La giovin giustizia

Di Luigi Amicone
21 Marzo 2002
L’ultima riforma della giustizia risale al 1941. Adesso, finalmente, si cambia. E ai resistenti dice: «le vostre minacce non ci fermeranno». Parola di ministro

Una volta qualcuno ha scritto che Roma sarebbe stata la Saigon della Lega. Se è così, Umberto Bossi ci è arrivato da generale Giap. O si poteva immaginare che, dopo quanto era accaduto nel ‘94, un leghista (per di più neanche giurista) avrebbe ricoperto l’incarico di ministro della Giustizia? E invece eccolo qua l’ingegner Roberto Castelli, il marziano catapultato da «quel ramo del lago di Como» alla plancia di comando del più pesante e incandescente dei dicasteri romani. E che sia aria fresca quella che ha preso a circolare tra le antichità sabaude sparse nel palazzo capitolino di via Arenula, lo dice già il bell’accento lumbard, la tonicità del ricevimento, le camicie oxfordiane sfoggiate dal ministro e dai suoi collaboratori che fanno a pugni con i ritratti dei precedenti Guardasigilli appesi come lapidi lungo i corridoi del ministero. A Castelli la magistratura con l’elmetto ha promesso guerra dal giorno stesso della sua investitura a Guardasigilli. E in effetti, anche adesso che il ministro ha presentato un bel pacchetto di riforme della Giustizia, le avanguardie politicizzate della corporazione togata promettono che “sarà scontro” e mobilitazione generale come contro l’articolo 18. Una novità, no?

Signor ministro, nel caso in cui sia il singolo magistrato a debordare dalle funzioni del suo ufficio di impiegato statale e si metta a far comizi politici è previsto l’intervento del Csm. Ma se è un membro del Csm a calarsi nei panni del tribuno che succede? Il giudice Armando Spataro, membro del Csm, alla tv francese ha raccontato l’Italia in questo modo: «Quando uno stato democratico non tiene conto della separazione dei poteri, quando un governo vuole amministrare anche la giustizia, quando una maggioranza vuole modificare le regole di un processo mentre il processo è in corso, noi siamo in presenza di un attacco alla democrazia». Cosa ne pensa di queste singolari esternazioni rese all’estero da un rappresentante di un così alto organo dello Stato?

Potrei dire un po’ scherzosamente che Spataro ha perfettamente ragione: se un governo facesse delle cose del genere saremmo davanti ad un attacco alla magistratura. Soltanto che il governo italiano non fa nulla di tutto questo. Non so perciò a quale governo Spataro si riferisca. Più seriamente possiamo dire che, purtroppo, mi sono trovato a dover fare i conti con questa situazione: una parte della magistratura, della quale Spataro è autorevole esponente, pensa di essere autorizzata a fare politica. Quella di Spataro è naturalmente una dichiarazione politica che è grave perché rilasciata da un magistrato, gravissima perché rilasciata da un membro del Csm. Devo peraltro aggiungere che Spataro è solito rilasciare dichiarazioni pubbliche molto pesanti, salvo poi scrivermi in privato sostenendo che le sue dichiarazioni sono state travisate oppure che non ha letto quello che è stato riportato dai giornali. È capitato più di una volta e va ad aggiungere un altro tassello ad un quadro già sconfortante.

Nel programma della Cdl era prevista la separazione delle carriere dei magistrati. E invece lei ha preferito percorrere la strada della separazione delle funzioni. Perché? Temeva una rivolta dei magistrati?

Vedo che l’immaginario collettivo è molto colpito dalla separazione delle carriere. In realtà noi separiamo le funzioni come ab-biamo promesso in campagna elettorale e come ho scritto nel programma di governo presentato alle Camere. Crediamo di essere persone serie che fanno quel che dicono. Comunque i punti cruciali della riforma sono altri…

Quali?

Innanzitutto mi piace sottolineare una cosa: io sono il primo ministro della Repubblica che pone mano all’ordinamento giudiziario che risale a un Regio Decreto del 1941. Il secondo punto l’ho battezzato con uno slogan: “largo ai giovani”. All’interno del pacchetto riformatore, oltre a numerose questioni importanti come la creazione della scuola per magistrati, la separazione delle funzioni, la temporaneità delle funzioni direttive, la revisione dei consigli giudiziari, la revisione delle circoscrizioni, c’è anche questo fatto importantissimo che ribalta un’impostazione, secondo me sbagliatissima, nata nel 1974 che prevedeva per i magistrati l’avanzamento di carriera esclusivamente legato all’età. Un principio che deprimeva i giovani che volevano darsi da fare. Noi introduciamo una norma grazie alla quale un magistrato relativamente giovane, intorno ai 40 anni – perché ci devono essere 12 anni di carriera – attraverso un concorso che sarà naturalmente molto severo può saltare molti gradini della carriera e diventare magistrato di Cassazione. Per me questo è uno dei passaggi più importanti del nostro progetto, perché dà la scossa a un sistema vecchio e ingessato: credo che non esista nessun’altra struttura al mondo dove per far carriera basta aspettare che il tempo passi. Un’altra novità abbastanza significativa è l’aumento dell’emolumento per i giudici di Cassazione. A una certa età tutti diventano giudici di Cassazione. Quelli però che lavorano effettivamente in Cassazione sono ormai quasi tutti romani perché vivere a Roma significa spendere 2/3mila euro di stipendio per la trasferta, e chi vive a Treviso come può fare? Fino ad oggi si era creato di fatto un vulnus costituzionale perché a chi abita in altre regioni italiane veniva preclusa, in mancanza di riconoscimenti economici per la trasferta, la possibilità di esercitare effettivamente la funzioni di legittimità. Noi ora introduciamo questo riconoscimento in maniera tale che tutti i magistrati italiani possano non soltanto diventare ma anche esercitare le funzioni di Cassazione. Quindi direi che si tratta di un pacchetto interessante che va a integrare la riforma del Csm, quella sul tribunale dei minori che sta sollevando un ampio dibattito nel Paese e infine quella in materia di diritto fallimentare e di diritto civile. Mi pare un pacchetto di riforme che potrebbe già essere degno di una legislatura. Altro che attacco all’autonomia della magistratura…

Tra l’altro i nostri magistrati e intellettuali indignati che vanno in Francia a protestare contro i presunti bavagli messi al potere giudiziario dall’esecutivo Berlusconi sembra che fingano di non sapere che proprio in Francia vige un sistema in cui la magistratura è pienamente sotto il controllo della politica…

Ma certo, vanno a denunciare i tentativi della politica di soggiogare la magistratura in un paese come la Francia dove i pm sono impiegati dello Stato sottoposti alla giurisdizione del ministro.

Parliamo di carceri. Non ci risulta che il suo pacchetto intervenga su questa drammatica emergenza italiana…

Il pianeta carcere è un altro buco nero che abbiamo ereditato dai precedenti governi. è vero, la situazione carceraria italiana è drammatica e noi per il momento ci siamo limitati a cercare di tamponare le emergenze. Ci siamo trovati di fronte a una serie di emergenze, da quella giudiziaria a quella penitenziaria, a quella dei magistrati di sorveglianza. Può spiacere sentirselo dire dal ministro, ma dobbiamo dirlo in tutta franchezza: non possiamo affrontare tutto insieme.

Però è inammissibile che con tutti i discorsi sul recupero e la risocializzazione dei detenuti, in realtà ci si trovi di fronte a una situazione carceraria in cui mancano completamente gli educatori, gli strumenti per il recupero, i progetti di reinserimento. Le faccio solo un esempio: al carcere di Opera ci sono solo tre assistenti sociali e nessun educatore per oltre mille detenuti..

è vero, mancano gli educatori e, soprattutto, manca il lavoro. Quando ho visitato gli Stati Uniti ho visto che tutti i condannati a pene definitive o lavorano o studiano. Qui in Italia a lavorare è una parte assai marginale dei detenuti. È un grande problema, sul tema del lavoro ci sta dando una mano la Compagnia delle Opere di Giorgio Vittadini, ma lo ammetto, siamo solo agli inizi. L’agenda è affrontarlo a partire da novembre di quest’anno, prima non ce la facciamo.

Perché ha cambiato “sede” alla scuola dei magistrati, trasferendola dal Ministero alla Cassazione?

A me interessa la sostanza. Siccome si attaccano a tutto, e qualsiasi cosa uno faccia attenta all’autonomia dei magistrati, visto che anche per la scuola magistrati cominciavano a dire che volevo attentare all’indipendenza del potere giudiziario, l’abbiamo spostata sotto l’egida della Cassazione. Tutto qui. E con ciò ritengo di aver risolto il problema. Naturalmente la legge prevede che per questa scuola venga costituito un comitato in cui saranno presenti sia professori universitari, sia togati, sia esponenti del ministero che stabiliranno i programmi.

Per quanto riguarda la discussa valutazione delle carriere dei magistrati?

Nella legge, che è una legge delega, quindi non definisce puntualmente, ma stabilisce le linee guida della riforma, abbiamo introdotto il concetto per cui la positiva frequentazione di questa scuola sarà un elemento di cui tener conto per la carriera. Questo unitamente alla commissione che abbiamo varato e che sta lavorando mi pare alacremente per individuare i criteri di valutazione dell’efficienza degli uffici giudiziari dei magistrati, ci dà il quadro di profondo cambiamento, perché in questo modo andiamo non a castigare chi lavora meno ma a premiare chi lavora di più.

Ci sono novità per il caso Sofri e detenuti come Mario Tuti di cui da più parti è stata avanzata la richiesta di grazia?

Io ho detto che un paese civile dovrebbe occuparsi innanzitutto di chi non ha fatto male a nessuno piuttosto che di chi ha assassinato della gente. Naturalmente la grazia è una prerogativa dello Stato e ha una doppia chiave: io posso proporla ma non posso concederla, il Presidente della Repubblica può concederla ma non può proporla. Bisogna trovare un accordo. Al momento non posso dire di più anche perché c’è in gioco il destino di alcune persone e non sarebbe giusto tarpare le ali a una speranza o ingenerare speranze che poi vanno deluse. Diciamo che io non vorrei dare la grazia in base al colore politico. Questo è un comportamento tipico della sinistra: liberale con gli amici, forcaiola con gli avversari. E comunque di queste cose parlerò a cose fatte.

Senta ministro, nonostante gli italiani abbiano approvato a larghissima maggioranza un referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, il potere giudiziario continua a godere della totale immunità. Ma è vero che anche il Csm, organo di autogoverno della magistratura, è molto comprensivo con magistrati che debordano dalle loro prerogative?

In effetti non ci sono molti casi di sanzioni disciplinari. Ogni tanto qualcosa succede, ma se vogliamo un dato statistico possiamo dire che sì, è vero, il Csm è abbastanza restio ad applicare sanzioni disciplinari, tende più ad assolvere. Io ne propongo un numero discreto, loro però hanno i tempi un po’ lunghi.

Parliamo di Europa, un tema su cui anche lei ha espresso qualche preoccupazione. Ce le vuole riassumere?

Io credo di aver posto compiutamente le domande che mi sono fatto, che ho fatto ai miei colleghi ministri europei e alle quali nessuno mi dà risposta. Ho letto una risposta al mio intervento (sul Corriere della Sera ndr) di Mario Pirani (su Repubblica ndr) che naturalmente mi dice che sono un ignorante, ma che però non risponde al mio quesito fondamentale: si è mai vista un’entità statuale in cui prima si fanno le leggi e poi la Costituzione? Perché è quello che stiamo facendo in materia di giustizia, senza sapere quale Costituzione ci sarà.

E allora io chiedo: lo sa l’opinione pubblica che mentre tutti dicono che si vuole fare uno stato europeo confederale o al massimo federale in realtà le commissioni lavorano per costituire un Superstato? Io ho posto queste domande alle quali nessuno ha risposto, o lo ha fatto come Pirani, cioé insultandomi e facendo la storia dell’Europa. Ma la storia dell’Europa la conosciamo tutti. Il problema è cosa

si sta facendo oggi. Io dichiaro formalmente che le leggi sia sul mandato d’arresto europeo, sia sul congelamento dei beni, sono leggi tipiche di un Superstato. È questo che si vuole?

Ma non teme di rinfocolare le polemiche tra Prodi e Bossi?

La posizione della Lega è nota ma io pongo domande anche a chi è su posizioni diverse. Lo sapete che sta accadendo questo? Lo sapete che mentre a Roma si discute Sagunto cade? A questo vorrei che qualcuno rispondesse, fino ad oggi non mi ha ancora risposto nessuno se non con i soliti insulti dei soliti sapientoni della sinistra i quali volevano costruire questo Superstato in silenzio e oggi sono in difficoltà. Credo che alla Lega sebbene con toni che spesso non sono condivisi però vada riconosciuto che ha sollevato questo problema. Io ho parlato di fatti facendo esplodere delle “bombe” in Commissione europea.

E più passa il tempo più mi convinco che ho fatto bene. Sono quesiti fondamentali che non riguardano soltanto la lunghezza del cetriolo, ma la libertà nostra e dei nostri figli, che riguardano l’assetto europeo per il prossimo secolo o per i prossimi due secoli.

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