La fattoria delle bestie equivicine
Fossero gli animali della fattoria sarebbero: Diliberto un asino legato al palo, Sansonetti una volpe a caccia dell’agnello, D’Alema un apprensivo coniglio, Franchi una talpa azzeccagarbugli, Pansa un cane da guardia, Colombo una gallina, Scalfari un uccellino in gabbia. Fossero gli animali della fattoria avrebbero diversi toni e accenti per gridare “al lupo al lupo” e mille chiose e corollari per definire se trattasi: di lupi veri e propri, compagni questi ci fan la pelle (Pansa), non proprio lupi perché non v’è traccia di tale definizione né sui vocabolari né negli articoli di Timothy Garton Ash (Franchi), sì son lupi ma non ricordiamoglielo (D’Alema), lupi? ma quali lupi? io vedo solo delle specie di fiere innocue democraticamente elette come rappresentanti dei loro popoli ingiustamente oppressi dagli animali della fattoria (Diliberto in apnea da dichiarazione).
Fossero gli animali della fattoria sarebbero tutti e solo concordi che, rispetto a prima, è necessario segnare una discontinuità, e tutti e in ordine sparso dissenzienti su che cosa si debba incardinare tale di-scontinuità: su una politica filoaraba e antiUsa (Diliberto), di equivicinanza (D’Alema), atlantica (Pansa), di equivicinanza a tratti, filoaraba a fine stagione, un po’ a-tlantica ma senza esagerare che poi chi lo sente D’Alema (Franchi).
Fossero fiere domestiche e non intellettuali in giacca e cravatta potrebbero razzolare solo nell’aia del cortile, anziché nelle redazioni dei giornali.
Gli asini legati al palo
Fossero asini legati al palo delle proprie vetuste visioni del mondo dichiarerebbero, come ha fatto Marco Ferrando a proposito dell’invio di nostri militari in Libano, che «la verità è che sotto la bandiera ipocrita della pace si vuole garantire ad Israele la distruzione della resistenza, la trasformazione del Libano in un protettorato occidentale, lo spostamento a favore di Israele dell’intero equilibrio mediorientale» (Corriere della Sera, 18 agosto). Perché, come ha sottolineato Piero Bernocchi dei Cobas, «Non è una missione di pace. Semplicemente si passa da una guerra unilaterale a una guerra concordata» (Manifesto, 18 agosto). E che Hezbollah non è paragonabile ad al Qaeda perché il primo è «una formazione variegata e composita che usa “anche” la lotta armata, anche in forme estreme di tipo terroristico», anzi, a ben pensarci, «formazioni simili c’erano anche nella Resistenza, rappresentate soprattutto dal contrasto tra le due linee interne al Pci, quella militarista di Longo e quella più politica di Togliatti» (Lidia Menapace, Manifesto).
Fossero asini legati al palo avrebbero già la soluzione: «Fosse per me manderei dei militari non armati» (Gino Strada, Repubblica, 19 agosto). E si compiacerebbero del fatto che, con un ministro degli Esteri come quello che ci ritroviamo, non c’è più alcun voltastomaco: «Con una politica estera come questa, non vedo come la sinistra possa avere dei maldipancia» (Oliviero Diliberto, Corriere, 17 agosto). Fossero asini legati al palo direbbero che non hanno problemi a continuare a confrontarsi con l’Ucoii (Diliberto), anche se questi sostengono cose del tipo: «Lo Stato ebraico porta in sé i germi dell’aberrazione, nasce sulla pulizia etnica» (Hamza Piccardo). Anche perché all’accusa di far da quinta colonna ai terroristi han sempre la risposta pronta: «La sinistra non sta con i fondamentalisti, sta con i più deboli» (Paolo Cento).
Volpi a caccia d’agnelli
Fossero volpi saprebbero astutamente cambiare i termini della questione. Quando George W. Bush ha definito i terroristi dello sventato attentato nei cieli di Londra degli «i-slamofascisti», loro non solo hanno voluto recitare la parte degli antifascisti islamici, ma hanno bensì precisato che – a voler essere puntuali storiograficamente – gli unici veri fascisti sono i cattolici, Bush e Blair. Valentino Parlato: «Ma pensate, che cosa diremmo noi se dall’altra parte ci venisse l’accusa di “fascio-cristiani”? Si rafforza in me la persuasione che quella di Huntington è la dottrina fondamentale e fondamentalista di Bush e Blair, i quali non sapendo più che politica fare cercano una via d’uscita nella più suicida delle ideologie, quella del terrore» (Manifesto, 12 agosto). Piero Sansonetti: «E comunque, se proprio si dovesse accostare il fascismo a una religione, ci dispiace dirlo, ma l’unica religione che ha visto la sua gerarchia, la sua “Chiesa”, coinvolta col fascismo è stata la religione cristiana. Il fascismo non è islamico, casomai è cristiano» (Liberazione, 12 agosto). Che poi alla volpe, a furia di inseguir l’agnello, capiti di inciampare in bassezze come definire il laico ed egiziano Magdi Allam un «fondamentalista cristiano», o scrivere che la definizione di islamofascista sia possibile sentirla solo dal «farneticante Bush» quando questa è stata coniata dall’intellettuale liberal Paul Berman, poco conta.
Fossero volpi darebbero certamente la seguente risposta alla domanda «Nessun rancore verso gli iracheni? “No, piuttosto provo rabbia nei confronti della guerra voluta dagli Stati Uniti: se non ci fosse stato quel conflitto forse oggi ci sarebbe anche la pace in Libano”» (Simona Torretta, Venerdì di Repubblica, 25 agosto).
I tremuli coniglietti
Fossero coniglietti ispirerebbero simpatia. è questo il sentimento che deve avere rapito Gad Lerner quando ha dichiarato: «D’Alema? è un antisemita per scherzo» (La Stampa, 18 agosto). Oppure susciterebbero salaci battute: «Tra gli Hezbollah è scoppiata una furiosa polemica su questo tema: è giusto andare a braccetto con D’Alema?» (Jena, La Stampa, 18 agosto). O – in noti esponenti super partes – attestati di stima: «Mi sembra che la politica estera di D’Alema sia equilibrata» (Pancho Pardi, Corriere, 22 agosto). Addirittura immagini liriche: «Alla passeggiata di D’Alema attribuisco il merito di aver recuperato il ruolo simbolico in un mondo che ne è così privo. Niente parole: un atto, dei volti, degli sguardi, una scelta». (Alberto Asor Rosa, Unità, 21 agosto). Infine disgusto: «La foto di D’Alema è stata un pugno nello stomaco» (Peppino Caldarola).
Fossero coniglietti starebbero certo simpatici anche ai lupi («è stato un incontro molto cordiale»; «Siate certi che i vostri soldati non corrono alcun rischio con l’Hezbollah nel Libano meridionale», Hussein Haji Hassan, deputato di Hezbollah che ha passeggiato con D’Alema, Corriere, 19 agosto). E strapperebbero certo battute esilaranti come la seguente: «La foto con il deputato di Hezbollah? Non capisco dov’è lo scandalo. Voglio dire, D’Alema non è mica iscritto a Hezbollah» (Romano Prodi).
Le talpe azzeccagarbugli
Fossero talpe mentre nella fattoria impazza la lotta, loro starebbero lì col ditino impennato a spiegare quali sono – dal punto di vista linguistico – le regole d’ingaggio della disputa. Non è che dicano cose sbagliate, è solo che son di così sottil arguzia che i loro pensieri s’assottigliano fino a farsi trasparenti nelle note a piè di pagina. Faccia da esempio uno qualsiasi degli editoriali firmati da Paolo Franchi, direttore di quel Riformista che una volta faceva le pulci alla sinistra e che oggi s’è ridotto a succedaneo arancione di Repubblica.
Fossero talpe avrebbero studiato così tanto da avere poche idee ma ben attorcigliate: «Basta con il pacifismo d’accatto: in Libano bisogna andare eccome, ed essere pronti anche a sparare, sparare, sparare»; «in questo mio recente viaggio in Siria ho vista la simpatia, il calore per noi italiani. Sembra assurdo, ma è stata anche la vittoria al mondiale di calcio a darci lustro e credibilità: tifavano tutti per noi, e alla fine sono scesi a migliaia per festeggiare in strada»; «la politica di Israele e Usa è sciagurata»; «solo l’Europa è considerata da quei paesi un interlocutore credibile e l’Italia più di tutti» (Massimo Cacciari, Corriere, 15 agosto).
Cani armati
Fossero cani, finalmente avrebbero capito che di fronte ai lupi, prima si intima l’alt, ma poi – se ti vogliono far la pelle – non è poi del tutto balzana l’idea di potersi difendere. Potrebbero anche compiere ragionamenti assennati come Alexander Stille a proposito della pagina a pagamento sul New York Times ad opera del gruppo Al Kharafi in cui si sostiene che fascista è Israele: «Si può fare un discorso ragionando sui mancati tentativi politici di Israele per risolvere la crisi in Medio Oriente. Resta il fatto che in Israele c’è un dibattito sugli errori del governo, esiste un movimento pacifista. Nel mondo arabo non c’è praticamente mai un cenno di autocritica. Si è di fronte a governi uno più orribile dell’altro, che opprimono e sfruttano i propri cittadini. Governi arrabbiati che pretendono di dare lezione al resto del mondo» (Unità, 24 agosto). O come Giampaolo Pansa: «Ci vorrebbe una mano dura contro i possibili kamikaze islamici che vivono in casa nostra. Democratica, rispettosa della legge, ma dura. Però chi può averla? Non lo so. Quel che so è che siamo un paese sempre pronto ad arrendersi. Ci arrenderemo anche stavolta? Non fatemi avere pensieri cattivi» (Espresso, 18 agosto).
Fossero cani da guardia potrebbero addirittura permettersi giudizi scandalosi come Pietro Citati: «Bush questa volta ha ragione. Il termine nazista (meglio che fascista) gli si addice benissimo (ai terroristi, ndr). Credo che sarebbe ora che i cosiddetti esperti europei smettessero di criticare sempre e dovunque gli americani: gli americani sono morti e muoiono, mentre gli europei blaterano, piangono; sempre più incolti, stolidi e incapaci di agire» (Repubblica, 13 agosto). E permettersi persino di notare che qualcosa nelle cronache giornalistiche non va: «Che l’esercito israeliano non avanzasse con la velocità consueta, che cento soldati morissero, e soprattutto che i lucidi ed elegantissimi missili di Hezbollah colpissero Haifa, suscitava nelle prose dei nostri giornalisti un buon umore inconsueto» (Citati, Repubblica, 28 agosto).
Le galline che predicano bene e razzolano male
Fossero galline sarebbero molto impegnate a raccogliere sul terreno qualche semino di buon senso, mentre nell’aia loro circostante c’è chi quei semini li schiaccia sotto il tacco dello stivale.
Fossero galline scriverebbero articoli appassionati in difesa di Israele e denuncerebbero l’informazione unidirezionale del Tg3. «Ci piace condannare, soprattutto Israele. Ma è solo per colmare il vuoto. Invochiamo la pace come se fosse un rito voodoo composto di due parti: pronunciare la parola e indicare un nemico. Invece è una strada lunga. E non sappiamo ancora dove comincia» (Furio Colombo, Unità, 14 agosto). Fossero però galline serie inizierebbero anche a rispondersi che un buon punto d’inizio “dove cominciare” potrebbe essere quel pollaio di cui son stati anche direttori.
L’uccellino in gabbia
«Noi tutti – bianchi o colorati, ricchi o poveri, cristiani o musulmani – abbiamo bisogno di dare un senso alla nostra vita. (.) In mancanza di senso la vita diventa solo un transito insopportabile, i dolori e la miseria le malattie le frustrazioni non si tollerano. (.) La “Sharia” dà senso. La fede in una qualsiasi religione dà senso. Il gesto drammatico anzi tragico, se dedicato ad una supposta “causa”, dà senso. Educarsi al suicidio per uccidere il nemico dà senso. Questo è l’abisso in cui quella gioventù priva di senso e di identità sta cadendo. Tirarla fuori dal non-senso è un’impresa immane alla quale le nostre società non mi sembrano preparate. Capisco che questa spiegazione è tragica: follia omicida e suicida per mancanza di senso. Ma questo è l’abisso verso cui stiamo andando». (Eugenio Scalfari, Espresso, 18 agosto).
Fossero uccellini avrebbero la sincerità disperata di queste parole. Ma rimarrebbero sempre in gabbia, finché non iniziassero ad ammettere la possibilità di un inatteso senso liberatore.
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