La (faziosa) Repubblica di Milano
In questi giorni, la “Grande Informazione” italiana ha fatto un salto in avanti. Come ai tempi del “Grande balzo” di Mao e poi fino alla “Rivoluzione culturale”, quando si facevano i processi allo stadio, per sveltire la procedura naturalmente, come scrive Misiani nel suo “Toga rossa”. Da noi la “rivoluzione” non ha bisogno della “banda dei quattro” e dell’ex ballerina Ciang Chin. Ci accontentiamo del guitto Luttazzi, del pensoso Freccero, del montanelliano Marco Travaglio e, sulle pagine locali tribunalizie, di tale Marco Mensurati, lanciato in una carriera mediatico-giudiziaria con le sue cronache sulla Cascina San Bernardo. Forse Mensurati è troppo arguto, troppo fantasioso, perché viene smentito da tutti, soprattutto da quelli che Mensurati descrive come “legali-responsabili” d’organizzazioni “non profit”. Come definire il lavoro del cronista della Repubblica? Il Travaglio del Mensurati.
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