La Guardia rossa di Madre Teresa
Nel 1969, nel pieno del furore ideologico, l’adolescente Meng Wei-na, cinese di Canton, entrava nelle Guardie rosse di Mao, oggi si occupa a tempo pieno di handicappati mentali. A trasformarla in rivoluzionaria del Vangelo è stata madre Teresa di Calcutta. «La mia conversione al cristianesimo – ha detto in un’intervista – è stata fortemente influenzata dalla sua figura e dal suo esempio». Quando il 7 aprile 1998, al termine del catecumenato, ha ricevuto il Battesimo, la Cresima e la Comunione nella cattedrale di Canton, per sé Wei-na ha voluto il nome della suora dal sari bianco-azzurro: Teresa.
Il bello è che Wei-na viene da una famiglia atea; il padre era un funzionario del Partito comunista che, al momento della pensione, ha ottenuto un ampio appartamento in città come premio alla carriera. Evidentemente, però, gli ideali maoisti stavano stretti a Wei-na. «Avevamo un grande vuoto dentro, eravamo come ciechi», dice oggi del suo passato comunista. «Questo smarrimento mi ha spinto verso il cristianesimo».
Una comunista diversa dagli altri
Qualcosa di misterioso bruciava dentro di lei, se già a vent’anni comincia a occuparsi di donne incinte, malati e anziani, persone poco “produttive” e perciò discriminate dal regime. Nel 1984, in polemica con un articolo pubblicato sulla stampa ufficiale comunista – che identificava nelle donne non sposate ultratrentenni una categoria sociale “pericolosa” perché esposta al rischio-prostituzione – l’ex Guardia rossa fonda un’associazione, Daaih-ching-ninh (che significa “giovani di età matura”).
L’anno successivo, la giovane cantonese si imbatte in alcune famiglie con figli handicappati intellettivi; decide di farsi carico del problema e promuove un’associazione di genitori per riflettere insieme sulla condizione dei ragazzi disabili. Si rivolge alle autorità pubbliche per chiedere aiuto: invano. Di lì a poco – col sostegno di Caritas Hong Kong, che le offre un consistente appoggio per la formazione del personale e, successivamente, per realizzare una struttura scolastica – mette in piedi Zhi-ling: è il primo centro non governativo di accoglienza per handicappati mentali nella Cina popolare; a frequentarlo sono ragazzi in età scolastica e giovani fino ai 18 anni.
L’intraprendenza da pioniera e il dinamismo di Wei-na incontrano, tuttavia, non poche resistenze nell’ambiente politico locale. Ma lei – proprio come la fragile e forte madre Teresa – è della razza di quelle che non mollano. E nel giro di poco tempo l’opinione pubblica, in Cina e a Hong Kong, comincia ad aprire gli occhi su questa coraggiosa donna che si batte per i diritti dei più deboli. Finché nel 1986 i rappresentanti governativi della metropoli di Canton la premiano proclamandola «una delle 10 migliori giovani di Canton». Anche se l’interessata confiderà davanti a una telecamera: «Avevo trent’anni, ma per il peso delle responsabilità assunte e gli ostacoli affrontati ne dimostravo cinquanta». Incurante della diffidenza che i politici nutrono verso di lei, l’anno successivo Meng Wei-na si candida, con successo, alle elezioni come rappresentante del popolo a livello di quartiere e per quattro anni svolgerà il suo incarico al servizio della cosa pubblica.
Siamo nel febbraio 1990: Wei-na, pur potendo contare su disponibilità economiche limitate e in mezzo a molte difficoltà, fonda una nuova Organizzazione non governativa, Hui-ling, pensata per accogliere persone adulte portatrici di handicap mentale. I disabili adulti sono i più emarginati tra gli ultimi. Spiega un operatore del settore: «I genitori cinesi di ragazzi handicappati spesso vivono la malattia dei figli come una vergogna. Nel caso delle donne, si sentono delle incapaci e facilmente vengono abbandonate dal marito».
Alla fede attraverso incontri
Tra la fine degli anni Ottanta e la prima metà degli anni Novanta, parallelamente all’intensificarsi del suo impegno sociale, Wei-na compie un progressivo cammino di avvicinamento alla fede cristiana. Dapprima incontra un gruppo di protestanti con i quali familiarizza e collabora. Successivamente accosta due missionari cattolici, entrambi missionari italiani del Pime. Uno di essi, padre Giosuè Bonzi – da lungo tempo impegnato nel servizio ai disabili sia mentali che fisici – Wei-na l’incontra a Canton, durante una visita del missionario ai “suoi” handicappati.
Nell’aprile del 1995 un altro missionario del Pime, padre Fernando Cagnin, passando per Canton e vedendo il valido lavoro che il Hui-ling stava svolgendo, decide di rendersi disponibile per un servizio ai disabili e si rivolge a Wei-na. Il primo impatto l’interessato lo ricorda ancora. «Durante la cena – racconta padre Ferdinando – al termine del primo giorno di lavoro presso il Centro Hui-ling la direttrice (che, a quei tempi, non era ancora cristiana – ndr) mi assalì con affermazioni pesanti, che rispecchiavano la formazione scolastica dei comuni cinesi. Del tipo: “Non sarai anche tu come gli altri preti, traditori del governo e della chiesa, donnaioli, fannulloni e corrotti?”. Ma, una volta conosciutici, siamo diventati amici. E ormai da otto anni lavoriamo insieme, con ottimi risultati». Lo dicono i numeri: il Hui-ling assiste oggi oltre 300 persone, non poche delle quali affette da autismo; conta sette case in Canton e quattro a Pechino, più altre tre a Xi’an e Xining. E diverse sono in cantiere.
Chiedetelo a chi lavora con lei, ve lo confermerà: Wei-na ha un carisma innato, una lungimiranza di visione e una forza d’animo che lasciano a dir poco sorpresi: caratteristiche tipiche di madre Teresa, non a caso suo modello. Anche la Rai s’è n’è accorta, tanto da inserire la testimonianza di Wei-na in una galleria di ritratti di cristiani di tutto il mondo realizzata in occasione del Giubileo.
Quel che colpisce, nella storia di Wei-na, è la percezione di un cammino unitario, armonioso. La conversione al cristianesimo non ha significato, per lei, abbandonare quanto fatto in precedenza («ho sempre desiderato fare qualcosa per gli altri», afferma l’interessata), bensì riempirlo di significato, dandogli pienezza. L’esistenza di questa donna, dal fisico minuto ma con una volontà di ferro è, infatti, interamente percorsa da un senso di dedizione per il prossimo, in modo particolare per i più svantaggiati. Ma se inizialmente a muovere Wei-na sono ideali di parità e giustizia sociale, ben presto rafforzati dal senso della dignità insopprimibile della persona, al culmine del suo itinerario di ricerca quegli stessi ideali verranno illuminati dalla luce del Vangelo. La stessa che ha segnato la via alla piccola-grande suora della quale Wei-na porta, con fierezza, il nome.
Per gentile concessione di “Mondo e Missione”
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