La gente ama i pompieri più dei sindacati. Chissà perché

Caro direttore, prova un po’ a indovinare che cosa ha regalato per Natale una cugina di secondo grado a mia figlia Cecilia di undici anni? Ovviamente il libro La bussola d’oro di Pullman…
Milena Crippa via internet
Bella jella. Almeno al cinema uno si consola guardando la Kidman.

Caro direttore, in base a un sondaggio condotto a livello europeo dalla società Gfk i vigili del fuoco sono l’istituzione in cui i cittadini hanno più fiducia, seguiti dai postini e dalla polizia. Chi langue all’ultimo posto dell’indice della graduatoria di fiducia in tutta l’Unione? I sindacati. Non è soltanto una “sensazione” italiana quella in base alla quale chi dovrebbe tutelare i lavoratori viene invece percepito come un ostacolo. Che cominci a tirare aria nuova?
Aldo Marafioti Pesaro

Speriamo. Anche perché quella che tira in Italia di questi tempi è piuttosto fetida.

Caro direttore, mi sono chiesta, in merito ai rifiuti campani, come avrebbero fatto a dare la colpa alla destra e alla Chiesa, che tanto c’entra sempre. Sono stata accontentata. Infatti il ministro Alfonso Pecoraro Scanio ha dichiarato in tv che la destra farebbe meglio a tacere, visti i tanti inquisiti anche in ambito “rifiuti”. Mentre il presidente onorario di Lega Ambiente è riuscito a dire che, tra gli altri, la colpa è anche della Chiesa perché demonizza gli inceneritori. E dire che c’è ancora chi tira fuori i roghi del Medioevo…
Anna Giovine via internet

Pecoraro lo conosciamo: ogni sua dichiarazione è un’emissione mortale di Pm10 per chi lo ascolta. Pure gli amici di Lega Ambiente farebbero meglio a guardare la jungla di baobab che cresce nei loro occhi piuttosto che gli stuzzichini in quelli degli altri. Però è vero: ci sono stati alcuni sacerdoti campani che hanno demonizzato gli inceneritori, manco fossero dei termovalorizzatori pedofili. Guarda caso, erano tutti preti “de sinistra”.

Memorabile l’idea di invitare Benedetto XVI alla Sapienza per protestare contro la sua visita. Straordinario che parta dai professori, per festeggiare degnamente i 40 anni dal ’68. Con che fini e imprevedibili argomentazioni, poi: l’inquisizione, l’oscurantismo, l’egualitarismo straccione. Perfino la magnata collettiva della porchetta anticlericale commuove. Fantastica fuga di cervelli. A rotta di collo, a gambe levate, a chiappe strette. Siamo onesti: uno spettacolo del genere, nemmeno Pato a San Siro.
Mattia Spanò via internet

Deliziosa l’ennesima trovata di un sit in pro Ratzinger del professor Giuliano Ferrara.

Caro direttore, guarda cosa diceva Chesterton circa 80 anni fa: «Noi, che siamo cristiani, ignoriamo il grande buon senso filosofico inerente a questo mistero, fino a quando gli scrittori anticristiani ce lo segnalano. Il grande cammino di disgregazione intellettuale continuerà. Tutto sarà negato e tutto diventerà una credenza. Diventerà una posizione ragionevole negare l’asfalto della strada; il fatto di affermarlo sarà un dogma religioso. Sarà una tesi razionale pretendere che viviamo tutti in un sogno; diventerà sano misticismo dichiarare che siamo tutti svegli. Si accenderanno roghi per attestare che due e due fan quattro. Si sfilerà la spada per provare che le foglie sono verdi in estate. Saremo condotti a difendere non soltanto le incredibili virtù della vita umana, ma qualcosa di più incredibile ancora: questo immenso e impossibile universo che ci sta di fronte. Combatteremo per i prodigi visibili, come se fossero invisibili. Contempleremo l’impossibile erba e i cieli con uno strano coraggio. Saremo tra coloro che hanno visto e perciò hanno creduto» (G. K. Chesterton, Hérétiques, Librairie du Plon, Paris 1930, pp. 286-287).
Flora Crescini via internet

La citazione è nota, ma sempre attuale.

Caro direttore, Repubblica e il Corriere della Sera hanno presentato due anticipazioni del nuovo libro di Guido Rossi, Mercato d’azzardo, nel quale il giurista accusa il libero mercato è di essere «senza regole», tanto da minare la sovranità della politica. La seconda parte dell’affermazione può essere fondata, poiché è vero che l’espansione del mercato toglie spazio al ceto politico e a quanti proliferano intorno a esso (consorterie e partito della rendita in testa), sulla prima parte è più che legittimo avanzare perplessità. Tanto più quando Rossi si lamenta del fatto che pochi ormai contestino l’idea che «lo sviluppo economico può essere garantito solo dalla concorrenza». Contro «l’imperialismo» della libertà di impresa egli propone, semplicemente, un simposio di super-tecnici («un’autorità europea di vigilanza sui mercati finanziari») e quasi sembra firmare una sorta di autocandidatura. Di più: nel testo di Rossi c’è una tesi, in particolare, che riesce sorprendente: quella secondo cui «nella storia del capitalismo la libera concorrenza è stata garantita non dal libero mercato, ma dalle leggi antitrust». Peccato che il primo atto della legislazione antitrust è lo Sherman Act statunitense del 1890, mi pare che già nella società medievale il capitalismo muovesse i primi passi.
Alessandro Croci Milano

Caro direttore, mi hanno chiesto se anch’io mi sarei accodato alla “moratoria” sull’aborto promossa da Giuliano Ferrara sul Foglio. Con l’ironia di quelli che la sanno lunga, hanno finto anche di comprendere la mia decisa risposta affermativa. Spirito corporativo, affiliazione con mamma Chiesa e poi, la promiscuità con gli amici di Tempi. è poco comprensibile un non credente che ostinatamente vuole ancora dichiararsi di sinistra pur non appartenendo più ad alcun partito, schierato con l’esortazione papalina protesa in difesa della sacralità della vita. è servito poco far riferimento a Bobbio o Pasolini e ancora di meno ad Adriana Seroni. Durante il periodo del referendum sulla legge 40, quando mi schierai per l’astensione, una compagna mi rimbrottò. Una compagna, militante e attiva nei movimenti cattolici legati alle missioni equosolidariste. Qualcuno direbbe oggi, una cattocomunista, qualcun altro la definirebbe provocatoriamente una cattolica adulta. Io ho grande rispetto per il suo impegno sincero e genuino. Non metto in dubbio la buona volontà. Ma anche questa non basta. Bene, in quei giorni, dopo la mia presa di posizione mi chiese: «Ma adesso non mi dirai che sei anche contro l’aborto?». Mi si raggelò il sangue. Tutti dovremmo essere contro l’aborto, altra cosa è il diritto a non abortire clandestinamente. Eppure, spesso la superficialità della discussione spinge alla banalizzazione disumanizzante. Ma se una frase di quel tipo è possibile, la domanda da porsi è: “Cosa abbiamo combinato? Cosa ci è sfuggito di mano?”. Oggi mi appare quasi blasfema una discussione “per” o “contro” l’aborto. Credo che il dibattito dovrebbe svilupparsi su un piano più avanzato, ed ecco perché l’adesione alla moratoria mi sembra quasi un atto dovuto. Riaprire il dibattito non vuol dire cancellare una legge, non significa neppure indietreggiare le lancette della storia, anzi la riflessione è divenuta necessaria per contestualizzare realtà e obiettivi, speranza e Ragione.
Fabio Cavallari Luino (Va)

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