La festa del fare

Di Persico Roberto
29 Novembre 2007
Più che una storia di numeri il carosello di un popolo. L'Artigiano in fiera, da undici anni  al fianco dei lavoratori della tradizione. Alla faccia di chi li dà per spacciati

Incomincia a sciorinare un numero dietro l’altro: «Abbiamo oltre 2.600 espositori di 104 paesi, quest’anno arrivano da tutti e cinque i continenti. Saranno 115 mila metri quadri di esposizione, per dare un’idea concreta di cosa significa, vuol dire che chi percorresse tutti i corridoi di tutti gli stand farebbe più di dodici chilometri. E ci aspettiamo di oltrepassare la soglia dei 3 milioni di visitatori». Ma si vede subito che per Antonio Intiglietta, presidente di Ge.Fi., l’azienda che organizza “L’artigiano in fiera”, in scena per il dodicesimo anno nei padiglioni della Fiera campionaria di Milano («per l’ultima volta nella sede storica in città, dall’anno prossimo ci trasferiamo a Rho»), i numeri sono solo la superficie, il risultato di un’azione che nasce a un altro livello, da un rapporto con i “suoi” artigiani che va al fondo delle ragioni del lavoro e perciò della vita.
Qual è dunque il segreto di questo Artigiano in fiera che continua a crescere?
Sì, L’artigiano continua a crescere, e siamo molto fieri che mentre tutte le altre manifestazioni al mondo del settore sono in crisi, noi ogni anno aumentiamo i numeri. Ormai è diventato una piccola storia, e proprio per questo quest’anno abbiamo deciso di raccontarla in un libro. E, come si dice diffusamente in quelle pagine, è una “storia di storie”. Perché il nostro obiettivo è sempre stato, ed è tuttora, portare alla fiera la storia di tutte le storie di tutti i Paesi del mondo: sono circa duecento, quest’anno abbiamo superato la metà. Ma non è una questione di numeri; è una questione di rapporti. A noi interessa costruire con tutti questi artigiani un rapporto, incontrare le loro storie, le loro esperienze. E lavorare perché il nostro incontro, stupito, con loro diventi un’occasione, un’opportunità per tutti.
Non ci vorrà raccontare che il suo scopo non è il business.
Guardi, il business è un risultato. Il dato vero, fondamentale è che L’artigiano in fiera è una grande occasione di incontro. La gente incontra i prodotti, e attraverso i prodotti le persone che li hanno fatti, le loro storie. Ma lo sa che c’è gente ormai che si dà appuntamento di anno in anno? Magari solo per salutarsi, magari non comprano niente, ma è un momento atteso, ci si racconta com’è andato un anno di lavoro, di vita, da un capo all’altro del pianeta. Questa è la caratteristica della nostra fiera, ed è anche il segreto del suo successo. Se gli altri sono in crisi e noi cresciamo è perché per noi ogni artigiano è un’occasione d’incontro, un rapporto che dura tutto l’anno; per questo tornano, e lo propongono ad altri. Così L’artigiano è diventato un luogo dove si può entrare in rapporto con degli uomini, le loro storie, le loro esperienze. Per questo è una vera grande fiera popolare: un luogo in cui è possibile incontrare un popolo. Perché incontrare un prodotto vuol dire incontrare le mani che lo fanno e il volto che lo offre; non per nulla uno degli aspetti qualificanti della fiera sono i laboratori dal vivo, eventi allestiti nella piazza Lombardia dove è possibile vedere gli artigiani all’opera, parlare con loro, incontrarli. Perciò incontrare un popolo che vive, costruisce, si esprime attraverso le proprie tradizioni e il proprio lavoro.
Ma il popolo che lavora con le sue mani è un popolo che va scomparendo.
È un luogo comune. Chi sa che il 99,4 per cento dell’economia italiana è fatto di piccole e medie imprese? E che tra queste il 95 per cento sono microimprese? La dimensione personale, locale, familiare è ancora quella che fa il tessuto produttivo del nostro Paese. E se usciamo i dati non cambiano di molto: anche in Europa le Pmi sono al 92 per cento. Non parliamo poi dei continenti extraeuropei. Nel libro che abbiamo appena presentato raccontiamo alcune esperienze emblematiche. Ma tutto il mondo che incontriamo, il mondo degli artigiani sta lì a documentare che l’elemento decisivo della produzione è il fattore umano, è la genialità, la capacità di innovazione di ciascuno. E questo costituisce non solo la struttura dell’economia e dell’occupazione, ma il volto vero, lo spessore umano, la cultura dei Paesi e dei popoli. Guarda, se dovessi definire L’artigiano con uno slogan direi che è una festa di popolo. Che dalle botteghe prosegue nei quaranta ristoranti tipici, dal vietnamita al brasiliano, dal russo all’ungherese, dal burrificio tedesco alla pasticceria austriaca, oltre naturalmente ai locali delle tradizioni locali italiane. Nei numerosissimi eventi, musicali e teatrali, che accompagnano tutta la fiera. Con un’attenzione particolare per i bambini, col villaggio attrezzato per loro dagli amici di Magica Compagnia e gli spettacoli realizzati in collaborazione con Onlus che lavorano con i piccoli ospedalizzati. Una vera “feria” insomma, come gli spagnoli chiamano la fiera, con il risvolto di significato che il termine ha in italiano.
Perché la scelta di scrivere un libro? Di che cosa si tratta?
È il libro che abbiamo realizzato con l’amico editore Guerini e con la collaborazione della Fondazione per la sussidiarietà. Racconta “una storia di storie”, perché questa è la formula più sinteticamente espressiva di quel che siamo. C’è la storia dell’opera, che si innesta su altri grandi storie: quella della tradizione artigianale che ha costruito il volto dell’Europa; quella della Fiera campionaria, che di questa tradizione fu per anni il volto, poi si era appannata e ora è tornata a mettere in vetrina l’operosità ingegnosa di un popolo; la mia storia personale, dall’incontro con don Luigi Giussani alla decisione, di fronte alla proposta dell’amico Giorgio Vittadini, di rischiare tutta la mia capacità di intrapresa nel rilancio di Gestione Fiere e quindi de L’artigiano in fiera. E soprattutto ci sono le storie e i volti di tanti degli amici che abbiamo incontrato in questi anni, storie esemplari di artigiani che hanno saputo fare della propria creatività, della passione per la propria vita e per quella di quelli che stavano loro intorno l’occasione per crescere, per innovare, per costruire. Che non si sono accodati al coro delle lamentazioni per quel che non funziona, ma hanno magari fatto della difficoltà lo spunto, il punto di partenza per rinnovarsi. Che hanno mostrato e mostrano la verità dell’espressione di don Giussani che Vittadini ricorda nell’introduzione: “Le cose ci vengono incontro, un’emozione preme il cuore, una fantasia si apre alla nostra mente, una volontà di afferrare queste cose, di collocarle dentro un disegno, di farne materia di una figura nuova, insorge: così avviene che ognuno si trova sulla strada della creatività”. L’artigiano in fiera, il libro sono lì a documentare che questo è vero, ed è la stoffa dell’umano.
Una realtà che non emerge dalle fotografie dell’Italia ufficiale.
Qui tocchiamo un tasto dolente. Certo, uno degli obiettivi del libro è aprire una riflessione economica, culturale, sociale e politica su come è possibile canalizzare e sostenere questa ricchezza. Oggi le istituzioni non solo non supportano l’opera degli artigiani e delle piccole imprese familiari, ma la complicano, la ostacolano. Una politica intelligente è una politica che sostiene, facilita, indirizza questa grande possibilità di lavoro e di crescita; invece oggi sembra accanirsi a mettere i bastoni fra le ruote. E non solo all’artigiano, anche all’imprenditore, anche a un imprenditore che cerca come noi di mettersi al servizio di questo mondo e di valorizzarlo. Occorre una grande motivazione per continuare su questa strada e non lasciarsi scoraggiare dagli ostacoli che le istituzioni frappongono. Ecco, la motivazione è la sfida che sta al cuore della nostra impresa.
Siamo arrivati al dunque. Che cosa la spinge a fare tutto questo?
Faccio queste cose in questo modo perché ho incontrato qualcuno che mi ha insegnato che vale la pena vivere il lavoro non per il profitto ma come opera di una umanità che comunica un significato, un senso. Qualcuno che ha abbracciato e continuamente abbraccia la mia umanità, e mi dà il desiderio di abbracciare e incontrare quella degli altri. Questo qualcuno per me è stato don Luigi Giussani ed è oggi la storia di popolo cristiano che da lui è nata. Proprio da qui nasce il desiderio di scoprire l’umanità di ogni uomo, a qualunque tradizione religiosa e culturale appartenga. E questa scoperta, per me, avviene attraverso il lavoro, che è patrimonio di tutti, il modo in cui ciascun uomo esprime se stesso.
Tutto qui?
Le cose grandi sono sempre semplici. Proprio l’altro giorno sono stato a pranzo in una trattoria siciliana, da una grande cuoca, che mi ha fatto una ricetta semplicissima e straordinaria: cinque scampi alla griglia con una dadata di pomodori. Gli ingredienti erano elementari; che cosa rendeva grande quel piatto? La sua capacità di metterli insieme. E quella capacità è lei, è la sua umanità. È davvero semplice, e così funziona il mondo: la passione per l’umanità degli altri nasce dalla passione di qualcuno che abbraccia la tua umanità, e di qui la capacità di esaltare la tua umanità nel lavoro. Torniamo al punto di partenza, i numeri. Perché la nostra è l’unica fiera del settore che cresce? Perché all’origine non c’è una strategia di marketing, un’abilità gestionale, ma questa passione, che genera rapporti, amicizie. Questo è il nostro segreto: L’artigianato in fiera è una storia di amicizia. E il libro che gli abbiamo dedicato è il racconto di questa storia.

Articoli correlati

0 commenti

Non ci sono ancora commenti.