LA FRANCIA è EUROPEISTA, MA I FRANCESI NON LO SONO PIù

Di Arrigoni Gianluca
24 Marzo 2005

Parigi. Il 17 marzo un sondaggio ha dato la maggioranza a chi in Francia voterà “no” al referendum previsto per il 29 maggio e che in teoria dovrebbe permettere l’approvazione del trattato costituzionale europeo. Il sondaggio, pubblicato dal quotidiano Le Parisien, va naturalmente considerato come indicativo e l’effettivo risultato del referendum si saprà solo la sera del 29 maggio, ma intanto, in Francia la sinistra si è spaccata. I comunisti sono contrari al trattato, i Verdi e il partito socialista sono ufficialmente favorevoli ma in realtà sono divisi al loro interno tra favorevoli e contrari. Il risultato è che l’attuale guerriglia trasversale, a sinistra, con gli inevitabili rancori tra i favorevoli e i contrari al trattato, renderà più difficile una eventuale posizione unitaria per le elezioni del 2007.
Sul trattato, a destra, il Front national è contrario, mentre favorevole è la gran maggioranza dei dirigenti e degli elettori dell’Ump, il partito di maggioranza. Intanto, a destra e a sinistra, dietro questa battaglia referendaria, si svolge la contemporanea elaborazione di un programma politico per le elezioni del 2007. A sinistra, nel partito socialista, la bozza di programma elaborata da Martine Aubry, Dominique Strauss-Kahn e Jack Lang era talmente vaga che è stata subito accantonata e considerata buona al massimo come spunto di riflessione. Più convincente è la discussione nell’Ump che ha recentemente organizzato una Convenzione sociale nella quale politici ed esperti hanno discusso sul progetto sociale del partito per il 2007. Le proposte, tutto fuorchè vaghe, vanno dall’esonerazione delle imposte per la trasmissione di piccoli e medi patrimoni alla necessità di chiedere a chi beneficia di un sussidio di partecipare a una qualche attività d’interesse generale. Attacco frontale anche contro un tabù come il codice del lavoro, considerato oppressivo e una delle causa della persistente disoccupazione. Una critica implicita al governo di un deputato presente alla Convenzione riassume bene la linea di fondo: «I francesi non capirebbero due partiti socialisti in Francia. Uno è gia molto!». Evidente riferimento a quella specie di “socialdemocrazia” che sembra prevalere nelle scelte dell’attuale governo.

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