LA GIACULATORIA DEL LAICO
Chi è il laico? Secondo il traboccante di sé fondatore di Repubblica è l’uomo dei «valori fondanti del laicismo» e, dunque, per non darne una definizione proprio del tutto tautologica, è l’uomo che crede ai valori «della ragione, della tolleranza, della libertà religiosa» eccetera. Il che potrebbe essere il profilo anche di un perfetto cretino, giacché, chi c’è in giro che non sia disposto a recitare la giaculatoria dei valori della ragione, della tolleranza, della libertà religiosa?
Naturalmente Eugenio Scalfari è uno che ha fede nel Credo Laico, ma fino a un certo punto. Tant’è che, come un prete che col passare degli anni sia diventato un vero ateo e miscredente, non ci prova nemmeno più a spiegare quali relazioni vi siano tra il suo Credo e i fatti, la realtà, l’esperienza prosaica e quotidiana degli uomini in carne e ossa. Si capisce ad esempio che il Nostro divora il Foglio e nutre molta invidia per la libertà di pensiero del suo direttore. E si capisce anche perché l’animoso ottantenne cerchi di consigliare ai cattolici di stare alla larga da Giuliano Ferrara e di tenersi stretti al “modello” Giulio Andreotti. «La maturità responsabile» che suggerisce ai cattolici il furbo intellettuale calabrese è infatti tutta politica. Come tutta politica è stata l’avventura scalfariana iniziata come deputato socialista grazie a Bettino Craxi e che via via si è poi trasformata in giornalismo militante e capacità inventiva di miti dalle “mani pulite”, letteratura per eterni adolescenti e alta finanza debenedettiana al fianco dei vari cavalieri Berlinguer, De Mita, Borrelli, Prodi eccetera.
Anche l’uomo delle lettere del Venerdì di Repubblica è un riccastro come l’Elefantino. La differenza è che il direttore del Foglio si gode i soldi, ma non si è ancora rassegnato al mestiere di vivere spensieratamente.
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