La guerriera timida

Di Scholz Christoph
15 Settembre 2005
ANGELA MERKEL SFIDERA' SCHROEDER PER IL CANCELLIERATO TEDESCO. CHI è QUESTA DONNA DELL'EST CHE FA POLITICA CON GLI SMS, ODIA IL PALCOSCENICO MA HA IL FIUTO DI ARRIVARE E RITIRARSI SEMPRE AL MOMENTO OPPORTUNO?

Angela Merkel è un caso politico unico nella storia tedesca. Se il 18 settembre vincerà le elezioni – e finora tutto sembra supporlo – sarà la prima Cancelliera della Germania. Posizione, energia e programma suggeriscono diversi paragoni, soprattutto con una persona: Margaret Thatcher. La Merkel, da parte sua, respinge energicamente questo genere di discorsi, probabilmente anche per via degli impopolari provvedimenti riformatori della Lady di ferro. «No, io non ho nessun modello politico in senso stretto», ha affermato la Merkel in un’intervista per il Berliner Zeitung. «Io vado per la mia strada. Io sono me stessa». Questo dice molto – ma cela anche molto.
Un’aura di ignoto, di imprevedibile, ha circondato la rapida carriera dell’oggi cinquantunenne Merkel, certo più che una particolare emanazione carismatica. Non è un tribuno del popolo, né possiede un impetuoso talento oratorio. Piuttosto il contrario. È stata a lungo il contraltare vivente alle pretese della democrazia dei media. ‘La guerriera timida’, così l’ha definita ancora recentemente Der Spiegel. E allora emerge con più forza ancora la domanda: come è riuscita questa donna della Germania Est, che ha vissuto 35 anni nella Ddr fino alla svolta ed è entrata in politica solo nel 1989, ad assumere in appena dieci anni la guida del più grande partito popolare tedesco, arrivando ora ad aspirare al cancellierato?

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Angela Dorothea Merkel nasce il 17 luglio 1954 ad Amburgo, figlia del pastore protestante Horst Kassner. La madre Herlind è insegnante. Poche settimane dopo la sua nascita la famiglia si trasferisce nello ‘Stato socialista dei lavoratori e dei contadini’. Con la massiccia emigrazione dalla dittatura comunista, in Ddr sono venuti a mancare anche i pastori. Kassner diviene pastore della parrocchia di Templin. Angela cresce in questa località della provincia del Brandeburgo con i due fratelli minori, Marcus e Irene. Si trasferisce poi a Lipsia per studiare fisica e dal 1978 lavora nel campo della chimica quantistica presso l’Accademia delle Scienze di Berlino Est.
Il suo ingresso in politica inizia con la caduta del Muro. La Merkel approfitta dell’Ora Zero anche per imprimere una svolta alla propria vita. Nel 1989 aderisce dapprima a ‘Risveglio democratico’ (Demokratischer Aufbruch), uno dei partiti riformatori costituiti in quel periodo, in cui trovavano spazio numerosi oppositori che fino ad allora potevano incontrarsi solo sotto il tetto della chiesa evangelica. In breve diventa vice-portavoce ufficiale dell’ultimo governo di coalizione della Ddr sotto Lothar de Maizière (Cdu) e sbuca per la prima volta anche sugli schermi televisivi della Germania Ovest. Il 2 dicembre entra nel primo Bundestag della Germania unita. Il Cancelliere Helmut Kohl, che la proteggerà a lungo, scopre il talento della giovane tedesca dell’Est e la nomina ministro della Famiglia, Anziani, Donne e Gioventù. Nel 1994 assume il ministero dell’Ambiente.
Solo in seguito la sua marcata volontà di potere si è fatta davvero evidente. Con tenacia, abilità e capacità di imporsi la Merkel conquista una posizione dopo l’altra. Tra le evidenti qualità della scienziata si annoverano la dote di fredda calcolatrice ed enormi doti di apprendimento, ma soprattutto una capacità quasi infallibile di cogliere l’istante giusto. E questo accadrà più di una volta. I suoi mecenati condividono tutti la stessa sorte: loro – per differenti motivi – sono costretti a ritirarsi e la Merkel prende il loro posto. Nel 1991 diventa vicepresidente federale della Cdu, succedendo a de Maizière. Dal ministro delle Comunicazioni Günther Krause eredita la presidenza regionale della Cdu per il Land del Meclenburgo-Pomerania Occidentale. Ma il vero e proprio colpo grosso arriva dopo l’amara sconfitta elettorale dell’Unione nel 1998 e lo scandalo dei finanziamenti alla Cdu. Mentre i grandi del partito sono profondamente implicati nella trama di potere del patriarca Kohl e tirano a campare senza mettersi in gioco più di tanto, questa donna dell’Est, proveniente da tutt’altro schieramento, divenuta nel frattempo segretaria generale sotto il nuovo presidente Wolfgang Schäuble, prende coraggiosamente l’iniziativa. Con un articolo firmato nel Frankfurter Allgemeine Zeitung il 22 dicembre 1999 proclama la fine imminente dell’era Kohl. «Il partito deve quindi imparare a camminare, deve fidarsi di sé, e in futuro scendere in competizione con gli avversari politici anche senza il suo vecchio cavallo di battaglia, come Helmut Kohl amava definirsi». Allorché poco tempo dopo anche Schäuble incappa in uno scandalo per finanziamenti, la Merkel riesce a profilarsi come una forza senza ombre. Nelle conferenze di partito regionali dell’Est e dell’Ovest la base disorientata si schiera sistematicamente con lei. I suoi potenti concorrenti ormai non sono più in grado di contestare la sua elezione alla presidenza del partito.
Ma la Merkel conosce anche la ritirata strategica. Un famoso esempio è quello della lotta con il presidente dei ministri bavarese Edmund Stoiber (Csu) per la candidatura al cancellierato nel 2002. La sconfitta elettorale di Stoiber le offre l’opportunità di sferrare un secondo attacco. Per allargare la sua base di potere, allontana prima di tutto l’abile e amato tecnico finanziario Friedrich Merz dalla presidenza del gruppo politico. Poi il capolavoro: propone la candidatura del nuovo presidente federale Horst Köhler. Nella sua ascesa la Merkel finora ha potuto contare soprattutto su un fatto: che gli altri la sottovalutassero. A ciò ha contribuito anche una certa chiusura e riservatezza di carattere – non da ultimo eredità della mentalità della Ddr. Come lei stessa ha ammesso, a casa le ordinavano di non dire mai in pubblico ciò che pensava realmente. La riservatezza nel corso della carriera si è tramutata nella istintiva diffidenza di questa professionista della politica. E questa diffidenza le tornerà utile come capo del governo. Infatti anche sulla soglia del cancellierato ci saranno altri pretendenti al trono in agguato, che non erano entrati in azione, come il presidente regionale della Cdu, Christian Wulff o Roland Koch. E il partito fratello bavarese della Csu, già solo per delineare la propria immagine sociale, prenderà sempre più posizione contro la riformatrice. Tuttavia la Merkel si è creata nel frattempo una propria trama di potere nel partito come nei media, riuscendo persino a conquistarsi la fiducia dei vecchi sostenitori di Stoiber. Gli sms nelle sue mani sono strumento di potere, come un tempo lo era il telefono per Kohl. Si è anche riconciliata con l’ex cancelliere e questi ora ha un atteggiamento quasi di orgoglio paterno nei confronti della sua figlioccia.

SOGNO AMERICANO
La carriera politica della Merkel ricorda la leggenda americana dell’ascesa del povero immigrato fino alla presidenza. Anche la Merkel in un certo senso è un’immigrata nella società tedesca occidentale. Il suo modello sociale sembra spesso trarre alimento da una contrapposizione al socialismo, all’irrigidimento ideologico o alla prevalenza dello statalismo. Ponendo l’accento sulla libertà individuale e sulla responsabilità, si avvicina decisamente a un progetto sociale liberale, che si attaglia alla sua immagine positiva dell’America. Così non è un caso che in una contestualizzazione storica la Merkel si rifaccia piuttosto al professore di economia Ludwig Erhard, il padre del miracolo economico tedesco e dell’economia sociale di mercato. Con il partito di un Konrad Adenauer, improntato al cattolicesimo renano, o con l’ala conservatrice, la protestante al vertice della Cdu sembra avere meno possibilità. E le manca altresì l’indole storicista di un Helmut Kohl.
Rispetto all’antropologia cristiana come fondamento della politica, la figlia del pastore si pone intanto in modo assolutamente combattivo. Così si è schierata tra i sostenitori della menzione delle radici cristiane nella Costituzione europea. Come poi questo modello antropologico si andrà a declinare nei problemi della bioetica, dell’aborto o del matrimonio omosessuale, staremo a vedere. Qui dovrebbe tendere verso l’ala protestante-liberale. In ogni caso la sua indole di scienziata è dominata da considerazioni piuttosto pragmatiche. Questo è anche il tratto fondamentale del ‘programma di governo’ recentemente elaborato per le elezioni anticipate. Tutto appare funzionalmente subordinato al desiderio di riforma. ‘Precedenza al lavoro’, suona la tassativa legittimazione della sua rivendicazione di governo. Una base angusta che per un partito tradizionale come la Cdu può apparire stabile solo con cinque milioni di disoccupati, un sistema sociale prostrato e un’economia pubblica oberata dai debiti. La Merkel punta su una situazione di svolta, sulla convinzione della necessità di riforma, sulla pressione delle circostanze. Solo così si può comprendere come mai si accinga allo scontro elettorale non con la promessa di sgravi, bensì preannunciando ulteriori aumenti delle tasse.

CAMBIO DI PETTINATURA
Nell’ambito privato la Merkel è una persona non facile da comprendere. È sempre scesa malvolentieri nei dettagli personali, cercando di proteggere la propria sfera privata come un luogo-rifugio. Quando alla fine del 1998 ha sposato in seconde nozze il professore di chimica quantistica Joachim Sauer, sui giornali apparve solo uno scarno annuncio. E mentre il gaudente Kohl celebrava pubblicamente la propria vicinanza al popolo esprimendo la sua passione per il Pfälzer Saumagen (stomaco di scrofa tipico del Palatinato), il sostanzioso piatto di carne che era il suo preferito, o presentandosi semplicemente con un cardigan, della Merkel fino a poco tempo fa si sapeva solamente che andava una volta all’anno a Bayreuth per il festival wagneriano.
Tuttavia è proprio grazie alla sua capacità di imparare che recentemente cerca di tratteggiare un suo profilo personale rendendo pubblici aneddoti privati fino a nominare i suoi scrittori preferiti: Reiner Kunze, Günther de Bruyn e Hermann Hesse. «Che mestiere fa il parrucchiere della Merkel?» – era una battuta cattiva che ha circolato a lungo negli ambienti politici berlinesi. Finalmente è subentrato Udo Waltz, il parrucchiere di grido della capitale. Sbiondita e con un elegante guardaroba ora appare pronta anche nel look ad assumere il cancellierato.

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