Piano.
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