La giunta dei druidi

Di Fabio Cavallari
28 Giugno 2007
Ridurre all'osso gli organici di neonatologia per aprire un centro di medicina alternativa. Così la Toscana cura i bilanci della sua sanità

«Come in molte altre regioni la propaganda e l’auto promozione cercano di coprire le ombre. Se da un lato i risultati sanitari confermano che il sistema della Toscana è efficace ed efficiente, dall’altro ci sono situazioni, come quella dell’omeopatia, che sconcertano». Non piace al senatore azzurro Antonio Tomassini, presidente della Commissione di inchiesta sul servizio sanitario nazionale, l’entusiasmo scatenatosi intorno alle dichiarazioni del presidente della Commissione sanità della Regione Toscana Fabio Roggiolani, che il 28 maggio scorso ha annunciato: «L’ospedale del futuro – un reparto a Pitigliano (Gr) dove tutto si curerà con le medicine alternative – si farà». Nella regione dove nulla sembra offuscare una lunga storia di eccellenza e di maestri della medicina, il caso dell’omeopatia è per Tomassini emblematico: «Non essendoci alcuna evidenza scientifica che ne dimostri l’utilità per la salute, avere un centro per l’omeopatia o distribuire medicine a carico delle casse regionali si configura come un vero e proprio spreco». Un attacco all’operzione di Pitigliano condiviso dal prof. Silvio Garattini, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri: «Non si può spendere soldi pubblici per attività che non hanno base scientifica. Non è assecondando i desideri dei pazienti che si fa la cosa giusta. I servizi si forniscono, ma quando ci sono chiare evidenze di efficacia. Il progetto della Toscana è a questo proposito un’anomalia nel sistema e non è accettabile né qui, né in altre regioni». «La posizione della comunità scientifica internazionale è univoca e chiara – aggiunge a Tempi Silvano Fuso, socio effettivo del Cicap (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale) e studioso di indagini scientifiche sulle pseudoscienze: «Nonostante quanto sostenuto dai suoi fautori, non esiste prova che l’omeopatia abbia un’efficacia superiore al semplice effetto placebo. Proporla come terapia efficace è scorretto dal punto di vista della deontologia medica, e qualunque riconoscimento giuridico le venga concesso non equivarrà mai a un riconoscimento scientifico. Quest’ultimo, infatti, non può essere stabilito da assessorati, ministeri, associazioni professionali, ma solo dalla comunità scientifica internazionale attraverso i rigorosi canoni della ricerca. Un cittadino ha tutto il diritto di ricorrere a terapie fasulle, se adeguatamente informato circa la loro inefficacia. Ma non è ammissibile che i costi di queste scelte ricadano sulla collettività. Le risorse pubbliche destinate alla sanità sono assai limitate e le istituzioni hanno il dovere di indirizzarle verso scelte terapeutiche razionali e di provata efficacia».
Scricchiola, dunque, il modello della giunta guidata da Claudio Martini – nono-stante l’occhio sempre di riguardo della stampa nazionale e i 514 mila euro di redazionali stanziati dalla Regione nel piano 2005/2007 al supplemento Sanità Toscana del Sole24ore -, complici gli ultimi casi di cronaca che hanno visto l’ospedale fiorentino Careggi al centro di due brutte storie di malasanità (il caso del neonato sopravvissuto a un aborto e quello del trapianto di tre organi espiantati da una donatrice sieropositiva). Scricchiola, sotto il peso di una «burocrazia centralista e dirigista» che per Tomassini «diminuisce la meritocrazia, affievolisce la vocazione professionale e il senso di responsabilità dando luogo a episodi come questi».
Scricchiola, per non dire vacilla, come lasciano intendere dalle parti dell’opposizione in Consiglio regionale, dove l’ultimo allarme lanciato dal consigliere di An, Marco Cellai, riguarda proprio il progetto regionale di riorganizzazione del servizio di guardia medica: «Il progetto pare orientato alla riduzione di ben 270 posti di guardia medica su 976 con un preventivato risparmio di 10 milioni di euro – spiega Cellai -. Ma una programmazione basata esclusivamente sull’emergenza del risparmio e che non tiene in considerazione le specificità dei territori risulta gravemente lesiva sia delle aspettative e delle esigenze dei Comuni montani, periferici e svantaggiati, sia dei Comuni e delle aree territoriali che, specie nella stagione turistica, vedono moltiplicarsi a dismisura il numero degli abitanti, residenti e ospiti».
A cadere nella rete dei tagli, non sono solo casi isolati, bensì un po’ tutto il sistema. Nel corso del 2007 i tagli sul costo del personale si sono attestati sull’1,5 per cento e, per chiudere i bilanci al 31 dicembre 2006 in pareggio (e incassare i premi), non sono stati rimpiazzati molti ruoli di medici e infermieri andati in pensione o dimessisi nel 2006.

Nella morsa dei tagli
Un contesto che rende ancora più incisiva la denuncia di Tomassini: «Non è tollerabile che il reparto di maternità del Careggi con l’elevatissimo numero di parti a rischio preveda per 30 posti letto solo due servizi igienici; non è possibile accettare che la neonatologia con gravi prematuri stia in quella ristretta e pericolosa collocazione. Non può essere che la risposta sia affidata a programmi che prevedono strutture alternative non prima di 4/5 anni e invece vi sia un impegno oneroso per strutture che serviranno solo per chi se lo può permettere». Un’amara conferma che arriva anche dal prof. Firmino Rubaltelli, direttore della divisione di neonatologia e terapia intensiva neonatale del Careggi: «Secondo i dati del progetto Action dell’Agenzia regionale di sanità della Regione, al Careggi, che assiste circa il 50 per cento di neonati prematuri della Toscana, al 31 dicembre 2006 su un organico di 13 dirigenti medici ne mancavano ben 4. Pretendere di risparmiare su un organico già così impoverito e contemporaneamente pensare di esportare questo modello in tutta Italia, è davvero un controsenso sanitario».

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