La Finanziaria contro i fondi italiani

Di Tempi
26 Ottobre 2006

L’industria del risparmio gestito ha il mal di pancia. La causa della fastidiosa indisposizione va fatta risalire a questa contestatissima Finanziaria, in generale, e in particolare alle misure previste a proposito di tassazione dei redditi di natura finanziaria. Assogestioni per voce del presidente Guido Cammarano, proprio in riferimento alla decisione di unificare la tassazione dei redditi di natura finanziaria a un’aliquota superiore a quella attualmente prevista, in sede di audizione presso le commissioni riunite di Camera e Senato, ha manifestato tutte le obiezioni del settore dicendo che «innalzare l’aliquota al 20 per cento senza prevedere l’abolizione della tassazione per maturazione a carico dei fondi italiani, rischia di aggravare ulteriormente la disparità di trattamento che oggi avvantaggia i fondi di diritto all’estero». Il diverso regime fiscale viene a comportare per i fondi italiani tre handicap: la non possibilità di esporre rendimenti lordi; l’impossibilità di reinvestire l’intero ammontare dei rendimenti lordi; il dannoso e pericoloso accumulo dei risparmi d’imposta. Per eliminare questi svantaggi, in accordo con quanto riconosciuto dalla Commissione di studio nominata dal ministero dell’Economia e delle Finanze, Assogestioni suggerisce di «sottoporre i fondi italiani al medesimo regime fiscale cui sono attualmente soggetti i fondi comunitari armonizzati, ossia tassando i relativi redditi non più in capo al fondo, bensì direttamente a carico dei partecipanti». Insomma: tassare i fondi comuni italiani non sul maturato ma sul guadagno effettivamente fatto all’atto della vendita.

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